La presenza è una religione stanca

scolta l'undicesimo episodio di Bulldozer, il podcast di laborability sulle grandi sfide che stanno trasformando il lavoro

Per anni abbiamo associato il lavoro a una cosa molto semplice: esserci. Essere in ufficio, alla propria postazione, disponibili, raggiungibili, visibili.

In questa puntata di BULLDOZER, Gianluca Spolverato mette in discussione una delle convinzioni più resistenti nelle organizzazioni: abbiamo davvero superato la cultura della presenza?

Il cartellino forse conta meno di un tempo, ma la presenza non è scomparsa. Ha semplicemente cambiato forma. Essere presenti non significa necessariamente essere produttivi, così come essere sempre connessi non significa essere più responsabili o coinvolti.

Quando un’organizzazione premia soprattutto ciò che vede, le persone imparano a rendere visibile il proprio lavoro: riunioni, messaggi, aggiornamenti, attività. Ma occupare tempo e generare valore non sono la stessa cosa.

Superare davvero la cultura della presenza significa quindi ripensare il modo in cui valutiamo il lavoro: meno controllo, più fiducia, chiarezza sugli obiettivi e responsabilità. Perché il punto non è eliminare la presenza, ma capire quando serve davvero e quando, invece, serve soltanto a rassicurare.

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