Ecco quali sono le ragioni per cui potresti trovarti il conguaglio fiscale di fine anno in busta paga
Molte persone conoscono la parola “conguaglio” per le bollette, ma lo stesso concetto vale anche in busta paga. Il conguaglioÈ il ricalcolo dei redditi e delle tasse che i sostituti d’imposta effettuano a fine anno, o alla cessazione del rapporto di lavoro in corso d’anno, per determinare correttamente le somme da questi erogate: redditi, imposte, detrazioni, bonus. Leggi IRPEF è un passaggio importante per capire se le tasse trattenute durante l’anno sono corrette.
Ogni mese, infatti, l’IRPEF viene trattenuta facendo una stima basata sui dati disponibili in quel momento. Il conguaglio serve a controllare, a fine periodo, se hai già pagato la cifra giusta oppure se c’è una differenza, in più o in meno.
Se durante l’anno ti hanno trattenuto più del dovuto, hai diritto a un rimborso. Se invece ti hanno trattenuto meno del dovuto, viene recuperata la differenza con una trattenuta in busta paga o sulla pensione.
Per capire cos’è il conguaglio IRPEF, puoi partire dal significato della parola “conguaglio”. È un controllo che serve a pareggiare i conti. In base al risultato, può succedere che tu debba pagare ancora qualcosa oppure che tu debba ricevere dei soldi perché ti hanno trattenuto più del dovuto.
In pratica, a fine anno o quando finisce il rapporto di lavoro, il datore di lavoro o l’ente che paga la pensione ricalcola quanta IRPEF dovevi pagare davvero, guardando il reddito complessivo che hai avuto in quell’anno. Poi confronta quel dato con le tasse che ti sono già state trattenute mese per mese.
Per fare un calcolo corretto, è importante che tu comunichi al datore di lavoro se, nello stesso anno, hai ricevuto soldi anche da un altro datore di lavoro o da un altro ente. Per esempio può succedere se hai cambiato lavoro. Se questi dati mancano, il conguaglio può risultare più pesante e potresti trovarti a dicembre con una trattenuta alta.
Il conguaglio di fine anno è obbligatorio per chi ti paga lo stipendio, perché il datore di lavoro deve fare i calcoli con le informazioni che ha. Se non viene fatto, il ricalcolo viene comunque fuori con la dichiarazione dei redditi, e potresti ritrovarti con un conguaglio nella fase del 730.
Approfondiamo quindi i due casi in cui potresti imbatterti nel conguaglio: un conguaglio a debito o a credito.
Il conguaglio IRPEF a debito succede quando, a fine anno, l’IRPEF che devi pagare risulta più alta rispetto a quella che ti hanno già trattenuto in busta paga o sulla pensione. In questo caso emerge una differenza da recuperare e il datore di lavoro, cioè chi ti paga lo stipendio, trattiene le somme mancanti.
Le cause possono essere diverse. Può succedere se durante l’anno il tuo reddito cambia, se le detrazioniSono una somma da sottrarre alle imposte che dovrebbero essere pagate annualmente. Vengono riconosciute in base a determinati requisiti di reddito e personali. Leggi non sono state considerate in modo corretto, se hai avuto più lavori nello stesso anno oppure se il contratto si è chiuso prima del previsto.
Di solito il recupero avviene con una o più trattenute sulle buste paga successive o sul cedolino della pensione.
Il conguaglio IRPEF a credito è l’opposto di quello a debito. Succede quando, dal ricalcolo di fine anno, risulta che hai pagato più IRPEF del dovuto durante l’anno.
In pratica, le trattenute mensili sono state più alte di quanto serviva, se si guarda al tuo reddito complessivo.
Quando c’è un credito, di solito ricevi un rimborso, che arriva direttamente in busta paga o nel cedolino della pensione.
Se per qualche motivo il rimborso non viene gestito subito, il credito può essere sistemato anche con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, riferita ai redditi dell’anno in cui è nato il credito.
Di solito il conguaglio IRPEF lo vedi in busta paga a fine anno, nel mese di dicembre, oppure entro il 28 febbraio dell’anno successivo.
Per esempio, se il conguaglio riguarda il 2025, può comparire nella busta paga di dicembre 2025 oppure, al più tardi, entro il 28 febbraio 2026.
