Il contratto a chiamata è una forma di lavoro subordinato flessibile, con regole precise su età, limiti di utilizzo, diritti del lavoratore e modalità di chiamata
Il contratto a chiamata, chiamato anche lavoro intermittente, è una forma di lavoro pensata per dare molta flessibilità sia a chi assume sia a chi lavora. Si tratta di un rapporto di lavoro da dipendente in cui la prestazione non è continua, ma avviene solo quando chi assume ne ha bisogno.
La legge italiana regola in modo preciso questo tipo di contratto e ne limita l’uso a determinate fasce di età o a specifici settori di attività. In particolare, può essere usato per le persone giovani che non hanno ancora compiuto 24 anni e per chi ha già superato i 55 anni.
Ma cos’è esattamente il contratto a chiamata e quali sono le sue particolarità?
| Voce | Caratteristica |
|---|---|
| Cos’è il contratto a chiamata | È un rapporto di lavoro subordinato in cui la prestazione non è continua ma avviene solo quando serve |
| Come funziona | Il datore di lavoro può chiamarti a lavorare in momenti specifici e non continuativi |
| Retribuzione | Viene pagata in base alle ore effettive di lavoro |
Il contratto a chiamata è entrato nelle regole italiane con il decreto legislativo n. 276 del 2003, conosciuto anche come legge Biagi. Oggi, però, il riferimento principale è un decreto più recente, cioè il D.Lgs. 81/2015.
Il contratto di lavoro a chiamata, chiamato anche lavoro intermittente, è una forma di lavoro flessibile che permette a chi assume di chiederti di lavorare solo quando serve davvero. In pratica, l’azienda può chiamarti in momenti specifici e non continuativi, in base alle esigenze organizzative e produttive del momento.
Questo tipo di contratto, quindi, non prevede un orario fisso né una presenza costante nel tempo. Si basa invece su un accordo flessibile che permette a chi assume di chiamarti quando c’è bisogno, comunque con un adeguato preavviso.
Il funzionamento del contratto a chiamata, o lavoro intermittente, rappresenta una delle soluzioni lavorative più flessibili offerte dal mercato del lavoro attuale.
Quindi il contratto a chiamata come funziona? Questa tipologia contrattuale permette al datore di lavoro di chiamarti a lavoro in base a necessità specifiche e spesso variabili, senza l’obbligo di una continuità lavorativa prestabilita.
In primo luogo, è necessario scrivere e firmare un contratto di lavoro in cui sono riportati gli elementi essenziali tra i quali, ad esempio, l’inquadramento, la retribuzione, il luogo di lavoro e via dicendo.
Se hai firmato un “contratto a chiamata senza disponibilità” puoi scegliere se accettare o meno la chiamata, non vigendo alcun obbligo. Altrimenti, con un “contratto a chiamata con disponibilità”, avresti l’obbligo di rispondere positivamente, ma per questo motivo ricevi un’indennità il cui importo è stabilito dai diversi CCNL. In ogni caso, non può essere più bassa del 20% della retribuzione mensile prevista dal CCNL.
Il datore di lavoro, dopo aver comunicato l’assunzione ai servizi per il lavoro, deve chiamarti, cioè avanzare la sua richiesta. Questa convocazione deve avvenire dandoti un congruo preavviso: le tempistiche solitamente sono definite dal CCNL applicabile o da accordi specifici tra le parti.
La retribuzione, invece, sarà pagata in base alle ore effettive di lavoro.
Trattandosi di un lavoro di tipo subordinato a tutti gli effetti, hai diritto alle ferie, al TFR, al versamento dei contributi previdenziali, alla tredicesima e alla quattordicesima, se prevista dal CCNL.
I contratti a chiamata, e cioè il lavoro intermittente, possono essere stipulati solo rispettando precisi vincoli:
Attenzione: i primi due requisiti sono tra loro alternativi.
Quando ti chiedi quante ore prevede un contratto a chiamata, la prima cosa da sapere è che non esiste un numero fisso di ore né al giorno né alla settimana. A differenza di altri rapporti di lavoro da dipendente, con il lavoro intermittente lavori solo quando chi ti assume ti chiama, in base alle necessità dell’attività.
