Diritto del lavoro, prima class action I laborability

La prima class action nel diritto del lavoro

class action di deliveroo

(foto Shutterstock)

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato in Tribunale a Milano la prima class action in Italia in materia di diritto del lavoro per la tutela dei riders di Deliveroo

Dopo pochi mesi dall’entrata in vigore, i tre sindacati confederali sperimentano, per la prima volta, il nuovo strumento processuale per la tutela di tutti i ciclofattorini che lavorano per la nota piattaforma di delivery. Con questa class action è stato impugnato il contratto collettivo nazionale di settore firmato da Assodelivery (sigla che raggruppa tutte le App di delivery) e UGL. Sarà dunque il Tribunale di Milano a pronunciarsi, per primo, sull’ammissibilità e sulla portata di questa class action. 

Class action, cos’è

La class action (detta anche “azione di classe”) è un particolare strumento processuale funzionale alla tutela di interessi e diritti omogenei. Trova la sua origine negli ordinamenti angloamericani, che godono di una lunga ed importante tradizione in materia di tutela di diritti collettivi. In Italia è stata introdotta con la legge 31 del 2019, ma è entrata in vigore solo a maggio 2021, dopo l’avvio della piattaforma digitale predisposta dal Ministero della Giustizia.

I principali aspetti dell’azione di classe 

La legge 31 del 2019 disciplina l’azione di classe, definita “procedimenti collettivi”, introducendo un nuovo titolo (il titolo VIII-bis) al codice di procedura civile, formato da 15 articoli.

Chi può promuovere la class action? I soggetti legittimati ad avviare questa azione sono due: il singolo individuo che si reputa leso dal comportamento della società/ente oppure un’organizzazione o un’associazione «senza scopo di lucro i cui obiettivi statutari comprendano la tutela dei predetti diritti», se iscritte in un apposito albo presso il Ministero della Giustizia.

L’azione di classe può essere esperita nei confronti di imprese ovvero nei confronti di enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, relativamente ad atti e comportamenti posti in essere nello svolgimento delle loro rispettive.

Che tipo di tutela può essere richiesta? Può essere richiesto l’accertamento della responsabilità e il risarcimento del danno o la condanna a restituire somme o bene e può essere richiesto che la società/ente cessi di svolgere determinati comportamenti.

La domanda per l’azione di classe si propone con ricorso davanti al Tribunale Civile, in particolare davanti alla sezione specializzata in materia di impresa competente per il luogo dove ha sede l’impresa o l’ente coinvolto in giudizio. 

Il vaglio preliminare di ammissibilità e la prima fase dell’azione di classe 

La class action è soggetta ad un primo vaglio di ammissibilità. Tale particolare azione, infatti, deve riguardare la tutela di diritti individuali omogenei. Se il Tribunale ritiene che la pretesa soddisfi questo necessario requisito, con un’ordinanza dichiara l’ammissibilità della azione. Con la stessa ordinanza, il Tribunale fissa il termine entro cui tutti i possibili soggetti interessati possono aderire alla class action. A questo punto, il processo prosegue «omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio».

La sentenza e l’adesione alla class action 

Se il Tribunale accoglie la domanda, accerta la responsabilità della società/ente e statuisce la condanna a favore del ricorrente. La sentenza deve poi indicare «i caratteri dei diritti individuali omogenei» per permettere a tutti i possibili interessati di aderire alla class action e stabilisce quale documentazione deve essere prodotta per potere intervenire. La sentenza è pubblicata nel portale del Ministero della Giustizia.

Come si può aderire? Entro il termine previsto dalla sentenza (non inferiore a sessanta giorni e non superiore a centocinquanta giorni), chi si ritiene titolare di un diritto individuale omogeneo tutelato dall’azione di classe, può intervenire, depositando una domanda nel portale del Ministero della Giustizia, redatta su uno specifico modulo.
La domanda deve indicare i fatti alla base della propria pretesa e deve essere supportata dalla documentazione comprovante tale fatti. 

Il procedimento di accertamento e di distribuzione 

Tutti i partecipanti alla class action sono rappresentati da un “rappresentante comune”. Sulla base delle domande pervenute, il rappresentante comune formula un progetto, nel quale indica se ciascuna domanda merita o meno accoglimento. La decisione se ammettere (e in quale misura) ciascuna domanda è sempre rimessa al Tribunale, nella persona del giudice delegato alla procedura. È quest’ultimo che, con decreto motivato, rigetta o accoglie la domanda di adesione, stabilendo a quanto ammonta la condanna a favore di ciascun aderente.

Come funziona la riscossione delle somme? Nel caso in cui la società/ente intenda adempiere spontaneamente, deve versare le somme in un conto intestato alla procedura e sarà poi compito del rappresentante comune effettuare i singoli pagamenti. Se, invece, la società non adempie, i singoli aderenti non possono pignorare in autonomia la debitrice, ma l’azione è promossa dal rappresentante comune a tutela di tutti gli interessati.

La procedura si chiude con il pagamento di tutte le somme oppure se risulta che è impossibile soddisfare interamente le pretese di tutti gli aderenti. 

Il primo procedimento in materia di lavoro 

Quello promosso davanti al Tribunale di Milano è dunque la prima class action italiana in materia di diritto del lavoro. L’importanza di questo procedimento risiede nel fatto che l’eventuale dichiarazione di ammissibilità dell’azione e l’eventuale accertamento di responsabilità della società convenuta avrebbe effetto non solo nei confronti del soggetto ricorrente, ma nei confronti di tutti coloro che possono vantare un diritto omogeneo, ossia tutte le migliaia di colleghi a cui è stato applicato il contratto collettivo impugnato.

 

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