Dal welfare frammentato al welfare che accompagna davvero le persone

Da welfare frammentato a welfare integrato
(foto Shutterstock)

Come si può migliorare un’offerta di welfare frammentato che copre già molti bisogni? La risposta non è aggiungere ma integrare

Le soluzioni di welfare sono sempre più diffuse nelle aziende, con pacchetti più o meno elaborati che rispondono a diversi bisogni del personale. Non mancano tanto le coperture quanto invece un’integrazione che renda il welfare meno frammentato e di più facile accesso. Approfondiamo il tema in questo secondo articolo del nostro speciale dedicato. 

Le sfide e le opportunità per la competitività aziendale

Nel 2026 il welfare aziendale si conferma come una leva strategica per la competitività aziendale, i numeri delle ricerche più recenti sono inequivocabili: il 79% delle persone dà importanza al welfare nella scelta di un lavoro e, a parità di stipendio, per circa metà delle persone diventa l’ago della bilancia se si deve scegliere tra due lavori. 

Come abbiamo anticipato, le misure nelle organizzazioni, piccole e grandi, sono ormai ampiamente diffuse. Il problema che aziende e personale si trovano ad affrontare spesso non è quindi una mancanza di copertura ma una gestione inefficiente.

Il welfare frammentato non risponde efficacemente ai bisogni

I bisogni di chi lavora sono sempre più chiari, e le persone sono sempre più decise a dar loro la giusta priorità. Il punto cruciale è lavorare sulla risposta a queste necessità, che spesso è disorganizzata e vede tutele e benefici provenire da enti diversi. Il risultato è che i benefit si sprecano e le persone non sanno cosa possono avere e come fare le richieste.

Possiamo prendere ad esempio diverse aree toccate dal welfare aziendale e vedremo come le opportunità siano frammentate e spesso di difficile gestione: 

  • Il primo nodo da affrontare è quello dell’orientamento e dell’accesso alle tutele: non sempre il personale conosce le misure a propria disposizione e come ottenerle; 
  • Cura e caregiving di persone care: che si tratti di figli, persone anziane o in condizione di fragilità, misure che rispondono a questo bisogno vengono erogate sia da enti bilaterali che dal CCNL di riferimento;
  • Tempo: le persone chiedono sempre più delle misure di conciliazione vera, per integrare la vita privata e quella professionale con maggiore facilità;
  • Situazioni di fragilità temporanea: esistono benefici di welfare dedicati a particolari condizioni come malattia, separazioni, o rientri complessi. Accedervi può tuttavia essere complesso perché le misure sono divise tra pubblico, azienda ed enti privati. 

Creare un sistema di welfare integrato può rispondere a questo frazionamento, evitando che uno stesso bisogno sia intercettato da misure diverse, che inevitabilmente saranno usate poco e male. 

Perché il welfare frammentato non funziona

L’approccio tradizionale al welfare non è più vantaggioso: con tutele inefficienti e costi elevati il risultato è uno spreco di risorse sia da parte delle organizzazioni che del personale. Ma quali sono i principali difetti di un welfare frammentato

  • Innanzitutto la gestione cosiddetta “a silos”: a ogni bisogno risponde una misura diversa, che spesso si aggiunge nel tempo a quelle precedenti già in essere. Il costo di queste tutele, che non dialogano, è inevitabilmente destinato a crescere; 
  • In seconda battuta, sicuramente manca un approccio che integri le misure che provengono da fonti diverse: per esempio se, rispetto alla famiglia, il welfare pubblico e quello contrattuale prevedono dei benefit, l’azienda dovrebbe tenerne conto se volesse decidere di offrire una tutela in questo settore. Spesso, invece, le proposte si sovrappongono (e in alcuni casi si annullano) per mancanza di integrazione;
  • Non ultimo, il problema della comunicazione: è spesso complicato destreggiarsi nella burocrazia legata al welfare e si rischia che un’opportunità vada sprecata per mancanza di comprensione, a partire dal linguaggio

Occorre dunque superare l’approccio tradizionale in favore del welfare integrato, cioè l’insieme di opportunità, beni e servizi messe a disposizione da Stato, datore di lavoro e anche da enti e organizzazioni private, per esempio gli enti bilaterali.

Questo implica non ragionare a comparti separati, ma creare una rete di servizi

Welfare frammentato: l’integrazione come soluzione 

In questo contesto, la sfida per le organizzazioni è l’integrazione: non aggiungere nuovi benefit ma aiutare le persone a sfruttare le opportunità presenti, mettendole a sistema e rendendo l’accesso più semplice. 

L’azienda che decide di adottare un approccio integrato non guarda a una sola misura ma a un intero ecosistema e diventa a tutti gli effetti il facilitatore di un percorso. Quali sono i passaggi? 

  • individuare i bisogni delle persone e valutare la risposta attuale dell’azienda;
  • integrare nella proposta i benefici offerti dallo Stato e quelli contrattuali; 
  • comunicare con chiarezza al personale le opportunità.

Ultimo, ma indispensabile: misurare i risultati ottenuti, per non sprecare risorse e continuare a migliorare.

Integrazione: i vantaggi per entrambe le parti

L’approccio integrato genera vantaggi concreti sia per le organizzazioni che per chi lavora. Per l’azienda, il beneficio immediato è una gestione efficiente delle risorse, che riduce interventi poco mirati e inutilmente dispendiosi. 

Per il personale, il vantaggio è un sistema con maggiori tutele e un accesso semplificato, capace di adattarsi a diverse fasi sia del percorso professionale che della vita privata. In un circolo virtuoso, questo migliora il benessere della persona ma stimola anche la fiducia verso l’azienda, favorisce un clima lavorativo sereno e impatta positivamente sulle performance

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