La paternità al lavoro comprende congedi, permessi e tutele pensati per permettere al padre di partecipare alla cura dei figli senza perdere diritti e protezione sul lavoro
La genitorialità, nel nostro Paese, è sempre un tema caldo dato che i dati ci raffigurano come lo Stato più vecchio dell’Unione Europea e questo vuol dire che si fanno sempre meno figli.
Nonostante questo, il Governo nel tempo ha confermato e rafforzato, seppur timidamente, alcuni strumenti a tutela e supporto di chi diventa genitore.
Spesso si può pensare che il supporto normativo è rivolto solo alle mamme, ma la verità è che il panorama sta cambiando profondamente per valorizzare anche il ruolo del padre. In questo articolo, infatti, scopriamo tutti diritti e le tutele dei papà al lavoro in azienda. Iniziamo!
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| A chi spetta | L’assegno unico figli maggiorenni spetta per i figli dai 18 ai 21 anni, se fiscalmente a carico e in presenza delle condizioni previste |
| Come si richiede | La richiesta va presentata all’INPS e può essere fatta dal genitore oppure direttamente dal figlio o dalla figlia maggiorenne |
| Importo | L’importo cambia in base all’ISEE familiare. Senza ISEE o con ISEE scaduto viene riconosciuta la misura minima |
Partiamo dalle basi, perché capire il concetto di paternità oggi è fondamentale per muoverti correttamente nel mondo professionale.
Se cerchi il significato paternità online trovi tantissime definizioni diverse, ma è importante non limitarsi alla definizione biologica di “essere padre”.
Nel contesto aziendale, la paternità al lavoro rappresenta un vero e proprio diritto del dipendente a partecipare attivamente ai primi momenti di vita del bambino, senza dover rinunciare alla sicurezza del proprio posto.
Al pari della mamma, infatti, anche il papà ha il diritto di prendere il congedo obbligatorio e di non subire, per tale motivo, delle discriminazioni o delle rivendicazioni. Questo anche se il congedo di paternità è molto più ridotto rispetto a quello di maternità.
Chi si occupa di risorse umane in azienda, tra l’altro, deve sempre tenere a mente un concetto: anche il legislatore ha iniziato a riconoscere che la cura della famiglia non è un compito esclusivo di un solo genitore, ma una responsabilità condivisa che va tutelata in modo sempre più marcato.
Ma nel concreto, cosa prevede la paternità in Italia? È difficile racchiudere in un unico paragrafo tutte le misure e le agevolazioni nazionali, contrattuali e territoriali previste in materia di paternità.
Per questo è bene tenere a mente alcune fonti di riferimento per eccellenza:
Il pilastro principale rimane, comunque, il congedo di paternità obbligatorio.
Immagina che il tuo piccolo sia appena nato: hai diritto a 10 giorni lavorativi (quindi sono esclusi i sabati e le domeniche) di astensione dal lavoro, che non possono essere spezzati a ore.
Nel caso di parto gemellare, i giorni sono raddoppiati a 20.
Queste giornate le puoi usare, però, in modo non continuativo quindi un po’ in un periodo e un po’ nell’altro e ti sono pagati al 100% dall’INPS. Puoi usare il congedo anche durante il congedo di maternità della mamma.
In quale periodo puoi prendere il congedo? Dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai cinque mesi successivi alla nascita.
È un momento prezioso, un “bonus tempo” che lo Stato ti riconosce per accogliere il nuovo arrivato.
Ricorda però di avvisare il tuo datore di lavoro con almeno cinque giorni di anticipo, così da permettere all’azienda di organizzarsi serenamente.
Attenzione: questa misura resta esclusa per i padri lavoratori autonomi e quelli iscritti alla Gestione Separata.
Oltre ai dieci giorni obbligatori, esistono diritti e tutele molto profonde che spesso passano sotto traccia.
In questo paragrafo cerchiamo di fare un riassunto di tutte le tutele esistenti.
Proprio come vale per le mamme lavoratrici, il legislatore ha previsto il divieto di licenziamento per il padre lavoratore che fruisce del congedo di paternità, per la durata del congedo stesso e fino al compimento di un anno di età del bambino.
Cosa vuol dire questo? Se, per esempio, l’azienda decide di porre fine lo stesso al rapporto di lavoro, puoi ribellarti al licenziamento, impugnarlo e in quel caso il tuo datore potrebbe essere obbligato a pagare delle sanzioni.
Diverso è il caso delle dimissioni.
Questo scatta in casi purtroppo gravi, come l’infermità o il decesso della mamma in seguito al parto, o l’abbandono del figlio.
In questi casi estremi, la legge consente al papà di godere della stessa astensione che sarebbe spettata alla mamma.
Devi sapere che anche tu in quanto padre puoi chiedere il congedo parentale, che è un diritto separato rispetto a quello dell’altro genitore.
Oggi puoi chiederlo anche se la mamma non lo chiede.
Per quanto tempo puoi stare in congedo? In totale puoi usare fino a 6 mesi. Questo limite può salire a 7 mesi se stai a casa dal lavoro per almeno 3 mesi complessivi. Una durata ancora diversa è prevista se il congedo viene chiesto da entrambi i genitori.
Attenzione: dal 2026, questa misura può essere richiesta per ogni figlio o figlia entro i 14 anni di età.
Non facciamo l’errore di pensare che solo la mamma può prendere le ore di allattamento.
Il papà le può usare se la mamma è una lavoratrice dipendente che ci rinuncia, oppure se è una lavoratrice autonoma o, ancora, se il padre ha l’affidamento esclusivo del bambino.
Insomma, il messaggio è chiaro: non sei “ospiti” nella crescita dei tuoi figli, ma protagonista tutelato dalla legge.
Parliamo di permessi orari pagati:
Ricorda però che non potrai mai usarli quando:
Cos’è la paternità al lavoro?
La paternità al lavoro è il diritto del padre lavoratore a partecipare alla cura del figlio senza rinunciare alla sicurezza del proprio posto.
Quanti giorni dura il congedo di paternità obbligatorio?
Il congedo di paternità obbligatorio dura 10 giorni lavorativi, che diventano 20 in caso di parto gemellare.
Il padre può chiedere il congedo parentale?
Sì, anche il padre può chiedere il congedo parentale, anche se la madre non lo richiede.
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