Nasce la Alphabet Workers Union, primo sindacato di Google

Nasce la Alphabet Workers Union, primo sindacato di Google(In foto: gli scioperi Google Walkouts, 2018)

I dipendenti di Google ce l’hanno fatta: dopo un anno di lavoro silenzioso hanno finalmente lanciato il loro primo sindacato. Non si occuperà di contrattazione, quanto di etica del lavoro

I dipendenti di Google ce l’hanno fatta: dopo un anno di lavoro silenzioso hanno finalmente lanciato il loro primo sindacato. Non si occuperà di contrattazione, quanto di etica del lavoro

Si chiama Alphabet Workers Union, ed è una novità assoluta: il primo sindacato nato in seno a Google, il primo, più in generale, all’interno di una big company tecnologica di questa portata, forse il primo – o certamente uno dei primi – dell’intera Silicon Valley. L’annuncio è arrivato con un tweet che in poco tempo ha fatto il giro del mondo: «Siamo i lavoratori di Alphabet. Ci stiamo organizzando da più di un anno e siamo finalmente pronti a condividerne il motivo». Dalla home page del loro sito, si proclamano promotori di solidarietà, democrazia, giustizia sociale ed economica

Alphabet, il sindacato

Va premesso che in Google i sindacati non sono mai stati ben visti: solo due mesi fa sono stati licenziati due dipendenti per aver aderito ad alcune proteste, e sembra si stessero organizzando all’interno di un movimento sindacale. Ancora prima, nel 2019, l’azienda aveva assunto una compagnia di consulenze specializzata in pratiche anti sindacali. Alphabet, quindi, è stato creato nell’assoluto silenzio e presentato al mondo a cose fatte.

Non conta, al momento, su grandi numeri: parliamo di circa 400 aderenti, a fronte di quasi 260 mila dipendenti (di cui 123 mila a tempo indeterminato e 130 mila a tempo determinato). L’Alphabet Workers Union (Awu) è inoltre un sindacato “non certificato”: per esserlo, secondo quanto stabilito dalla legge statunitense, dovrebbe infatti seguire alcuni passaggi determinati dal National Labor Relations Board (NLRB), l’agenzia di stato che se ne occupa. Senza approvazione il sindacato può esistere e agire regolarmente, ma non obbligare l’azienda ad una contrattazione formale. 

zoom team Awu
(In foto: la riunione via zoom dei fondatori di Awu)
Non solo stipendi

Dall’Awu non c’è da aspettarsi, del resto, un sindacato come tradizionalmente inteso: non foss’altro perché, se parliamo di stipendi, i lavoratori di Google potrebbero avere ben poco da obiettare. Un neoassunto, appena uscito dall’università, guadagna circa 180 mila dollari l’anno. Tra i dipendenti con un po’ di anzianità, la retribuzione media sale fino a 260 mila dollari all’anno. Gli ingegneri, poi, godono di mense di lusso e numerosi altri benefit.

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Diversa è la situazione dei precari, che guadagnano molto meno e hanno la preoccupazione costante del rinnovo del contratto. I problemi, comunque, in casa Big G sono altri: Alphabet focalizza la propria attenzione soprattutto sui principi di etica del lavoro e di non discriminazione. Parla di un ambiente di lavoro che deve essere libero da discriminazioni legate all’età, all’orientamento sessuale o religioso, al paese d’origine o alla disabilità, ad esempio. Si batte, inoltre, per la libertà di non lavorare a progetti non in linea con l’etica personale dei dipendenti. 

Attivismo dei dipendenti

Già in passato, del resto, i lavoratori di Google si erano mossi con vigore su questo fronte: nel 2018 era stata molto forte la presa di posizione contro il progetto Maven, che prevedeva un accordo con il Pentagono per l’uso di intelligenza artificiale sui droni da guerra. Un’altra protesta molto sentita era stata quella per il caso Andrew Rubin: l’uomo, uno degli informatici più in vista dell’azienda, si era licenziato (ufficialmente) per dedicarsi ad altri progetti. In realtà, come emerso in seguito, era stato allontanato dai vertici dell’azienda, con l’accusa di molestie a una collega. La questione passò comunque in assoluto silenzio e anzi, a Rubin arrivò anche una buonuscita da 90 milioni di dollari. L’episodio contribuì al rafforzamento del movimento #MeToo nella Silicon Valley, e alla nascita degli scioperi brevi detti Google Walkouts

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