Dumping contrattuale settore tessile e moda I laborability

La lotta al dumping contrattuale nel settore tessile e moda

La lotta al dumping contrattuale nel settore del tessile e della moda

(foto Shutterstock)

Nel recente rinnovo del contratto nazionale, imprese e sindacati si sono impegnate a cooperare per arginare il fenomeno e per tutelare la legalità dell’intera filiera produttiva

Evitare la corsa al contratto più conveniente e garantire le medesime condizioni a tutti i lavoratori: sono questi i principali obiettivi fissati dal rinnovo del contratto della moda. In che modo? Permettendo un passaggio più agevole al contratto nazionale leader e chiedendo un analogo impegno ai propri fornitori. Secondo le parti firmatarie “la responsabilità sociale dell’impresa rappresenta un vanto assoluto per i prodotti di moda del nostro Paese”.

Dumping contrattuale, cos’è

Il termine deriva dall’inglese “to dump”, ossia scaricare, gettare, andare in basso. Il dumping contrattuale riassume tutte quelle pratiche attraverso le quali un’azienda cerca di abbassare il costo del lavoro, ricorrendo a forme contrattuali sempre più economiche. Si tratta, apparentemente, di una prassi lecita, ma che, su larga scala, produce effetti negativi ed altera la leale concorrenza.

Il contrasto del dumping nel settore moda e tessile

Una leale concorrenza e la tutela del made in Italy passano anche attraverso l’applicazione, da parte di tutte le industrie della moda, di uguali trattamenti economici e normativi ai propri dipendenti. Per realizzare questo obiettivo è necessaria l’applicazione, da parte di tutte le aziende del settore, del contratto collettivo nazionale sottoscritto dai sindacati più rappresentativi. Infatti, la presenza di contratti collettivi sottoscritti da associazioni di “dubbia rappresentatività”, secondo sindacati e imprese, creano «una distorsione delle condizioni di lavoro» che non giova «alla qualità ed al pregio delle produzioni e dei prodotti di moda italiani».

Il gruppo di lavoro imprese-sindacati

In occasione del rinnovo del contratto nazionale, i sindacati e le associazioni datoriali hanno dedicato un titolo apposito alla «competitività e al contrasto al dumping contrattuale», prevedendo alcune importanti misure di contrasto.

La prima è l’istituzione di un “gruppo di lavoro”, formato da sei membri, tre delegati dalle imprese e tra dai sindacati. I principali compiti del gruppo di lavoro: monitoraggio, studio e ricerca in merito ai fenomeni di illegalità nella filiera produttiva; interlocuzione e rappresentanza con le istituzioni; verifica dell’attività di armonizzazione contrattuale.

L’armonizzazione contrattuale e l’accordo di confluenza

Il dumping contrattuale si combatte anche attraverso la possibilità di passare da un contratto collettivo ad un altro, in modo da poter riconoscere ai lavoratori delle condizioni di maggior tutela, spesso sacrificate da contratti sottoscritti da associazioni dotate di poca rappresentatività. Come è possibile cambiare e passare al contratto nazionale leader? In occasione del rinnovo contrattuale, sindacati e imprese hanno previsto il cosiddetto “accordo di confluenza”.

L’azienda che intende disapplicare il precedente contratto e passare a quello firmato dai sindacati confederali può utilizzare questa speciale procedura, favorita e caldeggiata dalle parti firmatarie. L’azienda deve dare comunicazione alle RSU o alle organizzazioni sindacali territoriali; entro sette giorni le parti danno inizio alle trattative. Al termine della contrattazione viene sottoscritto il cosiddetto “accordo di confluenza”, nel quale sono definite le azioni che l’azienda intende porre in essere per garantire, in un termine massimo di tre anni, l’armonizzazione delle condizioni di lavoro a quelle previste con l’applicazione del contratto collettivo nazionale sottoscritto dai sindacati confederali.

Obblighi anche a carico dei fornitori

Quello del tessile uno dei settori in cui è più diffusa la segmentazione della filiera produttiva, con lavorazioni di capi affidate ad aziende esterne, cosiddette “terziste”. Per garantire che tali esternalizzazioni non comportino un pregiudizio alle tutele dei lavoratori, nei contratti di commessa e di appalto, deve essere previsto l’impegno, da parte dell’appaltatore e del subappaltatore, ad applicare ai propri dipendenti il contratto nazionale del tessile e della moda o a sottoscrivere degli accordi di confluenza.

 

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