Per installare in azienda un sistema di videosorveglianza è sempre necessaria l’autorizzazione del sindacato o dell’Ispettorato del lavoro
La videosorveglianza in azienda è un sistema di telecamere usato per controllare e registrare quello che accade in alcuni spazi di lavoro. Di solito serve per aumentare la sicurezza, per esempio per prevenire furti, danni, intrusioni o situazioni di pericolo per le persone e per i beni. In Italia ci sono regole precise che disciplinano questo strumento e che servono a proteggere anche la privacy di chi lavora, come l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori e la disciplina in materia di protezione dei dati personali (GDPR e Codice Privacy).
Le telecamere non possono essere usate per controllare in modo costante e continuo come lavori. Per installarle non basta una scelta libera del datore di lavoro, perché serve un accordo con i sindacati oppure un’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro. Inoltre, chi lavora deve essere informato in modo chiaro e devono essere presenti cartelli ben visibili nelle zone in cui c’è la videosorveglianza.
| Voce | Caratteristica |
|---|---|
| Cos’è la videosorveglianza in azienda | È un sistema di telecamere usato per controllare e registrare quello che accade in alcuni spazi di lavoro |
| A cosa serve | Serve per sicurezza, prevenzione di furti, danni, intrusioni e situazioni di pericolo |
| Obbligo verso chi lavora | Deve essere fornita un’informativa chiara e devono esserci cartelli ben visibili |
Le telecamere in azienda vengono spesso installate per aumentare la sicurezza negli ambienti di lavoro e nelle aree aperte al pubblico. Uno degli obiettivi principali è prevenire e accertare furti, atti vandalici o altri comportamenti illeciti, sia da parte di persone esterne sia di chi lavora all’interno dell’azienda. Un’altra ragione importante è la tutela del patrimonio aziendale, quindi la protezione di beni di valore, strumenti di lavoro e informazioni riservate.
Le telecamere possono essere utili anche per la sicurezza di chi lavora, per esempio nelle aree più esposte a rischi oppure quando serve ricostruire con più chiarezza un incidente o un infortunio.
In ogni caso, il loro uso deve essere autorizzato e deve rispettare il principio di proporzionalità. Questo significa che non si possono usare strumenti troppo invasivi o fare controlli estesi e indiscriminati sulla vita privata e sull’attività lavorativa delle persone.
La registrazione audio in azienda è considerata ancora più invasiva della sola ripresa video, perché può raccogliere conversazioni e aspetti della vita privata. Per questo motivo, in generale, non è ammessa oppure può essere usata solo in situazioni eccezionali e con regole molto rigide.
Anche i microfoni inseriti nelle telecamere possono essere considerati una forma di controllo nascosto e sproporzionato, con rischi molto seri per la privacy. Se il datore di lavoro usa sistemi di audio e videosorveglianza senza una valida base giuridica, può andare incontro a sanzioni amministrative e penali.
No, il datore di lavoro non può spiarti in modo nascosto o senza limiti, perché questo viola il tuo diritto alla riservatezza e alla dignità.
I controlli a distanza sono ammessi solo in casi precisi. Devono essere giustificati da esigenze organizzative, produttive, di sicurezza sul lavoro oppure dalla necessità di proteggere i beni dell’azienda. In ogni caso, devono rispettare le regole previste dalla legge.
Usare telecamere nascoste o sistemi di controllo segreti può avere conseguenze molto serie. In queste situazioni possono esserci violazioni legate all’uso illecito dei dati personali e all’ingerenza nella vita privata. Nei casi più gravi, possono emergere anche responsabilità penali.
Se non rispetta le regole su privacy e controlli a distanza, chi ti assume rischia sanzioni amministrative elevate, responsabilità penale personale e conseguenze anche per l’azienda.
Per essere in regola, deve informare chi lavora in modo chiaro e trasparente, ottenere gli accordi o le autorizzazioni richieste e usare questi strumenti solo per le finalità consentite e dichiarate.
La normativa in tema di videosorveglianza è presente nell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.
Si tratta di una delle previsioni normative più importanti di tutto il nostro ordinamento, non solo del diritto del lavoro.
Con questa norma, il Legislatore ha voluto vietare i controlli occulti delle aziende nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici.
Vediamo il testo dell’articolo:
Per capire meglio l’articolo, è necessario soffermarsi su alcuni aspetti:
Se in azienda viene installato un impianto di videosorveglianza, è obbligatorio dare a chi lavora un’informativa chiara e completa, come previsto dal comma 3 dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori. Questo documento deve spiegare almeno perché vengono raccolte le immagini, su quale base è consentito farlo, per quanto tempo vengono conservate e quali diritti hai sui tuoi dati personali.
Oltre all’informativa, devono essere presenti anche cartelli ben visibili nelle aree controllate, prima ancora che tu entri nello spazio ripreso dalle telecamere.
Questo passaggio è molto importante, perché la mancanza di un’informativa adeguata può rendere illecito il trattamento dei dati e portare a sanzioni da parte dell’autorità competente. In concreto, questo significa che le immagini raccolte senza una corretta informazione preventiva potrebbero non poter essere usate nemmeno in ambito disciplinare. Per esempio, se un’azienda riprende una persona mentre sottrae degli oggetti all’interno di un negozio, ma non ha prima fornito l’informativa dovuta, quel video potrebbe non essere utilizzabile per contestare il fatto sul piano disciplinare.
In caso di impianto di videosorveglianza non autorizzato possono scattare più sanzioni:
Vediamo un caso reale che permette di comprendere bene i rischi in capo all’azienda in caso di mancata osservanza di tutti gli obblighi normativi. Un datore di lavoro ha installato all’interno della propria azienda un impianto di videosorveglianza, composto da 16 telecamere, per controllare le entrate al locale e per fare da deterrente contro possibili eventi criminosi.
Questo dispositivo poteva però anche essere usato per controllare i dipendenti durante lo svolgimento delle loro mansioni, attività assolutamente vietata dalla legge.
L’installazione dell’impianto era stata anticipata solamente da una lettera liberatoria sottoscritta dai dipendenti, ma senza avere preventivamente un accordo con la rappresentanza sindacale interna, e senza neppure avere l’autorizzazione della sede locale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Ebbene, al termine dei tre gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, con la sentenza numero 50919 del 2019, ha stabilito che la sola lettera di accettazione dell’installazione del sistema di videosorveglianza in azienda, firmata dai lavoratori, non è valida. Solo le rappresentanze sindacali dei lavoratori possono esprimere in modo valido e certo il consenso rispetto all’installazione dei sistemi di videosorveglianza, o in mancanza l’Ispettore del lavoro. Sulla base di queste considerazioni la Cassazione ha bocciato il ricorso dell’imprenditore. Le liberatorie sottoscritte dai dipendenti, per autorizzare il datore di lavoro all’installazione dell’impianto di videosorveglianza, non erano sufficienti.
Il datore di lavoro può installare liberamente telecamere in azienda?
No, per installare telecamere serve un accordo con i sindacati oppure un’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro.
Le telecamere possono essere usate per controllare in modo continuo i dipendenti?
No, le telecamere non possono essere usate per controllare in modo costante e continuo come lavori.
La registrazione audio in azienda è ammessa?
In generale no, oppure può essere usata solo in situazioni eccezionali e con regole molto rigide.
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