Previdenza complementare, cos’è e perché conviene

(foto Shutterstock)

La previdenza complementare è una seconda pensione, una forma di previdenza in aggiunta a quella obbligatoria, ma non in sostituzione

Previdenza complementare, cos’è?

La previdenza complementare è una forma pensionistica volontaria e aggiuntiva a quella pubblica obbligatoria per legge; fu introdotta nel 1993 e può essere istituita attraverso contratti e accordi collettivi, accordi tra lavoratori autonomi o libero liberi professionisti, regolamenti aziendali, e accordi fra soci lavoratori di cooperative. Per ottenere la rendita di una seconda pensione è obbligatorio contribuire ad un Fondo che può essere un:

  • Fondo chiuso o negoziale: vi aderiscono persone che appartengono a un certo settore, comparto, impresa, o territorio;
  • Fondo aperto: sono istituiti dalle banche, società di intermediazione immobiliare (SIM), dalle assicurazioni o dalle società di gestione del risparmio (SGR).

Quali sono i Fondi di previdenza complementare?

I Fondi di previdenza complementare possono essere chiusi o aperti, il lavoratore può decidere di aderire agli uni o agli altri; la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP) mette a disposizione, nel suo sito istituzionale, l’elenco dei Fondi ad oggi esistenti in Italia.

Previdenza complementare, vantaggi

Chi contribuisce a forme di previdenza complementare beneficia di uno sconto sulle tasse da pagare annualmente; infatti, i contributi versati ai Fondi di previdenza complementare sono deducibili dal reddito complessivo per un importo annuo pari a 5.164,57 euro.

Esempio

Un lavoratore deve pagare le tasse, dopo i contributi, su 35.164,57 euro e ha versato nell’anno 5.164,57 euro ad un Fondo di previdenza complementare; il lavoratore pagherà le tasse su 30.000 euro anziché su 35.164,57 (35.164,57 – 5.164,57). 

Destinare il TFR a previdenza complementare

Il TFR maturando può essere destinato ad una forma pensionistica complementare in due modi:

  • con conferimento esplicito, in base a una scelta esplicita del lavoratore;
  • con conferimento tacito, quando il lavoratore dipendente del settore privato non effettui nei termini di legge una scelta esplicita relativamente al conferimento del TFR maturando.

In quest’ultimo caso il datore di lavoro trasferisce il TFR alla forma pensionistica collettiva di riferimento, cioè a un Fondo pensione negoziale oppure a un fondo pensione aperto individuato in base ad accordi collettivi. In presenza di più forme pensionistiche collettive, salvo diverso accordo aziendale, il TFR viene trasferito a quella cui abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda.

Conferimento tfr a previdenza complementare: come comunicarne l’intenzione al datore di lavoro 

Il lavoratore che vuole destinare esplicitamente ad un Fondo pensione il TFR maturando dovrà compilare e rendere al proprio datore di lavoro un modulo in cui deve indicare l’adesione ad uno specifico Fondo. A seconda della data di assunzione il lavoratore dovrà compilare e consegnare al proprio datore di lavoro il modulo «TFR1», se occupato al 31 dicembre 2006, o «TFR2», se occupato dopo tale data.

 

Leggi anche:

Il TFR in busta paga, dove si vede?

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