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Cessione del quinto: il pignoramento dello stipendio

Può capitare che un lavoratore, a causa di debiti non pagati, si ritrovi a subire il pignoramento dello stipendio. In questo podcast l’avvocato Castagnotto ti spiega come funziona e quali sono i limiti della quota pignorabile.

 

Può capitare che un lavoratore, a causa di debiti non pagati si ritrovi a subire il pignoramento dello stipendio. Sono William Castagnotto, sono un avvocato e mi occupo di diritto del lavoro. Seguite questo episodio in cui vi spiego, con un linguaggio chiaro e comprensibile, come funziona il pignoramento dello stipendio.

 

Che cos’è un pignoramento?

Il pignoramento è un atto giudiziario con cui un creditore, ovvero una persona, una società o un ente con cui abbiamo un debito, chiede al Tribunale di ottenere il pagamento diretto del proprio credito tramite la trattenuta di una quota di stipendio del lavoratore. Su ordine del Tribunale il datore di lavoro dovrà versare direttamente al creditore una quota di stipendio. Con la notifica del pignoramento inizia il “procedimento di esecuzione”.

 

Quali somme può colpire il pignoramento?

L’atto di pignoramento può colpire le somme dovute “a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento”. Ciò significa che il pignoramento può colpire lo stipendio, il Trattamento di fine rapporto (TFR) e altre indennità, tredicesima. 

 

Come funziona il pignoramento? 

Prima di avviare una procedura esecutiva nei confronti del lavoratore, il creditore deve prima notificare il provvedimento giudiziario (es. decreto ingiuntivo o sentenza) che lo condanna a ripagare il debito, e l’atto di precetto, con cui si chiede al lavoratore di pagare spontaneamente entro dieci giorni.

Tali atti vengono notificati nella residenza del lavoratore a mezzo posta raccomandata o a mani tramite ufficiale giudiziario (in genere sono contenuti in buste verdi). Se questi atti non sono stati notificati, il creditore non può avviare la procedura esecutiva nei confronti del lavoratore. In mancanza della notifica del provvedimento giudiziario e dell’atto di precetto, il lavoratore può opporsi al pignoramento dello stipendio.

 

Come avviene la trattenuta in busta paga?

Il datore, dopo aver ricevuto la notifica di pignoramento, deve inviare al creditore una dichiarazione in cui comunica l’ammontare dello stipendio, del TFR e di altre indennità che mensilmente deve corrispondere al lavoratore.
Dalla data di notifica del pignoramento, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare immediatamente la trattenuta sullo stipendio.

 

Quanto può essere trattenuto al lavoratore?

L’art. 545 del codice di procedura civile stabilisce che la quota trattenuta dallo stipendio e dal TFR non può essere superiore a un quinto e, nel caso lo stesso stipendio sia oggetto di più pignoramenti, la quota pignorabile può arrivare fino alla metà dello stipendio.

 

L’ammontare della trattenuta dipende dalla tipologia di debiti:

  • Ordinari (si pensi ai debiti con le banche, le finanziarie, o i debiti per spese condominiali). Il limite massimo pignorabile è un quinto del reddito percepito mensilmente;
  • alimentari (nei confronti del coniuge o dei figli o di altro familiare in stato di bisogno). Stipendio massimo pignorabile deciso dal giudice, nel limite di un terzo dello stipendio;
  • esattoriali (verso la Pubblica Amministrazione). Variano a seconda della consistenza dello stipendio: nel limite di un decimo per uno stipendio mensile fino a 2500 euro, un settimo per uno stipendio tra i 2500 e i 5000 euro, e un quinto per gli stipendi oltre i 5000 euro.

 

Cosa succede dopo la notifica del pignoramento?

Vediamo cosa succede dopo che il pignoramento è stato notificato, e dopo che il datore di lavoro ha già iniziato ad effettuare le trattenute sullo stipendio. L’atto di pignoramento contiene la citazione a comparire in udienza in Tribunale in una determinata data.

 

Il lavoratore deve comparire a tale udienza?

 

Il lavoratore, per difendersi o presentare qualsiasi eccezione (ad es. perché ha già pagato quel debito) o ottenere che la trattenuta sia inferiore a un quinto (ad es. perché ha molte spese e la sua famiglia vive solo con il suo stipendio), dovrà presentarsi in udienza.

Il datore di lavoro non deve comparire in Tribunale, essendo sufficiente l’invio della dichiarazione al creditore procedente. Diversamente, il creditore, per il tramite del proprio avvocato, presenzierà all’udienza, farà presente al giudice che vi è uno stipendio e chiederà che il Giudice assegni a suo favore una quota dello stesso.

Il giudice, verificata la regolarità della procedura, con l’“ordinanza di assegnazione”, assegnerà al creditore una quota dello stipendio e ordinerà al datore di lavoro di versarla al creditore. Questa ordinanza verrà notificata al datore di lavoro, da parte dell’avvocato del creditore. A questo punto il datore dovrà versare al creditore quanto trattenuto e continuare ad eseguire le trattenute fino alla completa estinzione del credito.

 

Lo stipendio può essere pignorato da parte dei creditori del lavoratore. Così come il Tfr e le altre indennità. Si tratta di un procedimento che ha una precisa disciplina e che, per garantire la sussistenza del lavoratore, limita il pignoramento a determinate percentuali.