Quali sono i vantaggi di versare il TFR in un fondo pensione? E quali gli svantaggi?
I fondi pensione sono strumenti finanziari d’investimento pensati per aiutarci quando non lavoreremo più. Hanno regole, obblighi e possibilità stabiliti dal d.Lgs 252/2005. Ma, dove è meglio versare il TFR? Cosa succede se, invece di lasciare il tuo TFR (Trattamento di Fine Rapporto) al tuo datore di lavoro, decidi di destinarlo ad un fondo pensione?
Destinare il TFR a un fondo pensione significa trasferire una parte del Trattamento di Fine Rapporto direttamente a un piano pensionistico privato, anziché riceverlo come liquidazione al termine del contratto di lavoro. Il TFR destinato al fondo pensione viene investito, con l’obiettivo di accumulare risparmi da utilizzare per integrare la pensione pubblica in futuro.
La preferenza va espressa entro sei mesi dall’inizio del rapporto di lavoro, in caso contrario, per legge, il TFR viene destinato automaticamente al fondo pensione stabilito dalla contrattazione collettiva di riferimento (conosciuta come la pratica del “tfr in fondi pensione silenzio assenso”). Si può spostare il tfr da azienda a fondo pensione nel corso del rapporto di lavoro? Si! Se decidi di lasciare il TFR in azienda, puoi sempre cambiare idea e destinarlo a un fondo pensione nel corso del tempo. Tuttavia, se scegli il fondo pensione, non puoi più far tornare il TFR in azienda.
Meglio quindi tfr in fondo pensione o in azienda? Scopriamo i vantaggi e gli svantaggi di questa scelta!
Un TFR in fondo pensione non viene più rivalutato annualmente dall’azienda dell’1,5% + 75% del tasso di inflazione, ma viene investito in un comparto che scegli tu. Quasi tutti i fondi pensione mettono a disposizione tre o quattro linee d’investimento con gradi di volatilità, rischiosità e rendimenti potenziali differenti.
Le varie linee sono classificate dalla COVIP secondo uno schema preciso:
Quando versi il tuo TFR in un fondo pensione, devi scegliere una linea d’investimento che sia coerente con la tua propensione al rischio e il tuo orizzonte temporale e devi sapere che la tua scelta iniziale non è vincolante. Infatti, puoi cambiare il comparto d’investimento nel corso degli anni, anche più volte. Le indicazioni, i limiti e le possibilità d’investimento a cui devono attenersi i fondi pensione sono elencati e approfonditi nel Decreto n.166 del 2 settembre 2014, che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso come Regolamento di attuazione dell’articolo 6, comma 5-bis del d.Lgs 252/2005.
I fondi pensione sono pensati per aiutarti in pensione, quando avrai un assegno pensionistico molto inferiore rispetto al tuo ultimo stipendio. Ciononostante, in caso di necessità prima della pensione, hai la possibilità di prelevare parte della liquidità contenuta nel tuo fondo. Questa sorta di prelievo è chiamata “anticipazione” e le anticipazioni previste nei fondi pensione sono di tre tipi:
Possibile dopo 8 anni dalla data di prima adesione e fino al 30% del capitale contenuto nel fondo.
Anche in azienda è prevista la possibilità di chiedere anticipazioni sul TFR al tuo datore di lavoro, trascorsi 8 anni dalla data di assunzione e fino al 70% del TFR maturato per spese mediche, prima casa, nascita di un figlio e formazione personale.
Il TFR viene tassato quando ti viene liquidato. Quindi non riceverai tutto il TFR maturato, ma una parte la dovrai allo Stato. La percentuale di tassazione del TFR lasciato in azienda si basa sull’aliquota media IRPEF degli ultimi cinque anni e oscilla tra il 23% e il 43%.
In questo caso, più alta è la RAL (Retribuzione Annua Lorda), più paghi.
Spostare il TFR in un fondo pensione offre una tassazione agevolata.
Se apri il fondo pensione e vai in pensione:
Su un TFR di €100.000, pagherai €15.000 di tasse.
Quindi, dopo 20 anni, la tassazione sarà del 13,5% e su un TFR di 100.000 euro pagherai 13.500 euro. Dopo 25 anni la tassazione sarà il 12% e su un TFR di 100.000 euro pagherai 12.000 euro.
Su un TFR di 100.000 euro, pagherai 9.000 euro di tasse.
Nella previdenza complementare, quindi, il tuo TFR non viene tassato in base ai tuoi redditi, ma solo in base al tempo. Più giovane sei nel momento in cui aderisci e meno pagherai al pensionamento, e questo ti permetterà di risparmiare migliaia o decine di migliaia di euro.
