IRPEF: (imposta sul reddito delle persone fisiche) tutto quello che c’è da sapere

Irpef
(foto Shutterstock)

Chi deve pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche, quali sono le aliquote e le modalità di pagamento

L’IRPEF, cioè l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche è una delle colonne portanti del nostro sistema fiscale. È regolata dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e si applica a chiunque produca reddito in Italia, sia da lavoro dipendente, lavoro autonomo, pensione o altre tipologie di entrate. È l’imposta che viene trattenuta direttamente in busta paga e sugli assegni pensionistici, mese dopo mese.

Si basa sul principio di progressività previsto dalla Costituzione: in pratica, più aumenta il reddito, più aumenta la quota di imposte dovute. Nel corso degli anni, l’IRPEF è stata più volte aggiornata dal legislatore, soprattutto su scaglioni, aliquote e detrazioni, ma resta uno strumento centrale per finanziare i servizi pubblici e le attività dello Stato.

IRPEF: cos’è l’imposta sul reddito delle persone fisiche

IRPEF cosa significa? L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche: quindi la pagano le persone che producono redditi, mentre non la pagano le società.

Questa imposta non è uguale per tutti, perché cambia in base al tuo reddito. Per questo si parla di imposta progressiva: più guadagni, più aumenta l’aliquota, cioè la percentuale di imposta da pagare.

Inoltre, l’IRPEF è progressiva anche per un altro motivo importante: se rientri in una fascia di reddito più alta, non paghi quella percentuale su tutto il reddito, ma paghi le diverse aliquote a scaglioni. In pratica, la parte di reddito che sta negli scaglioni più bassi viene tassata con le aliquote più basse, e solo la parte che supera determinate soglie viene tassata con l’aliquota più alta.

Come funziona la tassazione IRPEF?

La tassazione IRPEF funziona secondo un meccanismo a scaglioni di reddito, a cui corrispondono diverse aliquote. Questo significa che il tuo reddito complessivo non viene tassato tutto con la stessa percentuale: viene diviso in fasce e ogni parte viene tassata con l’aliquota prevista per quello scaglione.

Il processo parte dalla determinazione del reddito imponibile, cioè la somma dei tuoi guadagni al netto dei contributi previdenziali obbligatori. Una volta individuata questa cifra, si applicano le aliquote dei vari scaglioni per ottenere l’imposta lorda.

Da qui si sottraggono le detrazioni, che dipendono dalla tua situazione personale. Possono derivare, per esempio, dalle detrazioni da lavoro dipendente oppure da spese specifiche, come quelle sostenute per una ristrutturazione edilizia.

Il risultato finale è l’imposta netta, cioè la somma che rappresenta il tuo debito effettivo verso l’erario.

Perché si paga l’IRPEF?

L’IRPEF è una delle principali fonti di entrata per lo Stato e serve quindi a finanziare moltissime attività. Ad esempio: 

  • pensioni e forme di assistenza; 
  • sanità e istruzione; 
  • interessi su debito pubblico; 
  • servizi generali delle Pubbliche Amministrazioni; 
  • difesa, ordine pubblico e sicurezza; 
  • protezione dell’ambiente;
  • trasporti;
  • cultura e sport.

L’IRPEF quindi si paga per far funzionare correttamente tutte le attività e gli organismi dello Stato Italiano.

IRPEF: chi la paga l’imposta sul reddito delle persone fisiche?

L’IRPEF non si paga solo sul reddito da lavoro dipendente, ma su tutto il reddito complessivo annuo che si è determinato nell’anno di riferimento.

Chi la paga l’IRPEF? Sono chiamate a pagare l’imposta, infatti, tutte le persone, cittadini o no, che in Italia possiedono almeno una delle seguenti tipologie di reddito:

  • fondiario, cioè i fabbricati e i terreni;
  • di capitale, cioè somme in denaro o in natura che derivano dall’impiego, a qualsiasi titolo, di denaro o altri beni. Un esempio sono gli interessi di un investimento. Queste entrate, infatti, devono avvenire al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa;
  • di lavoro dipendente, cioè quelli che derivano da rapporti di lavoro alle dipendenze del datore. Rientrano in questa categoria anche quelli assimilati al lavoro dipendente e quelli di pensione.
  • di lavoro autonomo, derivano dall’esercizio di arti (ad esempio, un attore) e professioni (ad esempio, un avvocato);
  • d’impresa, derivano dall’esercizio di un’attività commerciale da parte di un imprenditore individuale;
  • diversi, cioè tutti quelli che non rientrano nelle categorie precedenti.