Per questo motivo, anche le ore settimanali possono cambiare di volta in volta. In una settimana potresti lavorare di più e in un’altra di meno, a seconda dei periodi in cui c’è più bisogno di personale.
Il contratto, però, deve indicare in modo chiaro alcuni elementi fondamentali. Per esempio, deve spiegare come avviene la chiamata al lavoro e se hai oppure no l’obbligo di rispondere quando vieni contattato.
I lavori a chiamata più comuni che si avvalgono di questa forma contrattuale includono ruoli nel settore alberghiero, eventi e promozioni, assistenza clienti e molti altri contesti in cui il fabbisogno di lavoro non è costante, come anche il lavoro intermittente pubblici esercizi in generale. Di seguito, ecco un elenco non esaustivo dei principali lavori a chiamata:
L’età è un elemento importante per capire quando si può usare questo tipo di contratto. In generale, il lavoro intermittente è ammesso per chi ha meno di 24 anni oppure per chi ha più di 55 anni. Questo significa che, dopo i 25 anni, il contratto a chiamata non si può usare di norma, a meno che non ci siano condizioni particolari legate al tipo di mansioni da svolgere.
Il contratto a chiamata può essere usato anche per chi è già in pensione e può essere una soluzione utile se vuoi restare attivo o avere un’entrata in più con attività saltuarie ma regolari. La situazione è invece più limitata per chi ha più di 25 anni ma non ha ancora compiuto 55 anni. In questa fascia di età, il contratto è possibile solo se il lavoro rientra tra le attività considerate discontinue, cioè lavori che non si svolgono in modo costante e continuo, ma solo in alcuni momenti o quando serve.
Il contratto a chiamata può avere vantaggi e svantaggi, sia per te sia per chi assume.
Tra gli aspetti più utili per te c’è soprattutto la flessibilità. Questo tipo di contratto ti permette di conciliare il lavoro con altre attività o impegni personali, per esempio lo studio o altro che fai durante la settimana. Questo vale soprattutto se scegli la formula senza obbligo di rispondere alla chiamata, anche se in questo caso il compenso può essere più basso.
Un altro vantaggio è la possibilità di fare esperienze diverse. Il lavoro a chiamata può darti l’occasione di collaborare con più realtà, purché appartengano a settori diversi. In questo modo, soprattutto se sei giovane e hai meno di 25 anni, puoi ampliare le tue competenze e conoscere meglio il mondo del lavoro prima di trovare una soluzione più stabile.
Tra gli svantaggi, il principale è l’incertezza del reddito. Il contratto a chiamata non garantisce infatti un numero fisso di ore né una continuità costante. Per questo motivo, quello che guadagni può cambiare molto da un mese all’altro e può diventare più difficile organizzare le spese nel tempo. Questa situazione può pesare ancora di più se vivi solo con questo reddito.
Anche se hai quasi tutti i diritti di chi ha un normale contratto di lavoro da dipendente, resta il problema della minore stabilità economica. Questo può rendere più difficile ottenere prestiti o mutui. Inoltre, come vedremo meglio più avanti, l’indennità di malattia copre solo alcuni giorni.
Per chi assume, il vantaggio principale è la possibilità di adattare più facilmente il numero delle persone che lavorano ai momenti in cui serve davvero più personale. In questo modo si possono contenere i costi e organizzare meglio il lavoro. Con il contratto a chiamata, infatti, puoi essere chiamato solo quando c’è bisogno, mentre nei periodi più tranquilli non è necessario mantenere lo stesso numero di persone al lavoro.
C’è però anche un limite importante da considerare. Questa forma di lavoro non si può usare liberamente in ogni situazione, perché ci sono regole precise legate all’età e ai casi in cui è ammessa. Inoltre, se si superano 400 giornate di lavoro in 3 anni solari, il rapporto si trasforma in un contratto di lavoro da dipendente a tempo pieno e indeterminato.
Il contratto a chiamata prevede che la retribuzione non possa essere inferiore a quella prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro per analoghi livelli di impiego, includendo proporzioni di tredicesima e altre eventuali indennità. La paga minima contratto a chiamata è quindi identica a quella di un contratto a tempo indeterminato. Questo vuol dire che lo stipendio contratto a chiamata corrisponde a una retribuzione oraria netta tendenzialmente uguale (a parità di reddito e situazione familiare).
