Rissa sul posto di lavoro: i dipendenti possono essere licenziati?

(foto Shutterstock)

La colluttazione tra colleghi in ufficio non sempre costituisce giusta causa di licenziamento

IL FATTO

Un lavoratore è stato licenziato perché coinvolto in una colluttazione. Aggredito da un sottoposto in modo verbale e fisico, non si è limitato a proteggersi, ma ha reagito in maniera molto dura causando al collega lesioni fisiche rilevanti.
È possibile licenziare per giusta causa un dipendente coinvolto in una rissa con un collega che oltrepassa il limite della difesa personale?

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Per fare chiarezza, è importante prima di tutto distinguere il diverbio dalla rissa. Su questo fondamentale punto, la Cassazione ha voluto precisare che la breve durata del litigio e il fatto che fosse bastata una sola persona per interromperlo faceva capire che in casi simili non si trattava di reato di rissa, ma di diverbio litigioso punito dal c.c.n.l. come sanzione disciplinare conservativa. La rissa invece avrebbe motivato un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo.
Vi sono anche altri due elementi che sono stati valutati come determinanti per il giudizio finale:

  • non è sempre legittimo e adeguato il licenziamento di un dipendente che si trova coinvolto in una colluttazione con altri colleghi ed eccede la semplice difesa;
  • la verifica di tutte le circostanze del caso effettivo, tra le quali il fatto di non aver dato inizio alla lite, ma di aver reagito a una aggressione.

Per queste motivazioni la Corte di Cassazione (Sentenza 29090/2019) ha ritenuto illegittimo il licenziamento per giusta causa, condannando il datore di lavoro al pagamento di una indennità risarcitoria pari a 24 mesi calcolati sull’ultima retribuzione, ma non la reintegrazione del posto di lavoro come stabilito nel d.lgs. 23/2015.

 

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