Se invece il rapporto di lavoro termina durante l’anno, il conguaglio viene fatto nell’ultima busta paga.
Nell’ultima busta paga dell’anno il datore di lavoro controlla quante tasse ti ha trattenuto mese per mese e le confronta con quelle che risultano dovute, in base al reddito totale dell’anno.
Da questo confronto possono uscire due risultati in busta paga:
Per calcolare il conguaglio in busta paga, prima di tutto devi sapere quanto hai guadagnato nell’anno. Vanno considerati tutti i redditi imponibili, quindi anche eventuali mensilità aggiuntive e alcuni benefit, come i fringe benefit, quando superano la soglia di esenzione prevista.
Se vuoi fare un calcolo a mano, devi poi calcolare contributi, IRPEF e addizionali. Dopo aver stabilito l’imponibile, applichi gli scaglioni IRPEF e calcoli le detrazioni che ti spettano.
Alla fine confronti le tasse e i contributi che risultano dovuti con quelli che ti sono già stati trattenuti mese per mese. La differenza è il conguaglio, che può essere a debito oppure a credito.
Nella pratica, questi calcoli sono difficili da fare senza strumenti adeguati. Per questo esistono anche simulatori online che ti aiutano a ottenere una stima. Il dato più importante da avere come base è la somma dei redditi percepiti nell’anno.
Immagina di avere lavorato fino a giugno in una prima azienda e, da luglio, di avere iniziato in una seconda. Nel primo lavoro avevi una RAL di 25.000 €, nel secondo di 30.000 €.
Qui il punto non è fare i conti al centesimo, ma capire la logica. Ogni datore di lavoro calcola le trattenute mensili guardando solo lo stipendio che ti paga lui. Se però durante l’anno cambi lavoro, a fine anno il tuo reddito totale è la somma dei due e può finire in scaglioni più alti. Per questo può uscire un conguaglio.
Facciamo un esempio semplice. Nei primi sei mesi il primo datore di lavoro ti ha trattenuto circa 480 € al mese di IRPEF lorda, quindi 2.880 €. Nel secondo lavoro ti hanno trattenuto circa 592 € al mese, quindi 3.552 €. In totale hai versato 6.432 €.
Quando però si sommano i redditi dell’intero anno, può risultare che l’IRPEF dovuta sia più alta, per esempio 6.770 €. In questo caso la differenza è 338 € e viene recuperata con il conguaglio, di solito nella busta paga di dicembre.
Attenzione, questo è solo un esempio per spiegare il meccanismo. Nella realtà entrano in gioco anche le detrazioni da lavoro dipendente e altri elementi che riducono l’IRPEF, quindi i valori finali possono essere diversi e spesso più bassi.
Per non trovare una trattenuta in busta paga a debito, e quindi una retribuzione netta inferiore, devi agire d’anticipo, comunicando al tuo datore di lavoro:
Il conguaglio IRPEF non viene fatto “quando vuole” l’azienda. Il momento in cui viene calcolato dipende dalle regole previste, quindi non è una scelta del datore di lavoro o di chi prepara le buste paga.
Di solito il conguaglio viene effettuato dal sostituto d’imposta entro la fine dell’anno, con la busta paga di dicembre, quando è più facile avere un quadro completo dei redditi che hai percepito.
Per chi percepisce una pensione, invece, il conguaglio viene fatto dall’ente previdenziale di norma tra gennaio e febbraio.
In busta paga e nel cedolino pensione il conguaglio compare con una voce dedicata, così puoi riconoscerlo e capire se si tratta di un importo a debito o a credito.
Il conguaglio IRPEF in caso di cessazione del rapporto viene fatto quando il lavoro finisce prima della fine dell’anno, qualunque sia il motivo, quindi anche in caso di dimissioni o dopo un licenziamento.
In queste situazioni il datore di lavoro ricalcola le tasse dovute in base ai redditi che ti ha pagato fino all’ultimo giorno di lavoro. Nel calcolo rientrano le aliquote IRPEF e le detrazioni che ti spettano per il periodo in cui hai lavorato.
Di solito il conguaglio viene inserito nell’ultima busta paga o nel cedolino di fine rapporto, insieme alle altre somme di chiusura. Dal ricalcolo può uscire un importo a debito oppure a credito, che viene sistemato subito con una trattenuta o con un rimborso.
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