Per calcolare l’IRPEF si parla di reddito complessivo, ovvero della somma di una o più  tipologie elencate sopra.

In Italia, i residenti devono dichiarare tutti i redditi ottenuti, quindi si tiene conto sia di quelli prodotti all’interno del Paese, sia quelli prodotti all’estero. Per i non residenti, invece, questa tassa si paga solamente per i proventi prodotti nel territorio italiano.

Ci sono invece esenzioni IRPEF, la cosiddetta “no tax area”, per:

  • chi ha solamente redditi da lavoro autonomo fino a 5.500 €;
  • dipendenti e pensionati con soli redditi da lavoro fino a 8.500 €.

Taglio IRPEF: cosa cambia dal 1° gennaio 2026

A partire da gennaio 2026, entra in vigore un intervento fiscale significativo che ha modificato le aliquote IRPEF.

La novità più rilevante della manovra riguarda la rimodulazione del secondo scaglione di reddito, quello che interessa la fascia tra 28.001 € e 50.000 € annui: l’aliquota applicata a questa parte di reddito scende dal 35% al 33%, segnando un’ulteriore riduzione rispetto agli anni precedenti.

Il taglio IRPEF 2026, però, non si limita alle aliquote. Per rendere la misura più equa e progressiva, la manovra introduce anche meccanismi di compensazione per i redditi più elevati: superati i 75.000 € e fino ai 200.000 €, il beneficio viene via via ridotto attraverso un tetto alle detrazioni fiscali, calcolato anche in base alla composizione del nucleo familiare.

Se invece superi i 200.000 €, il vantaggio derivante dal calo dell’aliquota viene di fatto azzerato.

Quanto vale la rimodulazione IRPEF 2026

Entrando nel dettaglio dei numeri, la manovra fiscale sull’IRPEF 2026 introduce benefici che variano sensibilmente in base all’imponibile IRPEF dichiarato.

Poiché l’intervento principale consiste nell’abbassamento dell’aliquota dal 35% al 33% per la fascia di reddito compresa tra 28.001 € e 50.000 €, il risparmio non è uguale per tutti: cresce in modo proporzionale man mano che ti allontani dalla soglia dei 28.001 €.

Se il tuo reddito si ferma a 28.000 €, non percepisci alcun vantaggio diretto da questo specifico taglio. Se invece raggiungi o superi i 50.000 € di imponibile IRPEF, ottieni il beneficio massimo, pari a 440 € annui, perché i 2 punti percentuali di riduzione si applicano sull’intera ampiezza del secondo scaglione, cioè 22.000 €.

Per i redditi intermedi, la rimodulazione segue una progressione lineare: se hai un imponibile IRPEF di 35.000 €, il risparmio è di circa 140 € l’anno; se arrivi a 40.000 €, sale a circa 240 € annui.

Ricorda che stiamo parlando di imposta lorda: da questi valori andranno poi sottratte le detrazioni spettanti, per arrivare all’IRPEF netta effettivamente dovuta.

Calcolo IRPEF: un esempio numerico

Vediamo ora come si calcola l’IRPEF. È utile, però, fare una premessa: il calcolo spesso dipende anche dalla tua situazione reddituale, ma soprattutto dalle detrazioni e agevolazioni fiscali a cui puoi avere diritto che permettono di abbattere l’imposta finale da pagare. 

Come abbiamo già visto, siamo davanti a un’imposta progressiva, le cui aliquote aumentano in proporzione a diversi scaglioni di reddito che vengono ciclicamente modificati, in base alle diverse leggi di bilancio. 

Per toccare tutti gli argomenti fin qui trattati, immaginiamo di avere un reddito da lavoro dipendente annuo di 33.000 € e procediamo con un calcolo IRPEF al lordo delle detrazioni, e quindi quando queste devono ancora essere sottratte.

Le aliquote percentuali per il nostro esempio di calcolo IRPEF del 2026 sono: 

  • fino a 28.000 €, si applica il 23%;
  • da 28.001 € fino a 50.000 € si applica il 33%;
  • da 50.000 € in poi il 43%.

