2023, il ritorno dei viaggi business

(foto Shutterstock)

Secondo Booking.com, il prossimo anno segnerà il grande ritorno dei viaggi business. Sarà l’occasione per rinforzare le relazioni e l’engagement

I viaggi business torneranno all’ordine del giorno nel 2023. Lo testimonia l’indagine annuale di Booking.com, che è la più ampia ricerca sulle previsioni di viaggio condotta da una piattaforma del settore.

Declino della workation

In generale, dice il report, i viaggiatori di tutto il mondo si sentono molto più ottimisti riguardo ai viaggi nel 2023 e, nonostante l’attuale instabilità avvertita a livello globale, quasi tre quarti (72%) di loro sostiene che varrà sempre la pena viaggiare.

Tuttavia, ora che la maggior parte delle persone non deve più lavorare necessariamente dall’ufficio, è sempre più diffusa la tendenza a trascorrere le vacanze staccando del tutto la spina. Un’alta percentuale (66%) vuole che i propri viaggi nel 2023 non contemplino assolutamente il lavoro.

Sebbene il 49% dei viaggiatori globali, e il 44% degli italiani, non sia interessato a lavorare quando è fuori casa, prenderebbe in considerazione la possibilità di fare un viaggio business o partecipare ad un retreat aziendale.

Ma a differenza di quanto accadeva nell’era pre-covid, le persone sperano di avere più opportunità per relazionarsi con i colleghi nella vita reale e lontano dall’ufficio, riflettendo una crescente domanda di abbinare i viaggi di lavoro ad attività ludiche produttive.

Voglia di incontri e di viaggi “reali”

Infatti, il 44% dei lavoratori globali non vede l’ora che il proprio datore di lavoro organizzi un viaggio “reale” per riunire le persone, e poco più della metà (51%) vorrebbe che il datore di lavoro investisse in viaggi e trasferte aziendali i soldi risparmiati con il passaggio al lavoro ibrido/da remoto.

Di conseguenza, il 2023 vedrà un aumento dei viaggi aziendali incentrati sul rafforzamento delle relazioni e delle attività ricreative aziendali, piuttosto che sul lavoro. I datori di lavoro li trasformeranno in un gioco e coinvolgeranno i dipendenti in un mondo in cui il lavoro di squadra è l’unica opzione.

Potrebbe trattarsi di viaggi a tema “superstiti” in bungalow di lusso o ville di campagna, completi di cucina in comune e attività all’aria aperta, o di cacce al tesoro a sfondo criminale, con tanto di scuola di spionaggio e corsi da detective in stile CSI.

Anche le aziende potranno raccogliere i frutti di questa tendenza. Più della metà (59%) dei lavoratori di tutto il mondo crede che poter scoprire nuovi luoghi sarà una fonte di ispirazione per essere più produttivi sul lavoro.

Dai blog di viaggio al metaverso, il viaggio è anche virtuale

Un altro aspetto che emerge dal report di Booking riguarda i viaggi virtuali. Se fino a poco fa ci si informava tramite agenzie, siti, magari blog, oggi quasi la metà (43%) dei viaggiatori globali e un terzo (31%) degli italiani, sostiene che l’anno prossimo proverà la realtà virtuale per cercare ispirazione per le proprie vacanze.

Questo significa che nel 2023 i viaggi entreranno nello spazio virtuale 3D del metaverso, in continua evoluzione. Considerando che i partecipanti alla ricerca (viaggiatori globali 35%; viaggiatori italiani 25%) hanno dichiarato di desiderare un’esperienza di viaggio di più giorni nella realtà virtuale o artificiale, il metaverso non permetterà solo di provare un servizio prima dell’acquisto, ma avrà anche lo scopo di istruire, intrattenere e ispirare le persone, aprendo le porte a infinite avventure.

I viaggiatori non avranno più limiti fisici e potranno provare diverse esperienze di viaggio quando i mondi del metaverso cominceranno a riprodurre e reinventare le destinazioni.

I viaggiatori faranno scelte più audaci per i loro viaggi reali, dopo averli sperimentati nel metaverso. Infatti, a livello globale il 46% di loro sarebbe più incline a esplorare mete che non avrebbe mai considerato dopo averle prima sperimentate virtualmente.

Anche se il metaverso offrirà un nuovo modo di sperimentare i viaggi nell’anno a venire, non impedirà alle persone di prenotare un biglietto per la loro prossima meta. Tre viaggiatori su cinque (viaggiatori globali 60%; viaggiatori italiani 69%) credono infatti che un’esperienza virtuale non sia abbastanza gratificante da poter rientrare nella lista di cose da fare almeno una volta nella vita.

 

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