La retribuzione oraria lorda, secondo la media ISTAT, è comunque poco superiore agli 11 € l’ora.
Dal punto di vista fiscale e burocratico, è importante sapere che il contratto a chiamata produce reddito come qualsiasi altro rapporto di lavoro da dipendente. Le somme che ricevi per le ore effettivamente lavorate vengono tassate con le trattenute IRPEF fatte da chi ti assume. In pratica, ogni importo che guadagni viene indicato nella Certificazione Unica annuale e viene considerato nel calcolo del reddito complessivo per la dichiarazione dei redditi.
Questo significa anche che i guadagni del lavoro intermittente incidono direttamente sull’ISEE, cioè sull’indicatore che misura la situazione economica del nucleo familiare e che viene usato per accedere a bonus, agevolazioni e sostegni pubblici.
Oltre all’aspetto fiscale, il reddito che ottieni con questo contratto è utile anche dal punto di vista previdenziale. Su ogni ora di lavoro vengono infatti versati i contributi all’INPS, che servono per costruire la tua posizione contributiva e per la futura pensione.
Il diritto alle mensilità aggiuntive è garantito anche se lavori in modo discontinuo, perché anche con il contratto a chiamata devono essere rispettate le stesse tutele di base previste per chi ha un rapporto di lavoro da dipendente. La tredicesima matura infatti in proporzione alle ore che hai lavorato durante l’anno.
Questo vuol dire che non esiste una cifra uguale per tutti. L’importo dipende da quanto hai lavorato nel corso dell’anno. Se ricevevi spesso chiamate, la tredicesima sarà più alta. Se invece hai lavorato poco o ci sono stati lunghi periodi senza chiamate, l’importo sarà più basso.
Anche l’eventuale indennità di disponibilità, cioè la somma riconosciuta se ti impegni a rispondere alla chiamata, può incidere sul calcolo.
In caso di malattia, puoi rifiutarti di andare a lavoro anche se hai un contratto a chiamata “con disponibilità”, portando un certificato medico che la attesti, proprio come avviene per i lavoratori dipendenti.
L’indennità di malattia ti verrà pagata, ma cambia a seconda del tipo di contratto firmato, ovvero se con o senza indennità disponibilità:
Per quanto riguarda ferie e permessi nel contratto a chiamata, è importante sapere che hai diritto a ferie retribuite in proporzione al tempo che hai lavorato. I giorni maturano quindi in base alle ore di lavoro effettivamente svolte, con lo stesso criterio usato per gli altri rapporti di lavoro da dipendente. In ogni caso, nella busta paga puoi vedere i giorni di ferie che hai maturato.
Se il contratto a chiamata dura meno di un anno, può succedere che le ferie non godute ti vengano pagate con un’indennità economica sostitutiva. In pratica, invece di usare quei giorni, ricevi la somma corrispondente.
C’è però una regola importante da ricordare. Questi importi possono esserti pagati solo alla fine del rapporto di lavoro e non prima.
I contributi previdenziali e assicurativi vengono calcolati sulla retribuzione effettiva e, se prevista, anche sull’indennità di disponibilità che ti viene pagata. Come succede nella maggior parte dei rapporti di lavoro, i contributi e l’IRPEF vengono versati direttamente da chi ti assume.
In alcuni casi puoi scegliere di versare contributi volontari per rafforzare la tua posizione presso l’INPS e aumentare così la tutela per la pensione futura. Questo può essere utile, per esempio, quando il compenso che ricevi è molto basso e i contributi versati non sono sufficienti.
Per farlo, devi presentare una domanda specifica all’INPS entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di riferimento.
Molte persone che scelgono questa formula di lavoro flessibile hanno dubbi su come funziona la parte fiscale. È utile chiarire subito che anche il contratto a chiamata prevede il CUD, oggi chiamato in modo ufficiale Certificazione Unica, o CU.
Dato che si tratta di un rapporto di lavoro da dipendente, chi ti assume ha il ruolo di sostituto d’imposta. Questo significa che ha l’obbligo di rilasciarti ogni anno questo documento riepilogativo.
