KIKO MILANO punta su responsabilità sociale e gender equality

img 1: "Cristina Scocchia"

(In foto Cristina Scocchia, Amministratore delegato KIKO)

Il Clubhouse di SHR Italia dedicato ai temi del lavoro che cambia: l’esempio virtuoso di KIKO MILANO che investe in sostenibilità e inclusività

La pandemia ha accelerato un cambiamento già in atto nel modo di intendere l’impresa, e di considerare le risorse umane: ad approfondire il tema è Cristina Scocchia, Amministratore delegato di KIKO, che ha definito le caratteristiche necessarie alle aziende per accogliere le sfide del futuro: sostenibilità e inclusione sono elementi irrinunciabili.

Responsabilità sociale e ambientale

«La ripresa economica del Paese si realizzerà grazie alle iniezioni economiche previste dal PNRR, ma perché vi sia una ripresa duratura e sostenibile è necessario portare avanti un cambiamento culturale – ha spiegato Cristina Scocchia, intervistata da Gianluca Spolverato, fondatore di SHR ITALIA  –.  La vera ripresa dovrà basarsi su alcuni valori chiave: il merito, il talento, l’inclusione, la responsabilità sociale ed ambientale, che tutti noi dobbiamo tener presenti.

Le imprese si trovano di fronte a delle sfide importanti: devono accelerare sull’innovazione, sulla trasformazione digitale, sulla crescita dimensionale delle aziende, sull’omnicanalità, che ci permetta di cogliere il fenomeno dell’e-commerce che sta crescendo esponenzialmente. Tutto questo, però, non sarà sufficiente se non cogliamo la sfida culturale.

È tramontata l’idea che l’impresa debba creare profitto – prosegue Cristina Scocchia – . Certo è fondamentale, ma è necessario creare valore per ogni portatore d’interesse: in questo modo diamo un ruolo sociale alle imprese, e questa è la sfida del futuro. Un numero sempre più alto di clienti sceglie prodotti e servizi ad alto contenuto di sostenibilità, ambientale e sociale. Per questo, investire in quest’ambito è la prima cosa da fare per garantire un futuro alle aziende». 

Leadership di servizio, leadership valoriale

A modificarsi è anche la concezione di leadership: restano valide alcune caratteristiche connaturate e consolidate nel tempo, a cui si aggiungono altri elementi che trasformano la leadership a livello sostanziale: «Un leader deve saper pensare in modo strategico e lungimirante, saper prendere decisioni anche difficili senza riversare sul team di lavoro la propria preoccupazione o emotività – sottolinea Cristina Scocchia –. Deve saper costruire dei team forti, motivati, in cui prevalga lo spirito di squadra, e il risultato del team sia più importante di quello individuale.

Ma, oggi, un leader deve avere anche un compasso morale forte, un assetto valoriale importante: penso a valori come l’etica, la responsabilità sociale, la responsabilità ambientale, la morale. Mi è sempre piaciuta l’idea di una sorta di ‘giuramento d’Ippocrate’ anche per noi manager, che leghi il nostro operato ad un codice etico più elevato, in grado di sancire in modo definitivo il ruolo sociale che le imprese possono, e devono avere. 

Lo smart working è un mezzo che consente di passare da una leadership verticale basata sul controllo a una leadership orizzontale basata sulla fiducia. Si tratta di una differenza sostanziale, che deve far comprendere come la leadership non sia potere e sia, invece, responsabilità: un manager, prima di tutto, deve aver cura delle persone che vedono in lui un punto di riferimento. Le persone si possono fidare del manager quando lo conoscono non solo professionalmente, ma anche umanamente». 

Valorizzare le diversità

La diversità significa ricchezza: parte da questo presupposto la riflessione di Cristina Scocchia sull’inclusione, che rovescia l’antico paradigma del ‘timore del diverso’. «Le squadre sono forti solo quando sono diverse, non solo a livello di gender, ma anche di nazionalità, orientamento politico, sessuale, culturale, religioso. Non sono le quote a fare la differenza quanto, piuttosto, la necessità di interiorizzare il fatto che solo la valorizzazione dell’unicità di ognuno di noi, può portare la squadra a vincere». 

Le buone pratiche di KIKO su gender equality

«Mi piace riprendere il concetto espresso da Seneca, in base al quale non esista la fortuna, ma esista ‘il momento in cui il talento incontra l’occasione’  – conclude Cristina Scocchia  –. Il talento è equamente distribuito tra uomini e donne, ciò che non è equamente distribuita è la possibilità di dimostrare ciò che valiamo. Abbiamo solo il 5% di amministratori delegati donna, solo il 20% di primari donne, ed è donna solo il 30% dei dirigenti. I dati ISTAT mi fanno pensare che queste pari opportunità non ci siano. 

Ciò che per me è importante è offrire a tutti pari opportunità. In Italia la famiglia, i figli, gli anziani sono sulle spalle delle donne. Mancano servizi di sostegno alla famiglia e questo, all’interno di un nucleo, impedisce che vi sia un’equa possibilità di carriera per entrambi i coniugi. Da parte nostra, noi aziende dobbiamo individuare nel merito l’unico parametro: in questo modo si arriverà necessariamente alla parità delle possibilità professionali». 

Leggi anche:

‘Diversity e inclusion in azienda: guida Babbel in 4 passi’

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