Svolgere un altro lavoro durante il periodo di infortunio, è possibile?

(foto Shutterstock)

Legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente che, durante il periodo di infortunio, svolge un’altra attività lavorativa

IL FATTO

Un lavoratore, durante le assenze dal lavoro per infortunio, è stato sorpreso a lavorare presso un’altra azienda.
A seguito di questo accertamento, il datore di lavoro ha provveduto al licenziamento per giusta causa.
Il dipendente si è rivolto al giudice, ritenendo il licenziamento illegittimo e sproporzionato.
È consentito lo svolgimento di un’altra attività lavorativa durante il periodo di infortunio?

INFORTUNIO: LA DISCIPLINA IN SINTESI

Si definisce infortunio qualsiasi evento avvenuto per causa violenta in occasione del lavoro, da cui deriva la morte, un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, o un’inabilità temporanea assoluta, che comporta l’astensione dal lavoro per più di 3 giorni.
In caso di infortunio il lavoratore è obbligato a informare il datore di lavoro e a presentare denuncia, per via telematica, all’INAIL, accompagnando queste comunicazioni con apposito certificato medico.

In questi casi il dipendente ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, per il periodo previsto dalla legge e dal contratto collettivo, e alla retribuzione a carico dell’INAIL.

In particolare, è previsto che:

  • il primo giorno di infortunio si considera come giorno lavorato, per cui è riconosciuta la retribuzione per intero;
  • fino al 4° giorno dall’infortunio, il datore di lavoro è tenuto al pagamento del 60% della retribuzione;
  • dal 4° al 90° giorno, l’INAIL eroga un’indennità pari al 60% della retribuzione media giornaliera;
  • dal 91° giorno e fino alla completa guarigione, l’indennità erogata dall’INAIL è pari al 75% della retribuzione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La Corte di Cassazione, pronunciandosi sulla questione, ha ribadito il principio secondo cui l’eventuale svolgimento di un’altra attività lavorativa, da parte del dipendente e durante il periodo di infortunio, non è sempre vietato (Sentenza 7641 del 19 marzo 2019).
In particolare, i giudici hanno affermato che tale divieto opera se l’attività lavorativa consente di dimostrare l’inesistenza della patologia o se lo svolgimento dell’attività possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio.

Fatta questa premessa, la Corte di Cassazione ha considerato il licenziamento legittimo, perché il secondo lavoro svolto causava il ritardo della guarigione.
Infatti, il lavoratore, svolgendo presso la seconda azienda delle operazioni di carico/scarico di cerchi di lega per autovetture, operazioni che di per sé richiedono un particolare sforzo fisico, ha disatteso la prescrizione medica, ritardando i tempi per la guarigione.

Questo ritardo, peraltro, ha anche impedito la riammissione in servizio del lavoratore nei tempi inizialmente stabiliti.
Pertanto, lo svolgimento della seconda attività, da parte del dipendente, ha determinato la violazione degli obblighi di diligenza e fedeltà, nonché i doveri di correttezza e buona fede, incidendo in maniera irreversibile sulla fiducia riposta dall’azienda.

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