Avendo noi 33.000 € di reddito:

  • 28.000 saranno tassati al 23%, quindi 6.440 €;
  • 33.000-28.000 già tassati, pari a 5.000 €, saranno tassati al 33%, quindi 1.650 €.

Nel nostro esempio, il totale lordo dell’IRPEF da pagare è di 8.090 € l’anno. Non bisogna però disperare: a questa ingente somma di imposte, verranno sottratte le detrazioni. Si parla, in questo caso, di detrazioni da lavoro dipendente, i bonus relativi a ristrutturazioni, acquisto elettrodomestici, acquisto caldaie e così via, e l’IRPEF effettiva si ridurrà di molto.

Per il periodo d’imposta 2026 si conferma poi la misura prevista già negli anni passati, per cui sono sollevati dall’obbligo di pagare le imposte i cittadini:

  • lavoratori dipendenti con redditi fino a 8.500 €;
  • pensionati con redditi fino a 8.500 €;
  • autonomi (imprese e professionisti) fino a 5.500 €.

Quanto ammonta la trattenuta IRPEF sulla pensione?

Come forse saprai, la pensione può avere tempi di pagamento diversi rispetto alle normali retribuzioni.

Dal 2026, quindi, sull’importo della pensione verranno applicate le stesse percentuali che abbiamo visto nei paragrafi precedenti e cioè 23%, 33% e 43%. Dopo il calcolo teorico dell’imposta lorda, come nel caso dei redditi da lavoro dipendente, si sottrarranno le detrazioni specifiche previste per i redditi da pensione e le eventuali detrazioni per le spese sostenute. A tal proposito, ricordiamo sempre di comunicare il tuo codice fiscale all’atto della compravendita di farmaci o visite, per essere sicuri di poter portare in detrazione almeno parte della spesa.

Detrazioni IRPEF e deduzioni IRPEF: le novità nel 2026

Quando parliamo di imposta IRPEF, non dobbiamo considerare solo l’IRPEF lorda e quella netta, ma anche tutti quei meccanismi fiscali che ti permettono di pagare meno, se possiedi i requisiti stabiliti dalla legge.

All’importo lordo, infatti, vanno sottratte una serie di somme riconosciute dallo Stato in base alla tua situazione fiscale e familiare. In questo caso parliamo delle detrazioni da lavoro dipendente, che riducono l’IRPEF da pagare. L’IRPEF, infatti, è definita anche “personale”, perché deve tenere conto della situazione del singolo contribuente.

A partire dal 2024 è resa strutturale la detrazione di 1.955 € per chi ha un reddito entro i 15.000 €. Questa cifra si riduce poi con l’aumento del reddito, fino ad azzerarsi oltre i 50.000 €.

Un altro esempio riguarda i familiari a carico, che possono dare diritto ad ulteriori riduzioni. Per i figli fiscalmente a carico fino ai 21 anni, gran parte delle detrazioni è stata assorbita dall’Assegno Unico Universale; per i figli over 21, invece, ci sono state novità dal 2025: la detrazione per figli fiscalmente a carico non spetta più per i figli con età superiore ai 30 anni, a meno che non abbiano una disabilità.

Si parla invece di deduzioni quando alcune somme vengono sottratte direttamente dal reddito complessivo: questo abbassa l’imponibile fiscale su cui poi si calcolano le imposte lorde. Un esempio tipico sono i versamenti alla previdenza complementare, fino al limite che per il 2026 si attesta a 5.300 €.

Rimborso IRPEF: come si recuperano le ritenute? 

Nel caso in cui tu abbia presentato la dichiarazione dei redditi con il modello 730 e da questo risulta che hai un credito d’imposta, vuol dire che durante l’anno di riferimento hai versato più imposta di quella che dovevi e dunque l’Agenzia delle entrate ti deve restituire questa somma. 

Per quale motivo? Magari hai avuto più rapporti di lavoro e non è stata correttamente consegnata la Certificazione Unica provvisoria e quindi il nuovo datore di lavoro ha applicato l’imposta non conoscendo la tua reale situazione economica e finanziaria. 

Ad ogni modo, questo credito non viene perso, ma ti verrà restituito direttamente in busta paga, tramite il conguaglio che avviene, in genere, a partire dalla busta paga di dicembre di ogni anno solare.

 

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