Impact 2030, lo sguardo sul futuro del lavoro in pieno cambiamento

Mercoledì 20 maggio all'H-Farm Campus di Roncade si è svolta la 6° edizione dell'evento di Laborability su intelligenza artificiale, lavoro e diritto

Tempo. Benessere. Conoscenza. Verso un nuovo patto sociale tra persone e imprese”. Il sottotitolo di questa sesta edizione di IMPACT 2030 ha inquadrato alla perfezione le tre grandi direttrici del discorso sul futuro del lavoro, che mercoledì 20 maggio è tornato al centro del dibattito attraverso innumerevoli occasioni di confronto, discussione e approfondimento di grande interesse.

IMPACT ha segnato ancora una volta il passo, facendo chiarezza sulle principali trasformazioni in atto, legate direttamente ai progressi dell‘intelligenza artificiale e alla sua implementazione in ambito lavorativo, professionale e privato. L’evento ideato da Laborability e organizzato in collaborazione con l’H-Farm Campus di Roncade (Tv), ha riunito ancora una volta una folta platea di protagonisti del mondo HR e aziendale.

Oltre 600 decision maker, tra CEO, HR Director e giuristi, hanno partecipato a una giornata intensa fatta di speech, workshop, performance, incontri tematici e speed date professionali,  il cui obiettivo principale è stato comprendere non solo la tecnologia AI, che ormai è realtà operativa e non più un orizzonte futuro, ma soprattutto come stia riscrivendo modelli decisionali, leadership e cultura aziendale.

AI, diritto e persone sotto la lente

Per accompagnare aziende e top manager nella gestione delle sfide legate all’innovazione, questa edizione di Impact ha messo al centro della discussione temi come AI e organizzazione, trasparenza e benessere, diritto del lavoro e capacità di attrarre e trattenere talenti.

Sul palco dell’Auditorium di H-Farm si sono avvicendati in una serie di interventi di 12 minuti ciascuno Giorgio Sacconi, co-founder di Fairflai, Elisabetta Vanuzzo, AD di Laborability, Chiara Bellon e Alvise Nicolazza di Veritas,  Francesco Sordi di Surf the Market e Andrea Bizzotto di Gruppo Vola, Alberto Gangemi, socio di Kopernicana e Valentina Tosetti, head of people development ed employer branding di Bracco, Elisa Pavanello del team legale di WI LEGAL, Roberto Battaglia, chief operating officer di AIRC, e infine Mauro Corselli, partnership lead e account executive di Lexroom.

Nel pomeriggio a ricaricare di energia la sala, con un’ondata travolgente d’ironia e battute paradossali, ci ha pensato Toni Bonji, comico e performer famoso per i suoi personaggi a Zelig Off e al Gialappa’s Show, che con leggerezza e intelligenza ha messo in luce le innumerevoli contraddizioni del nostro tempo, senza tralasciare il nostro rapporto con l’intelligenza artificiale.

Il programma è quindi ripreso con gli speech Giovanni Conz di AWM suite, Patrizio Bof di INFINITE AREA, Margherita Cera, assessore all’Innovazione del COMUNE DI PADOVA e Giuseppe Venier, AD di Umana, Luna Bianchi e Francesco Frugiuele di DECENTRAL, Giovanni Moriani di SESA e il Collettivo Artistico DMAV, con l’apprezzatissima e irriverente performance Corporate Porn, incentrata sulle degenerazioni del linguaggio aziendale. 

Un nuovo patto sociale tra persone adulte

Gianluca Spolverato, founder di Laborability e Managing partner di Wi Legal, ha subito introdotto gli oltre 600 partecipanti alla questione fondamentale che sta alla base di tutta la discussione. Ovvero la necessità di ripensare il modo di intendere il lavoro.

