Lavoro: le parole del 2023

Lavoro: le parole del 2023
(foto Shutterstock)

Il 2023 è iniziato con focus su temi più popolari: smart working e pensioni. Non vanno dimenticati altri ambiti lavoro oggetto da tempo di dibattito istituzionale

Partiamo dall’occupazione. Gli ultimi dati ISTAT di dicembre 2022 ci dicono positivamente che è cresciuto il numero degli occupati rispetto allo stesso periodo del 2021 (+334.000). 

I dati, tuttavia, mettono in evidenza alcuni fattori strutturali del nostro mercato del lavoro che aprono a una riflessione più ampia su aspetti sui quali pare sia necessario lavorare ancora molto.

Innanzitutto, il tema dell’equità di genere.

Stenta ancora l’occupazione femminile

Dei 334.000 occupati in più il 90% è uomo (296.000 tra i nuovi occupati). L’occupazione femminile resta quindi particolarmente fragile in Italia e questo non fa bene, come sappiamo, non solo al lavoro, ma all’intero sistema economico-sociale su cui è fondato il mercato del lavoro. 

Sappiamo infatti che bassa occupazione femminile vuol dire spesso rinuncia al lavoro da parte delle donne. Quando il rapporto vita-lavoro vede una predominanza delle esigenze di conciliazione alimentate dal disequilibrio tra investimento in un lavoro scarsamente retribuito e lavoro familiare di cura carente di adeguato sostegno pubblico, il peso delle rinunce grava spesso solo sulla popolazione femminile. Con importanti implicazioni anche sociali

Equità di genere: e se fosse la strada giusta anche per altri obiettivi? 

Si stima che le donne con almeno un figlio che non hanno mai lavorato a causa delle necessità di cura siano l’11,1% e che nella fascia di età tra i 45 anni e i 64 anni in 6 casi su 10 siano le donne a sostenere in famiglia il peso delle attività di cura anche degli anziani. 

Se poi uniamo a questi dati anche le rilevazioni sul divario salariale uomo – donna (in media del 15%) e sull’estensione del part-time involontario, il quale abbassa ulteriormente il livello salariale e la qualità del lavoro femminile, ben si comprende perché l’Italia da tempo non si discosti da livelli di occupazione femminile molto al di sotto della media europea: in Italia le donne sono il 43% della forza lavoro e sono ancora molto poche quelle che ricoprono ruoli decisionali e di vertice (dati Eurostat).

Eppure, le donne sono in numero maggiore nelle università e in genere si laureano prima degli uomini. Il che porta un altro fondamentale interrogativo: potrebbe essere questa una delle strategie per alimentare la fame di competenze che affligge le nostre aziende?

Competenze tecniche e competenze relazionali: un binomio fondamentale

Un migliore equilibrio di genere sul fronte dell’occupazione sarebbe certamente di aiuto. Porterebbe infatti vantaggi di natura economica, considerando che una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro peserebbe sul PIL per più di 11.000 miliardi (il 14% del PIL dei paesi del G20 secondo le stime dell’Observatory on women empowerment). 

Ma avrebbe anche vantaggi sul piano sociale. Se, infatti, è vero che le donne si laureano generalmente prima e con voti più alti degli uomini, va altresì considerato che quando le donne sono messe a capo di settori o di intere aziende sono più propense a sfruttare sul lavoro la creatività e le capacità relazionali ed empatiche che oggi sono anche la chiave del successo dei nuovi modelli di leadership.

La diffusione di queste qualità caratteriali e comportamentali è oggi fattore fondamentale di sviluppo delle capacità e delle competenze per tutti. Uomini e donne. Anche al di là di quelle competenze tecniche e specialistiche, sempre più richieste dal mercato, che si acquisiscono attraverso lo studio e la formazione. 

Non c’è solo bisogno di equilibrio di genere

Saper coltivare e far crescere ambienti di lavoro nei quali ci sia non solo equilibrio di genere ma anche il giusto equilibrio di alcune fondamentali qualità umane è il primo passo per dare valore anche al patto tra generazioni

Per favorire la crescita all’interno delle organizzazioni – evitando peraltro che sempre più giovani scappino all’estero – è necessario costruire buone relazioni interne e fare affidamento su un buon livello di mentoring

Perché il mentoring?

Costruire seri percorsi di inserimento al lavoro attraverso l’utilizzo di tutti gli strumenti contrattuali a disposizione, può rivelarsi la strada giusta per garantire alle nuove generazioni la crescita delle competenze. 

Competenze che attraverso l’affiancamento tra vecchie e nuove generazioni e  il lavoro in gruppo divengono competenze relazionali, favorendo la crescita delle persone sia come lavoratori sia come cittadini. A patto di sapere integrare, anche a livello territoriale, la formazione tecnica, la formazione tecnica superiore, il mondo universitario, il mondo delle imprese e delle istituzioni.

Ambienti di lavoro sani per la crescita degli individui 

La formazione di base deve essere in grado di formare l’individuo, aprirne le prospettive di crescita individuale e sociale. La formazione specialistica, tecnica e universitaria deve essere in grado di garantire l’ingresso nel mondo del lavoro in partnership con le istituzioni operanti a livello territoriale. 

Agli ambienti di lavoro, ai tutor e al network che si crea attraverso il lavoro è invece affidato il compito di far crescere l’esperienza ma anche le qualità umane – caratteriali e comportamentali – che alimentano il talento, la creatività e l’innovazione. 

Diversi sono gli strumenti a disposizione, dall’apprendistato – tutte le forme di apprendistato – alle forme contrattuali che favoriscono proprio la staffetta generazionale, alimentando quel dialogo tra generazioni così importante per la crescita degli individui.

Occupazione ed equità di genere, Competenze, Patto generazionale. Questi temi, in agenda da tempo, divengono oggi più che mai fondamentali per il nostro futuro.

Masterclass “A new way of working” con Gianluca Spolverato

Il 23 marzo 2023, dalle 14:30 alle 17:00 SHR Italia organizza la prima Masterclass del 2023. Partendo dai numeri su questi e altri importanti temi del lavoro che cambia, racconteremo l’Italia del lavoro. Un quadro utile e aggiornato per chi vuole impostare un piano per il lavoro che verrà.

L’evento sarà dal vivo e in live streaming: scopri di più alla pagina dedicata.

 

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