Green pass sul luogo di lavoro: come si stanno muovendo le aziende

Prada, green pass

(foto Shutterstock)

Dalla sanzione ai dipendenti non vaccinati fino al premio in busta paga per chi ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino anti-Covid. Le iniziative delle aziende per fronteggiare la pandemia

Sono sempre più numerose le aziende che vogliono introdurre (o l’hanno già fatto) l’obbligo di green pass per i dipendenti. Il tema, come abbiamo già visto, è molto delicato perché tocca il rispetto della riservatezza, della privacy e dei dati sensibili dei lavoratori. Il numero di contagi tuttavia continua a correre e, forse temendo la prospettiva di nuovi stop, le aziende hanno iniziato ad organizzarsi per garantire la sicurezza sanitaria sul luogo di lavoro. Vediamo alcuni esempi e strategie messi in campo per raggiungere l’obiettivo. 

Prada, green pass obbligatorio dal 6 settembre

Ha fatto molto discutere la decisione del Gruppo Prada di introdurre, a partire dal 6 settembre 2021, l’obbligo di passaporto verde, certificato di guarigione o tampone. La decisione riguarda gli stabilimenti di Terranuova Bracciolini e Levanella in Valdarno, di San Zeno ad Arezzo e quello di Milano. Nel complesso, i lavoratori coinvolti sono circa 3 mila

La lettera inviata ai lavoratori, per avvisarli della novità, specifica che il vaccino anti-Covid è obbligatorio non solo per accedere alla mensa, come previsto dalla normativa nazionale, ma anche per entrare in ogni ambiente di lavoro al chiuso, quindi fabbrica e uffici.

Suba Seeds, vaccino o tampone a spese del dipendente

Linea dura anche per l’azienda cesenate Suba Seeds, nota ditta produttrice di sementi, che già dallo scorso 23 agosto ha imposto a tutti i lavoratori l’obbligo di green pass. L’alternativa? Tampone da ripetere ogni 72 ore. La comunicazione ai dipendenti indica anche il laboratorio dove eseguirlo e il costo (25 euro a prestazione), specificando che sarà scalato dalla busta paga dei dipendenti. Non solo: chi farà il test in orario di lavoro dovrà timbrare il cartellino di uscita e di rientro, quindi usufruendo di permesso o ferie. la direttiva, informa l’azienda, rimarrà valida fino alla fine della pandemia.

Barberinòs, premio in busta paga ai vaccinati

Tra gli esempi italiani troviamo anche quello della Barberino’s di Torino, specializzata in prodotti per la rasatura, che ha optato per una politica non punitiva, ma premiale. I dipendenti che completeranno il ciclo vaccinale anti-Covid, infatti, riceveranno in busta paga un bonus di 100 euro netti, oltre che un giorno di vacanza. Il progetto, ribattezzato “cashback vaccinale”, sta avendo successo. Nonostante l’età media sia molto bassa (26 anni), infatti, la percentuale di adesioni è già pari al 93%. In altre parole, la piccola comunità di Barberino’s può definirsi praticamente Covid-free.

Delta Air, sanzione ai dipendenti non vaccinati 

Diametralmente opposta a quella di Barberino’s è la linea adottata dalla compagnia aerea americana Delta Air, che imporrà una “sanzione” da 200 dollari al mese ai dipendenti non vaccinati. L’annuncio è è arrivato per bocca dell’amministratore delegato Ed Bastian, che ha evidenziato anche come il 75% dei dipendenti sia già in possesso di green pass. La soprattassa scatterà dall′1 novembre mentre da metà settembre i dipendenti non vaccinati dovranno sottoporsi al tampone con cadenza settimanale.

 

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