Di solito la Certificazione Unica viene resa disponibile entro la metà di marzo dell’anno successivo a quello in cui hai lavorato.
La fine del contratto a chiamata segue, in generale, le stesse regole previste per un normale contratto a tempo indeterminato. Questo significa che, se decidi di dimetterti, devi rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo, cioè dall’accordo che stabilisce le regole del rapporto di lavoro.
Se invece il contratto è a tempo determinato, il rapporto si chiude in modo naturale alla data prevista. Prima della scadenza, puoi dimetterti solo in presenza di una giusta causa, cioè di una situazione grave che non ti permette di continuare a lavorare.
Se il rapporto a tempo determinato finisce prima del termine senza che ci sia una giusta causa, l’azienda può trattenere alcune somme. In pratica, ti può essere chiesto un importo collegato alla chiusura anticipata del contratto.
Il datore di lavoro non è obbligato a rinnovare un contratto di lavoro a chiamata a tempo determinato una volta che questo scade, mentre in caso di contratto a tempo indeterminato il datore di lavoro può licenziarti:
Anche se lavori in modo saltuario, il TFR resta un tuo diritto e matura nel tempo. Nel contratto a chiamata viene calcolato in proporzione alle ore che hai lavorato davvero, seguendo la regola generale usata per i rapporti di lavoro da dipendente.
Dato che questo contratto non prevede un’attività continua, l’importo finale può cambiare molto. Dipende infatti da quante volte sei stato chiamato a lavorare e da quanto è durato il rapporto nel complesso.
In ogni caso, è importante sapere che il diritto al TFR è riconosciuto pienamente anche con il contratto a chiamata.
Con il contratto a chiamata hai diritto alla disoccupazione. La NASpI con il contratto a chiamata è quindi possibile, ma a patto che risultino soddisfatti alcuni requisiti fondamentali:
Altra questione molto importante: contratto a chiamata e NASpI possono coesistere. In genere, è possibile lavorare a chiamata anche percependo la NASpI se l’importo della retribuzione annua non supera gli 8.500 €.
La retribuzione viene di solito pagata ogni mese e indicata nella busta paga, anche se hai lavorato in modo discontinuo. A questa somma possono aggiungersi eventuali maggiorazioni, per esempio se hai lavorato di notte, nei giorni festivi o hai fatto straordinari.
Se nel contratto hai accettato l’obbligo di rispondere alla chiamata, ti spetta anche un’indennità di disponibilità. Si tratta di una somma che ti viene riconosciuta nei periodi in cui resti a disposizione di chi ti assume, anche se in quel momento non stai lavorando.
Una busta paga per un contratto a chiamata contiene le stesse informazioni principali presenti negli altri rapporti di lavoro, sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. Trovi quindi i giorni lavorati, la retribuzione oraria, il totale guadagnato nel periodo di riferimento, i contributi previdenziali e assicurativi versati, oltre a eventuali detrazioni o bonus previsti.
Se vuoi capire come si presenta, puoi prendere come esempio una normale busta paga di un altro contratto di lavoro da dipendente. La differenza principale riguarda soprattutto le giornate effettivamente lavorate e, di conseguenza, l’importo della retribuzione.
Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, il datore di lavoro è obbligato a fare una serie di comunicazioni obbligatorie.
Tra queste c’è la “comunicazione di inizio prestazione lavorativa”, che va inoltrata all’Ispettorato Nazionale del Lavoro prima dell’inizio dell’attività.
Può essere inviata anche il giorno di inizio della prestazione (purché prima del tuo effettivo impiego) e deve contenere:
Se la comunicazione non viene inviata, il datore di lavoro va incontro a una multa da 400 a 2.400 €.
Cos’è il contratto a chiamata?
Il contratto a chiamata, o lavoro intermittente, è un rapporto di lavoro subordinato in cui lavori solo quando il datore di lavoro ti chiama.
Chi può fare un contratto a chiamata?
In generale, il contratto a chiamata può essere usato per chi ha meno di 25 anni oppure più di 55 anni.
Il contratto a chiamata dà diritto a ferie, TFR e contributi?
Sì, anche con il contratto a chiamata hai diritto a ferie, TFR, contributi previdenziali, tredicesima e, se prevista, quattordicesima.
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