I cinque temi chiave del lavoro che cambia: le sfide per un futuro che è già qui

Il punto di Gianluca Spolverato_I 5 temi del lavoro che cambia

(foto Shutterstock)

La pandemia ha accelerato un processo di trasformazione dell’organizzazione del lavoro che può essere sintetizzato in cinque temi chiave che costituiscono le sfide più importanti per le organizzazioni e per gli individui

di Gianluca Spolverato

 

Cosa ci ha insegnato la pandemia? Che molte delle evoluzioni, già in corso da alcuni anni, in materia di organizzazione del lavoro e di gestione del lavoro, potevano essere indirizzate verso cinque fondamentali macroaree di interesse, di analisi, di business che oggi divengono la matrice su cui ripensare il lavoro di domani.

Digitalizzazione dei processi e sfida delle competenze

Innanzitutto è bene tenere conto di quella che ho voluto definire la “sfida delle competenze” richiesta dalla rivoluzione Industry 4.0, dalla digitalizzazione dei processi e dall’Intelligenza artificiale. Senza investimenti nella formazione di base, e lungo tutto l’arco della vita (non solo lavorativa), non è possibile affrontare i cambiamenti richiesti in termini di nuovi mestieri e nuovi lavori, dalla rapida trasformazione del lavoro e dall’ingresso sempre più massiccio della tecnologia nei processi produttivi. Allenare le persone all’interno delle imprese ad acquisire nuove competenze e a mantenere, nel tempo, quelle acquisite con la formazione di base e specialistica, è la sfida più importante che individui e organizzazioni si troveranno molto presto ad affrontare. Anzi, che stanno affrontando già oggi. Un processo che la pandemia ha solo accelerato, e reso più pressante, come si è potuto vedere con la “fame digitale” che si è generata durante i mesi di lockdown

Lavoro da remoto e modello ibrido: rivoluzione smart working

La seconda importante sfida organizzata è proprio quella costituita dal lavoro da remoto e dall’adozione generalizzata del modello ibrido caratterizzato dallo svolgimento della prestazione lavorativa parte in presenza e parte in remoto. 

Nel volgere di poche settimane – nel corso del 2020 – il lavoro da remoto ha avuto una vera e propria impennata, poi ridimensionata dal progressivo ritorno a quella nuova normalità che stiamo ancora vivendo. Una nuova strada è stata intrapresa. Una strada dalla quale non si potrà tornare indietro, anche se questo comporterà sicuramente superare timori, rigidità e sfide organizzative che non sono più rinviabili, perché è nei fattori dell’autonomia, della responsabilità individuale e della collaborazione per team di progetto, che trova fondamento il nuovo modo di lavorare per obiettivi che l’avanzare della rivoluzione tecnologica porta con sé. 

Lavoro per obiettivi e remunerazione del tempo di lavoro

Rivoluzione tecnologica e lavoro da remoto vuol dire anche imparare a ripensare, proprio attraverso il lavoro per obiettivi, il tempo di lavoro e il rapporto con la sua remunerazione, nella consapevolezza che, accanto ai sistemi tradizionali di remunerazione del lavoro, stanno acquisendo sempre maggiore rilevanza anche i sistemi di retribuzione alternativi, caratterizzati dai sistemi di welfare per i quali il benessere delle persone diviene strumento di regolazione dei servizi offerti, e obiettivo di sperimentazione di soluzioni sempre più innovative, nel rispetto del principio della “giusta retribuzione” che caratterizza il nostro ordinamento costituzionale ma con una più marcata attenzione agli obiettivi di benessere individuale e collettivo. Principi che governano anche il sistema delle relazioni industriali e che portano ad interrogarsi, anche in termini di equità, sullo stato di maturità dei sistemi di gestione e amministrazione del personale. E così la quarta sfida è quella caratterizzata dalla presa di coscienza di un importante fattore di rinnovamento dell’organizzazione del lavoro: favorire una maggiore partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori.

Partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro

Se le organizzazioni vogliono davvero essere parte attiva in un mondo in continua trasformazione, sempre più orientato alla sostenibilità – Enviromental Social Governance  – devono sicuramente sviluppare la capacità di negoziare e di implementare forme di gestione del lavoro orientate alla partecipazione e al coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro, con particolare attenzione ai principi di equità, diversità e inclusione. Perché è attraverso questi principi, che si può concretamente parlare di centralità del valore delle persone all’interno delle organizzazioni. Perché, mettere “la persona al centro” non deve essere uno slogan privo di significato, ma un obiettivo primario. E così è possibile affrontare anche la quinta sfida.

Ricambio generazionale

Solo attraverso la valorizzazione del ruolo che ciascuno ha all’interno delle organizzazioni è possibile affrontare una delle più importanti sfide del lavoro: favorire il ricambio generazionale. Con una popolazione in progressivo invecchiamento, con l’importanza che ha la tecnologia per le nuove generazioni, diviene essenziale ripensare al fondamentale ruolo di guida che le vecchie generazioni possono svolgere per quelle che oggi stanno facendo il loro ingresso al lavoro. Favorire, anche con strumenti contrattuali, il ricambio generazionale costituisce la più importante eredità che si può lasciare alle nuove generazioni per favorire la nascita dei nuovi lavori e mantenere nel tempo il know how e l’unicità che hanno sempre contraddistinto l’industria italiana.   

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