Assenze tattiche dal lavoro? il licenziamento è legittimo

(foto Shutterstock)

Le ripetute assenze per malattia, comunicate con ritardo al datore di lavoro, e spesso a cavallo di giorni festivi o del weekend, possono giustificare il licenziamento del dipendente

IL FATTO

Un lavoratore è stato licenziato a seguito di assenze tattiche e ripetute dal posto di lavoro.
Le assenze, infatti, oltre a verificarsi in concomitanza di giorni festivi o del fine settimana, sono sempre state comunicate al datore di lavoro con ritardo rispetto ai limiti consentiti dal contratto collettivo.
Il dipendente si è rivolto al giudice, ritenendo illegittimo e sproporzionato il licenziamento.
In particolare, il lavoratore ha sottolineato che solo in un’occasione ha comunicato l’assenza con 13 minuti di ritardo e solo 2 volte ha allegato con un giorno di ritardo il certificato medico.
Le assenze tattiche dal posto di lavoro possono giustificare il licenziamento?

ASSENTEISMO TATTICO E SCARSO RENDIMENTO

In varie occasioni i giudici hanno affrontato la tematica dell’assenteismo tattico dal posto di lavoro (Cassazione 18678 del 2014).
Quest’ultimo è caratterizzato dalle assenze a “macchia di leopardo”, cioè quelle che si verificano per un numero esiguo di giorni, reiterate, e spesso a cavallo di giorni di riposo.
Secondo i giudici questo fenomeno incide negativamente sulla produzione e risulta pregiudizievole per l’organizzazione aziendale.
Tale impatto negativo deriva, in primo luogo, dalla difficoltà di trovare all’ultimo minuto un sostituto, ma anche e soprattutto dal fatto che, a queste condizioni, la prestazione lavorativa svolta finisce per non risultare più utile al datore di lavoro.
Per queste ragioni, i giudici hanno talvolta ricondotto l’assenteismo tattico allo scarso rendimento del lavoratore, in quanto tale idoneo a giustificare il licenziamento.
Lo scarso rendimento si verifica quando il lavoratore ha adottato, per un apprezzabile periodo di tempo, un comportamento negligente, che ha impedito il raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’azienda.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Corte di Cassazione, pronunciandosi sulla questione, ha ritenuto il licenziamento legittimo (Sentenza 8 luglio 2019 n. 18283).
I giudici hanno messo in luce la circostanza che le assenze dal lavoro sono state frequenti e si sono verificate spesso a cavallo dei giorni festivi o di riposo settimanale.
Le assenze, inoltre, sono state sempre comunicate in prossimità della scadenza prevista dal contratto collettivo (due ore dall’inizio del lavoro) e, in alcune occasioni, addirittura oltre il limite consentito.
A ciò si aggiunge che il lavoratore era perfettamente a conoscenza dello stato della malattia e che le comunicazioni dell’ultimo minuto hanno impedito l’attivazione dei controlli ispettivi.
Il comportamento del dipendente, di conseguenza, è stato ritenuto reiterato e intenzionale, e tale da determinare un grave pregiudizio all’organizzazione aziendale.

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