Oltre a risparmiare soldi in tasse, il versamento del TFR nel fondo pensione ti permette di guadagnare soldi in più. Infatti, se scegli il fondo di categoria previsto dal CCNL in cui sei assunto, o un fondo aperto in accordo con la tua azienda, puoi sfruttare l’accordo collettivo che ti dà diritto a ricevere il contributo datoriale. Questo è un extra, calcolato in percentuale sulla RAL, o sul minimo tabellare, che può entrare ogni anno nel tuo fondo pensione, oltre al TFR.
Per ottenerlo devi versare il TFR nel fondo pensione in accordo, aggiungere una piccola percentuale del tuo stipendio e, fatto questo, vedrai entrare nel tuo fondo, ogni anno, qualche centinaio di euro in più. L’importo varia in base al tuo reddito e in base al tuo CCNL. È il CCNL, infatti, che stabilisce le percentuali dell’accordo.
Ecco qualche esempio:
Una volta giunto il fatidico momento in cui avrai tutti i requisiti necessari per smettere di lavorare e andrai in pensione, potrai anche chiudere il tuo fondo pensione e ritirare tutto il TFR che hai versato nel fondo pensione, oltre ai contributi datoriali (se hai sfruttato l’accordo), i contributi volontari che hai versato tu e i rendimenti maturati dal fondo nel tempo. Hai tre opzioni di scelta per ritirare i tuo soldi:
Quindi, se vivi molti anni potresti fare un ottimo affare, perché il fondo continuerà a garantirti la rendita vitalizia anche se avrà esaurito il montante contenuto nel tuo fondo. Viceversa, se viene a mancare senza aver ritirato tutto, il capitale residuo rimane al tuo fondo pensione.
Se scegli questa soluzione metà dei soldi te li restituiranno con un bonifico unico, mentre l’altra metà potrai riceverla sotto forma di rendita, scegliendo una delle cinque tipologie viste precedentemente. Con questa richiesta è possibile farsi liquidare in capitale fino a un massimo del 50% della somma totale ma, se vorrai, potrai anche chiedere una percentuale di capitale inferiore al 50%.
L’ultima opzione è quella del 100% capitale, con la quale potrai disporre immediatamente di tutto il capitale accumulato nel tuo fondo pensione. Tuttavia, questa opzione è subordinata a specifici requisiti di montante rispetto all’assegno sociale, e potrebbe non essere disponibile per tutti. Si può infatti chiedere il 100% di capitale, solo se la rendita derivante dalla conversione del 70% del montante finale è inferiore al 50% dell’assegno sociale.
L’importo dell’assegno sociale nel 2025 è circa a 7.000 € annui, quindi la metà a cui far riferimento è circa 3.500 €.
Perciò devi considerare che c’è un importo soglia, cioè una cifra oltre la quale non è possibile ritirare il 100% del capitale presente nel fondo pensione. Questa soglia è sempre più alta per le donne, perché hanno un’aspettativa di vita media più lunga. La soglia, poi, varia un po’ da un fondo all’altro, perché i vari fondi applicano coefficienti di trasformazione diversi per calcolare le rendite. Oggi, la soglia si attesta attorno ai 100.000 euro per gli uomini a 66/67 anni, ma è destinata ad aumentare nel tempo man mano che si ricalcola e si alza l’importo dell’assegno sociale.
Ad oggi, la regola del montante soglia vale per singolo fondo pensione e quindi, se anziché avere un solo fondo ne avessi 2 o più, ciascuno con un montante sotto tale soglia, potresti ottenere da tutti i tuoi fondi il 100% del capitale alla fine.
In caso di mancato versamento del tfr nel fondo pensione si può procedere con un decreto ingiuntivo?
Il mancato versamento del TFR a un fondo pensione da parte del datore di lavoro può comportare delle conseguenze legali.
Se il datore di lavoro non adempie all’obbligo di destinare il TFR al fondo pensione, il lavoratore ha il diritto di chiedere il recupero delle somme dovute tramite un decreto ingiuntivo. Il decreto ingiuntivo è una procedura legale che consente al lavoratore di ottenere una sentenza in tempi rapidi per il recupero del credito, ordinando al datore di lavoro di versare le somme non pagate, con eventuali interessi e spese legali.
Gli unici due possibili svantaggi nel destinare il TFR ad un fondo pensione, se così si possono definire, riguardano la fiducia nella società che custodisce e investe le somme e il fatto che potrai usufruire delle somme versate solo in tempi posticipati.
Per quanto riguarda il primo aspetto, potresti avere poca fiducia nel fondo a cui viene versato il TFR. Se non sei incline al rischio, potresti preferire lasciare il TFR in azienda perché ti fidi di più del tuo datore di lavoro. Tuttavia, dati alla mano, è molto più sicuro e affidabile destinare i soldi a un fondo pensione piuttosto che lasciarli in azienda. I fondi pensione operano a livello istituzionale nel settore degli investimenti e sono sottoposti al controllo di un organismo di vigilanza statale, mentre il datore di lavoro può utilizzare il TFR per finanziare le spese correnti dell’azienda.
