Cellulare e tumore: sentenza storica

(foto Shutterstock)

Inail è stato condannato a risarcire un ex dipendente Telecom per malattia professionale. Per i giudici c’è un nesso tra uso del cellulare e tumori

Ha sollevato un dibattito sul piano giuridico e scientifico il caso di un ex dipendente di Telecom, ora in pensione, che si era ammalato di una forma di tumore benigno invalidante dell’orecchio.

Il lavoratore imputava la patologia all’utilizzo eccessivo del telefonino aziendale a lui necessario per motivi lavorativi, in qualità di coordinatore di altri dipendenti – effettuato nell’arco di 15 anni (1995-2010), con una media di almeno 2 ore e mezza al giorno e 840 ore all’anno, per un totale di 12.600 ore.

I FATTI

La scoperta del neurinoma del nervo acustico da parte del lavoratore, Roberto Romeo, avvenne nel 2010 e fu seguita poco dopo dalla perdita delle funzioni uditive dell’orecchio destro; in seguito alla quale l’uomo si vide negare dall’Inail l’indennità di malattia.

Successivamente, nel 2017, il Tribunale di Ivrea, con sentenza di primo grado, condannò l’Inail a corrispondere a Romeo una rendita vitalizia da malattia professionale, considerato il nesso causale tra intensa e prolungata esposizione ai campi elettromagnetici ad alta frequenza e la possibile comparsa di tumori.

Ad avere l’ultima parola, è stata la Corte d’Appello di Torino, che il 14 gennaio 2020 ha confermato la sentenza del Tribunale di Ivrea, ribadendo il nesso causa-effetto legato all’utilizzo del telefono fatto dal dipendente.
Il pronunciamento è avvenuto sulla base della relazione tecnica dei periti Carolina Marino, Specialista in Medicina Legale, e Angelo d’Errico, Dirigente Medico del Servizio Sovranazionale di Epidemiologia Asl TO3, che hanno analizzato gli studi scientifici editi tra fine anni ’90 e novembre 2019, arrivando a una conclusione che non contraddice la letteratura scientifica internazionale relativa all’uso regolare del cellulare, ma conferma il rischio di sviluppare tumori ad alte esposizioni per periodi prolungati.

Inail, e una parte della letteratura scientifica, hanno obiettato chiedendo perché, se l’esposizione intensa e prolungata alle radiazioni provoca il tumore, non avremmo visto aumentare i casi di neurinoma acustico. I periti hanno risposto sostenendo che i registri tumori per tale patologia sono incompleti, e inoltre non è possibile stimare il numero di nuovi casi degli ultimi decenni.

Si tratta di «una sentenza storica, come lo era stata quella di Ivrea, la prima al mondo a confermare il nesso causa-effetto tra il tumore e l’uso del cellulare», hanno dichiarato gli avvocati di Romeo, Stefano Bertone e Renato Ambrosio dello studio legale Ambrosio&Commodo. «La nostra è una battaglia di sensibilizzazione. Manca informazione, eppure è una questione che interessa la salute dei cittadini. Basta usare il cellulare 30 minuti al giorno per 8 anni per essere a rischio». 

IL DIBATTITO

La sentenza ha riacceso un dibattito tra legali e uomini di scienza, in cui la giurisprudenza ha preso una decisione definita, mentre la scienza rimane divisa su prove scientifiche discordanti.

Sull’argomento è intervenuto anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ritiene «vincolante quello che viene affermato dagli istituti internazionali di maggiore prestigio: l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e, in Italia, l’Istituto superiore di Sanità (Iss)». Secondo i quali, con riferimento al rapporto dell’Iss di agosto 2019, «in base alle evidenze epidemiologiche attuali, l’uso del cellulare non risulta associato all’incidenza di neoplasie nelle aree più esposte alle RF durante le chiamate vocali. La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva, infatti, incrementi dei rischi di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) in relazione all’uso prolungato (≥10 anni) dei telefoni mobili. Rispetto alla valutazione della IARC nel 2011, le stime di rischio considerate in questa meta-analisi sono più numerose e più precise. I notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi caso-controllo non sono coerenti con l’andamento temporale dei tassi d’incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall’introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione. Sono in corso ulteriori studi orientati a chiarire le residue incertezze riguardo ai tumori a più lenta crescita e all’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia».

Argomentazione, quest’ultima, criticata dai periti, secondo i quali i dati sull’incidenza dei tumori cerebrali vengono utilizzati in modo inappropriato e senza tenere conto dei recenti studi sperimentali.

Moltissimi medici, tra cui quelli dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente – Isde Italia e SIMA (Società italiana di medicina Ambientale), hanno espresso posizioni di dissensonon essendoci ad oggi sicurezze assolute relative all’impatto sulla salute delle onde elettromagnetiche – e consigliato, in maniera precauzionale, di rendere l’esposizione alle onde la più bassa possibile. Questo senza contare la potenziale diffusione della rete 5G, che potrebbe portare a un aumento non quantificabile dell’esposizione umana e ambientale.

LA BATTAGLIA DI SENSIBILIZZAZIONE DI ROMEO

Romeo nel frattempo spera che la sua battaglia serva come monito per sensibilizzare tutte le persone sul tema. E che il governo organizzi delle campagne informative e di prevenzione, specialmente rivolte ai giovani.
«Sulle scatole dei cellulari – ha commentato – bisognerebbe scrivere ‘Se non usato correttamente, nuoce gravemente alla salute‘. Ecco cosa servirebbe.
La sentenza di oggi contribuisce all’informazione sul tema e la questione riguarda anche i bambini, che sempre più utilizzano i cellulari. Lo Stato non sta informando, anzi. Le persone devono sapere quali rischi corrono a trascorrere la giornata con il dito sullo schermo o con l’orecchio attaccato allo smartphone». 

Nel dubbio, in assenza di dati certi a tutti i livelli, vale la pena seguire delle regole utili a limitare l’esposizione alle onde dei nostri smartphone, come ad esempio utilizzare sempre le cuffie o il vivavoce, non dormire con il telefono acceso sotto il cuscino o sul comodino, limitare l’esposizione dei bambini, evitare telefonate troppo lunghe, evitare di tenere l’apparecchio in tasca e di telefonare sui mezzi in movimento come auto e treni.

 

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