Lavoro dopo fine pandemia: employee experience obiettivo per 9 aziende su 10

Employee experience

(foto Shutterstock)

Welfare aziendale, benessere dei dipendenti e lavoro ibrido parole chiave per il successo: secondo l'indagine di Willis Towers Watson, tuttavia, le imprese non sono pronte per il cambiamento

Secondo una nuova survey realizzata da Willis Towers Watson (multinazionale che si occupa di gestione del rischio, brokeraggio assicurativo e consulenza aziendale), sono sempre più numerose le organizzazioni che stanno dando massima priorità al miglioramento dell’employee experience. Tuttavia, molti datori di lavoro non sono ancora pronti ad affrontare le sfide poste dalla nuova normalità e dai modelli di lavoro che si sono affermati durante la pandemia da Covid-19.

Employee experience: una priorità per il 91% delle aziende

Quasi tutte le aziende intervistate da Willis Towers Watson (91%) hanno dichiarato che migliorare l’employee experience sarà un’importante priorità nel corso dei prossimi tre anni. Una percentuale in forte incremento rispetto al 40% del periodo pre-pandemia. Le motivazioni sono molte: la maggior parte dei partecipanti crede che un’employee experience positiva sia un fattore chiave per il benessere dei dipendenti (81%), l’employee engagement (74%), la produttività (68%) e l’attraction e retention dei talenti in azienda (67%).

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Il cambiamento è alle porte, ma le aziende non sono ancora pronte

L’intenzione quindi c’è tutta, ma per adattarsi pienamente alla realtà fine pandemia le aziende avranno bisogno di tempo. La maggior parte dei partecipanti, infatti, dichiara di non essere ancora pronto al cambiamento, nell’immediato: lo sarà, forse, per la seconda metà di quest’anno (42%), oppure nel 2022 e negli anni a venire (49%). Inoltre i datori di lavoro si aspettano che nel corso dei prossimi tre anni un dipendente su tre (34%) lavorerà in modalità ibrida in ufficio e da remoto, raddoppiando l’attuale proporzione (17%)

Eppure solo quattro su dieci aziende dell’Europa occidentale (42%) stanno programmando di adattare i percorsi di carriera in risposta ai cambiamenti della modalità in cui il lavoro viene svolto. E una percentuale simile (39%) sta ridefinendo i pacchetti di total rewards al fine di tener conto di differenti profili professionali. Oltre la metà delle aziende (57%) dichiara flessibilità riguardo a dove e quando il lavoro viene svolto.

Nel futuro una positiva employee experience sarà la chiave del successo

«Nel guardare al futuro dell’era post-pandemia» spiega Edoardo Cesarini, amministratore delegato di Willis Towers Watson «sarà critica la capacità delle imprese di porre attenzione all’employee experience. Per avere successo, devono iniziare a costruire una coraggiosa strategia di miglioramento collegata alla strategia di business e basata su un modello consolidato. Inoltre, possono passare alla fase realizzativa». Tra le azioni proposte da Cesarini: adattare programmi e politiche perché tengano conto del lavoro flessibile; lavorare sull’equità retributiva; migliorare l’erogazione dei benefit e i programmi per il benessere; supportare i propri dipendenti in un contesto di lavoro più flessibile e agile; adeguare i programmi di Total Rewards per andare incontro ai bisogni di una forza lavoro sempre più diversificata.

 

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