“Se il lavoro resta privo di significato le persone se ne vanno. Oggi il problema non è tanto il lavoro ma come lo abbiamo progettato”, ha detto Spolverato, “Organizzazioni che misurano il lavoro ma non il valore, parlano di persone ma vedono numeri, promettono crescita ma bloccano tutti. E quindi, ci stupiamo quando le persone ci fanno una domanda semplice: perché dovrei restare?”

Ma allora che lavoro ci serve davvero? La visione del fondatore di Laborability a riguardo è molto precisa.

“Un lavoro che tenga insieme cose che abbiamo separato: benessere e crescita, diritto e responsabilità, persona e impresa”, ha sottolineato, “Che non consuma ma restituisce credito, fa crescere, paga meglio, si capisce. Perché il problema oggi è lavorare senza crescere, senza star bene, senza significato. E non lo accettiamo più.

Allora serve un nuovo patto, non tra azienda e sindacati, non tra imprese e sindacati. Tra persone adulte. Un patto semplice: io ti do sicurezza economica, autonomia e scopo in cambio di impegno, crescita e responsabilità”. 

La base di questo nuovo patto poggia su due fondamentali diritti-doveri. 

“Il diritto-dovere di formazione continua e quello di benessere reale. Senza il primo ci fermiamo; senza il secondo non stiamo bene. Il lavoro che ci serve è quello che ci fa tenere curiosi, non occupati. Che ci tiene vivi. La vera domanda che dobbiamo porci allora non è come cambierà il lavoro. La vera domanda è siamo disposti a cambiare davvero?”.

Arrivederci al 21 ottobre 2026

Per chiudere al meglio i lavori di una giornata intensa e ricca di numeri, notizie, provocazioni e stimoli ad approfondire il discorso, Gianluca Spolverato è tornato sul palco offrendo alcuni spunti di riflessione, in parte legati al suo nuovo libro “Bulldozer – Il lavoro cambia, cambiamo il lavoro”, sui processi di trasformazione organizzativa.

Partendo dall’immagine dello stormo come metafora del modo migliore di muoversi verso un futuro sempre più interconnesso con l’intelligenza artificiale.

“È un’immagine molto bella, che ci colpisce sempre quando la vediamo nel cielo. Uno stormo non ha un capo, non ha una guida che tiene la strada. Ma ha senso della direzione. Gli uccelli che stanno dentro uno sciame sono autonomi e volano insieme. Insieme sono più belli e più grandi. 

Abbiamo fatto una cosa molto bella oggi, abbiamo guardato in faccia la realtà. Ci siamo emozionati, abbiamo ascoltato persone e aziende raccontarci cosa c’è alla frontiera. Quel che vogliamo raccontare è che c’è bisogno di cambiare perché il cambiamento avverrà con o senza di noi. Parlato di nuovi modelli di organizzazione e di stare insieme tra noi, simile all’immagine dello sciame. Il senso di oggi è domandarci come lavorare meglio.

Non ci servono imprenditori illuminati, una retorica tossica. I luminari, i manager geniali, né i lavoratori di buona volontà. Ci servono persone mature che hanno voglia di essere adulti al lavoro come lo sono per tutto il resto della giornata e che vogliono prendersi la responsabilità insieme ad altre persone adulte. Che sono persone normalissime ma vogliono fare qualcosa insieme, mantenendo ciascuno la propria autonomia, consorziandosi tra imprese che vogliono stare insieme, costruendo insieme.

Ci serve l’imprenditore che decide di pagare meglio, il manager che decide di avere fiducia e fidarsi invece di stare a controllare sempre, lavoratori che vogliono essere adulti anche a lavoro, aziende che vogliono lavorare meglio”.

Infine, Gianluca Spolverato ha rilanciato l’invito a tornare il prossimo 21 ottobre, per una nuova puntata di Impact 2030, la settima edizione, in cui si continuerà ad esplorare le nuove frontiere del lavoro, del diritto e dell’intelligenza artificiale, ma anche di welfare, sostenibilità, parità di genere, trasparenza e molte altre tematiche collegate alla crescita delle persone e delle aziende.

 

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