L’Italia riparte dalla green economy

(foto Shutterstock)

“GreenItaly 2019”: 432 mila imprese hanno scelto la sostenibilità nella sfida a emergenza climatica e crisi economica. Oltre 3 milioni i green jobs (13% sul totale)

Affrontare la crisi climatica è una sfida enorme, che richiede «il contributo di tutti i mondi economici e produttivi», delle «migliori energie tecnologiche, istituzionali, politiche, sociali, culturali», insieme alla partecipazione dei cittadini, «è una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro». Sono le parole di commento di Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, all’indagine annuale sulla forza della green economy italiana, dalla quale emerge come nel sistema economico della penisola siano cresciute l’attenzione alla sostenibilità e all’ambiente

“GreenItaly 2019 – Una risposta alla crisi, una sfida per il futuro”, è il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere – promosso in collaborazione con Conai, Ecopneus e Novamont, con la partnership di Si.Camera e Ecocerved e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – sviluppato attraverso uno studio su 300 storie di economia circolare.

RECORD DI INVESTIMENTI NEL 2019

Chi l’avrebbe detto? Il sistema imprenditoriale italiano sembra aver accelerato sul fronte del green, con numeri record che vedono protagoniste quasi 300 mila aziende, le quali nel solo 2019 hanno investito o prevedono di farlo entro fine anno, in prodotti e tecnologie verdi per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni.

Guardando invece al periodo 2015-2018, oltre 432 mila imprese dell’industria e dei servizi (con dipendenti) hanno eco-investito in sostenibilità ed efficienza, o lo faranno entro la fine del 2019: il 31,2% dell’intera imprenditoria extra-agricola. Nel manifatturiero i dati parlano di più di un’azienda su tre (35,8%).

Efficienza energetica, fonti rinnovabili e taglio dei consumi di acqua e rifiuti sono al primo posto tra gli investimenti, seguiti da riduzione delle sostanze inquinanti e aumento dell’utilizzo delle materie seconde.

Spicca anche un dinamismo sui mercati esteri: tra le imprese manifatturiere (da 5 a 499 addetti) che hanno investito nel green, il 51% ha riscontrato un aumento dell’export nel 2018.
Il 97% delle imprese “verdi” ha sviluppato attività di innovazione, contro il 61% delle non investitrici.

Export e innovazione spingono anche il fatturato e l’occupazione: il 26% delle imprese che eco-investono si aspetta un aumento di fatturato per il 2019, contro un 18% delle altre. Quanto a occupazione, il 19% prevede una crescita, contro l’8%.

A livello regionale investono di più Lombardia, Veneto e Lazio.

GREEN JOBS

Nel 2018 i lavori green in Italia sono arrivati a 3.100.000 unità (+3,4% rispetto al 2017), il 13,4% del totale dell’occupazione generale.
A spingere verso il green il manifatturiero italiano ci sono gli imprenditori under 35, il 47% dei quali ha fatto eco-investimenti, contro il 23% degli over 35.

LA “GENERAZIONE GRETA” HA BISOGNO DI RISPOSTE

La “generazione Greta” non ha bisogno carezze, «ma di risposte che indichino ricette solide e politiche durature per sostenere, come un vento propizio, una nuova economia» prosegue Realacci. «Molto sta cambiando anche se troppo lentamente. Quando 10 anni fa pubblicavamo il primo GreenItaly, nel mondo c’erano 25 GW di fotovoltaico installato: oggi i GW sono diventati 660. La tecnologia ha compiuto enormi progressi e in questi 10 anni il costo dell’elettricità da fotovoltaico, dice l’Unep (United Nations Environment Programme), è crollato dell’81%, e quello dell’eolico del 46%. È già oggi in campo un’economia più sostenibile e a misura d’uomo, che mette insieme innovazione e qualità con valori e coesione sociale; ricerca e tecnologia con design e bellezza, industria 4.0 e antichi saperi. Un modello produttivo e sociale che offre al nostro Paese la possibilità di avere un rilevante ruolo internazionale: già oggi lItalia è la superpotenza europea nell’economia circolare con il 79% di rifiuti totali avviati a riciclo e presenta un’incidenza ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%. La green economy italiana è la frontiera più avanzata per cogliere queste opportunità. È un’Italia che fa l’Italia, che non perde la propria anima ed è insieme innovativa e in grado di affrontare le sfide del futuro». 

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