Workation, lavorare in vacanza: nuova tendenza post-pandemia

img 1: “Uomo lavora al pc, seduto fronte mare”

(foto Shutterstock)

Lo smart working si trasforma in workcation. Dopo la pandemia le persone uniscono lavoro e vacanza

La pandemia ha decisamente trasformato il nostro modo di vivere, a partire dall’ambito lavorativo.

Le persone hanno rivalutato le proprie priorità, portando sempre maggiore attenzione al work-life balance, e lo smart working ha rapidamente virato, in alcuni casi, verso forme di flessibilità ancora più estreme.

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Ad esempio, la nuova tendenza in atto nel post pandemia è la workation (o workcation), e vede i professionisti svolgere le varie attività in luoghi esotici, dove è più facile combinare gli impegni e il relax.

Il paradigma ‘prima il dovere, poi il piacere’ sembra capovolgersi, o quantomeno trovare un posto al centro della bilancia. Con la pandemia le due dimensioni vita privata e lavoro hanno finito per fondersi, dando vita al fenomeno della workation, un trend che abbina la vacanza al lavoro, spostando uffici e aziende su spiagge assolate, tra monti e paesaggi innevati, o nel comfort di un hotel in una città lontana dalla propria.

Il bisogno di cambiare luogo 

Dopo aver lavorato chiuse in casa per oltre un anno, moltissime persone hanno avvertito il bisogno di cambiare aria, conoscere nuovi Paesi, vedere città diverse.

E così, molti professionisti e imprenditori sono partiti, inizialmente per un viaggio di solo piacere, ma senza dimenticare di portare con sé smartphone e pc.

Tra un trekking nelle montagne e un bagno nell’oceano o nel mar Mediterraneo, in molti hanno scoperto che era possibile trovare il tempo per una mail o per una call.

Ormai abituati a lavorare da remoto grazie al lockdown, sono riusciti a trovare il metodo perfetto per creare un equilibrio tra gli impegni professionali e il tempo libero, portando a casa vantaggi importanti anche in termini di benessere psicofisico. 

Una tendenza crescente

La workation si è diffusa rapidamente, più o meno dappertutto. Sempre più persone, infatti, decidono di prenotare uno chalet in montagna o un appartamento su Airbnb e, dividendo equamente la giornata, riescono a trovare il tempo per lavorare e per rilassarsi.

Un’abitudine che, in realtà, era già stata sperimentata con il primo lockdown, quando molte persone si sono trasferite nelle abitazioni di villeggiatura, al mare o in montagna.

Ad avallare questa tendenza sono gli stessi datori di lavoro, che consentono alle persone di proseguire con lo smart working.

Nel 2021, su un campione di 3 mila lavoratori indiani, l’85 per cento ha dichiarato di aver adottato la formula della vacanza-lavoro, un quarto di canadesi ha espresso l’intenzione di provare e, in uno studio internazionale effettuato su otto paesi e oltre 5 mila candidati, il 65 per cento degli intervistati ha dichiarato di voler trasformare una trasferta in un viaggio di piacere e viceversa.

Saper gestire tempi di vita e lavoro

Non tutti sono d’accordo nel battezzare come positiva la workation: per alcuni esperti non consentirebbe di definire i limiti tra due sfere che, di norma, andrebbero tenute separate.

Altri, invece, sostengono che il restyling che le nostre vite hanno avuto ci abbia resi in grado di sviluppare una capacità di adattamento e organizzazione che ci permette di mantenere l’equilibrio tra relax e dovere. 

Solo il tempo sarà in grado di dirci se la workcation rappresenti davvero l’ideale del work-life balance tanto desiderato.

  

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‘Flessibilità e work-life balance’

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