Sul secondo aspetto, lasciare il TFR in azienda ti permette di incassare le somme ogni volta che cessi il rapporto di lavoro, monetizzando subito il credito. Invece, il fondo pensione restituisce l’investimento solo al momento dell’accesso alla pensione.
E se resti senza lavoro prima di poter andare in pensione? Nessun problema! In questo caso, puoi riscattare il tuo fondo pensione da subito, ottenendo il capitale contenuto in quel momento, versando allo Stato una tassazione fissa del 23%, che equivale comunque alla tassazione minima possibile se si lascia il TFR in azienda.
Ci sono molti aspetti da tenere presente quando devi scegliere un fondo pensione e si possono suddividere in due tipologie: le variabili personali e quelle dei fondi pensione.
La prima domanda che devi porti è: come vuoi alimentare il tuo fondo pensione? Solo con il TFR? Solo con soldi tuoi? Con entrambi? In concreto, quanto vuoi versare nel tuo fondo pensione? 50 Euro al mese o 250? 1000 Euro all’anno o 5164,57? Avere un’idea di quanto vuoi versare nel tuo fondo pensione è importantissimo ed è uno dei fattori che orienta la scelta.
La seconda variabile è il tuo orizzonte personale. Quanti anni ti mancano alla pensione?
Questo dato influisce molto nella scelta della linea d’investimento e, quindi, la domanda a cui rispondere è: che tipo di investimento cerchi? Una linea che abbia potenzialmente rendimenti migliori nel medio lungo periodo a fronte di una maggiore volatilità o una linea più prudente con rendimenti potenziali inferiori?
Una terza variabile che potresti considerare è se desideri o meno avere un servizio di consulenza dall’ente che ha istituito e gestisce il fondo pensione. Alcuni fondi, infatti, prevedono un consulente dedicato. Altri fondi, invece, ti mettono a disposizione un’email e un call center.
Abbiamo visto in questo articolo che tutti i fondi pensione hanno le stesse regole.
Alcune cose però cambiano tra un fondo e l’altro e queste variabili, rapportate alle tue caratteristiche personali, influiscono molto sulla scelta del fondo. Se devi scegliere un fondo pensione per il TFR occorre, in primis, valutare i costi. Ogni fondo pensione ha costi diversi che impattano più o meno a seconda di quanto sono consistenti e anche a seconda di quanto versi.
Altra cosa da osservare sono i rendimenti storici, che non sono predittivi dei rendimenti futuri perché nessuno sa cosa succederà da ora in poi, ma ci dicono quanto hanno reso i vari fondi pensione finora. Poi puoi considerare gli enti o le società che istituiscono e gestiscono i fondi e anche valutare se ti viene messo a disposizione un consulente.
A volte, infatti, si è disposti a sostenere un costo maggiore se si ha un servizio di qualità e un punto di riferimento competente e affidabile. Questo aspetto è chiaramente molto soggettivo.
Infine, se si deve scegliere un fondo pensione per il TFR, è bene sapere in quali fondi è possibile avere il contributo datoriale (quello che noi di Ciao Elsa chiamiamo “soldi gratis”).
Costi e rendimenti si trovano pubblicati ufficialmente nel sito della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, l’ente preposto al controllo dei fondi pensione che ogni anno aggiorna le tabelle dei rendimenti storici e calcola l’ISC: indicatore sintetico di costo. Questo dato è una percentuale che dice quanto impattano i costi di ogni fondo pensione a 2, 5, 10 e 35 anni. L’ISC viene calcolato per ogni singola linea d’investimento di tutti i fondi pensione, prendendo a riferimento due costanti: un versamento annuo di 2500 Euro e un rendimento annuo netto del 4%. Queste due costanti, però, nella vita reale sono due variabili, perché se versi 1000 Euro o 5000 Euro, oppure se il rendimento annuo è del 2% o del 6%, l’ISC si modifica.
Come avrai capito, non esiste un fondo pensione giusto e uno sbagliato in assoluto: molto dipende da tutte le variabili elencate in questo articolo, non solo dall’indicatore dei costi. Ecco perché Ciao Elsa ha creato uno strumento efficace che sia di supporto nella scelta del fondo pensione più adatto a ogni situazione.
Il comparatore di fondi pensione Ciao Elsa ti consente di avere un’analisi imparziale e gratuita dei fondi pensione sulla base dei dati che inserisci tu e anche sulla base dei dati ufficiali che ci mette a disposizione la COVIP, come i costi e i rendimenti storici dei vari fondi.
Quindi è uno strumento personalizzato che ti offre una lista di fondi pensione organizzata a partire dalle tue caratteristiche di età, inquadramento lavorativo e situazione reddituale. Scoprilo subito!