Blocco licenziamenti Covid: dal 1° luglio via il divieto

Dal 1 luglio 2021 è stato eliminato il divieto di licenziamento dovuto alla crisi economica da Covid-19 per alcune aziende, che possono tornare a licenziare i lavoratori anche per ragioni economiche.  Gianluca Spolverato, avvocato e fondatore di laborability, ti spiega cosa cambia, chi può licenziare i dipendenti e in quali casi invece vige ancora lo stop ai licenziamenti. 

 

Ciao a tutti, in questa puntata de “Il lavoro in 5 minuti” parliamo della fine del blocco dei licenziamenti. Dal 1 luglio 2021 è venuto meno per alcune aziende il divieto di licenziamento per motivi economici che era stato introdotto lo scorso anno.

Io sono Gianluca Spolverato, avvocato e fondatore di laborability, seguitemi per scoprire cosa cambia, quali aziende possono licenziare i dipendenti e in quali casi è possibile farlo.

Il blocco ai licenziamenti è stata una delle più importanti misure adottate dal Governo per fronteggiare la crisi economica provocata dalla pandemia. Nessun altro Stato, in UE, tranne l’Italia, ha introdotto, per un periodo così lungo, il blocco dei licenziamenti per motivi economici. Dopo più di dodici mesi (era stato introdotto il 17 marzo 2020), il 1° luglio 2021 è venuto meno, almeno per una parte di aziende e lavoratori, il divieto di licenziamento.
Vediamo quali aziende possono licenziare per motivi economici, e a quali condizioni.

Come funziona il divieto di licenziamento?

Chiariamo subito un punto: il divieto di licenziamento si applica a tutti, e solo, i licenziamenti motivati da ragioni economiche. Sia dovuti a ragioni organizzative o di crisi, indipendentemente dal fatto che siano collegati alla crisi Covid-19, sia che si tratti di licenziamenti individuali o collettivi. Quindi tutti i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

Non solo. La legge dello scorso anno aveva previsto anche la sospensione di tutte le procedure individuali e collettive finalizzate al licenziamento di uno o più dipendenti sulla base di ragioni di carattere economico.

Chi può licenziare dopo il 1° luglio? 

La normativa prevede due diverse discipline, a seconda del settore in cui opera il datore di lavoro.

Nelle aziende che stanno fuori dall’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO), il blocco dei licenziamenti per motivi economici si applica ancora fino al 31 ottobre 2021.

Quali sono queste aziende? Facciamo qualche esempio: sono tutte le aziende del turismo, della ristorazione, del commercio, dei servizi, gli studi professionali e più in generale tutto il mondo del terziario. Queste aziende non possono procedere a licenziamenti, né individuali, né collettivi, per ragioni economiche fino al 31 ottobre 2021. 

Con una norma introdotta poco prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, il Governo ha poi prorogato il divieto di licenziamento anche per alcune aziende del settore industriale. Quali sono? Aziende del settore moda, quindi le industrie tessili, dell’abbigliamento e della pelletteria.

Per queste aziende, maggiormente colpite dalla crisi, rimane il blocco dei licenziamenti per motivi economici fino al 31 ottobre 2021. In cambio, per sostenere l’occupazione di questi settori, sono state previste ulteriori 17 settimane di cassa integrazione guadagni Covid, senza contribuzione lato datore di lavoro, quindi gratuita.

Quali sono le aziende che dal 1° luglio 2021 possono licenziare?

Si tratta delle aziende del settore industriale, comprese quelle del trasporto e dell’edilizia, che operano in settori diversi da quelli per cui il governo ha esteso ancora la proroga. Poco fa abbiamo capito che per certi settori (della moda, calzature, tessile, abbigliamento, pelletteria) il divieto di licenziamento è stato prorogato. Per tutti gli altri settori industriali invece, non vale più il divieto di licenziamento, per cui tali settori possono licenziare senza più i vincoli e i divieti di prima, a meno che non decidano di ricorrere alla cassa integrazione guadagni ordinaria. In quest’ultimo caso, per tutta la durata della cassa non potranno licenziare.
Quindi, se un’azienda del settore industria non intende più fare cassa, dal 1° di luglio non ha più il divieto di licenziamento. Se invece, pur appartenendo al settore industria, vuole fare cassa, non potrà, per la durata della cassa, fare ricorso ai licenziamenti individuali e collettivi per motivi economici.  

Ci sono ipotesi escluse dal divieto di licenziamento?

, l’azienda può sempre licenziare il dipendente per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, e quindi per mancanze e comportamenti scorretti del lavoratore.

Sono dunque sempre possibili i licenziamenti motivati da ragioni disciplinari. Lo stesso vale per i licenziamenti per superamento del periodo di comporto.

Così pure tutte le ipotesi di risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro sono escluse dal divieto.

Di fatto, il divieto di licenziamento resta nei settori maggiormente colpiti dalla crisi post Covid-19, per far sì che le categorie più esposte alla congiuntura economica siano in qualche modo protette, ma non esclude in tutte le aziende la possibilità di procedere ai licenziamenti in questi pochi casi che abbiamo indicato.

Sì ai licenziamenti per cessata attività o fallimento

Ricordiamoci, infine, che l’azienda può sempre licenziare i dipendenti in alcune ipotesi particolari: cessazione definitiva dell’intera attività d’impresa, oppure fallimento della società senza esercizio provvisorio dell’impresa, o nel caso in cui i lavoratori licenziati passino alle dipendenze del nuovo appaltatore nelle ipotesi di subentro in un appalto.

Il video è finito e vi ringrazio per l’attenzione!

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