L’importanza dello studio per costruirsi il proprio futuro professionale

L’importanza dello studio per costruirsi il proprio futuro professionale

Scuola e lavoro: quali consigli dare agli studenti prossimi all'ingresso nel mondo del lavoro? Come rendere più costruttivo il rapporto scuola-lavoro? Il punto di vista di Gianluca Spolverato

di Gianluca Spolverato

Il ruolo della scuola in rapporto al mondo del lavoro

La scuola ha la grande responsabilità di preparare i ragazzi dando loro un metodo. Il che non ha nulla a che fare con l’insegnare un mestiere, ma significa insegnare a usare quegli strumenti che consentono di comprendere la realtà, ancorandosi a un ragionamento strutturato, che consente di essere autonomi nella formazione di un’opinione, di una idea. Chiarito questo concetto, c’è un passaggio che la scuola può fare per avviare un confronto costruttivo con il mondo del lavoro: aprirsi al contesto sociale in cui è inserita, inteso non tanto come il primo perimetro in cui è collocata fisicamente, ma come un territorio molto più ampio, che è poi lo stesso che guarda a lei come bacino di nuovi talenti. Penso alle tante esperienze virtuose di imprese e scuole che insieme lavorano per identificare materie, profili professionali, spazi di competenza che daranno ai giovani la possibilità di avere domani un’opportunità di inserimento proficuo nel mondo del lavoro, in una situazione attuale drammatica, che tra l’altro vede una disoccupazione giovanile altissima. Su questo argomento consiglio la lettura del libro “La società signorile di massa” di Luca Ricolfi, che analizza le cause di questo fenomeno, nella realtà dei fatti molto diverse da quelle che immaginiamo.

La scuola deve aprirsi ai bisogni e al confronto con l’impresa, la pubblica amministrazione, il mondo del lavoro più in generale, per conoscerne i bisogni, ma sempre senza abdicare al suo primo obiettivo, ovvero “dare struttura”, la forma mentale, l’approccio sistematico, attraverso lo studio e la comprensione della realtà. In questo contesto, il ruolo dei docenti è rilevante nel momento che precede l’ingresso al lavoro, per orientare gli studenti allo sviluppo di una forma mentis.

Studio e specializzazione per un approccio al lavoro

Le prime parole chiave nell’approccio al mondo del lavoro sono due: studio e specializzazione, anzi super specializzazione. Le materie che più appassionano e le diverse professionalità, qualunque esse siano, richiedono una conoscenza ampia e sistematica, che si raggiunge con lo studio. 

Nei giovani va quindi coltivata la passione per lo studio, perché da questo deriva un sapere approfonditoI ragazzi vanno esortati a non accontentarsi di una conoscenza superficiale, a identificare i temi che più li stimolano e incuriosiscono, e ad andare in profondità, perché soltanto la conoscenza approfondita, in questo senso specialistica, permette di avere padronanza e, insieme alla pratica, di avere una visione più limpida del modo in cui procedere. E c’è un altro aspetto legato a questo tema: solo chi domina una materia può esprimere al meglio le proprie capacità e la propria creatività

In definitiva, gli insegnanti dovrebbero spiegare bene agli studenti che senza studio non c’è comprensione, e soltanto una conoscenza approfondita consente di dominare una materia e di esprimersi in modo creativo.

Il mondo del lavoro, oggi più che mai, ha bisogno di persone che vogliano fare un lavoro in modo appassionato, qualunque esso sia, anche il più umile, perché senza la passione il lavoro diventa solo fatica. È un concetto difficile da comprendere se pensiamo ai lavori più ripetitivi e manuali, ma anch’essi si possono fare con grande passione. È chiaro che i ragazzi hanno l’ambizione di fare qualcosa che sia importante, che dia loro soddisfazione, che li realizzi. Oggi di opportunità ce ne sono tantissime, soprattutto per i cosiddetti “knowledge workers”, i lavoratori della conoscenza”, e c’è un vasto bacino di lavori che non trovano offerta, nonostante la domanda enorme. Su questo tema segnalo un libro molto bello, “L’intelligenza del lavoro. Quando sono i lavoratori a scegliersi l’imprenditore”, dove l’autore Pietro Ichino spiega come nel nostro Paese, a fronte di una tendenza al venir meno di certi posti di lavoro in alcuni settori, ne stiano emergendo tantissimi altri che non trovano però persone capaci di ricoprirli. 

Il consiglio da dare ai ragazzi è quindi di super specializzarsi e credere fermamente che il loro futuro lavorativo sia influenzato dalla capacità di diventare esperti in campi ristretti, acquisendo un bagaglio di competenze ed esperienze uniche. Inoltre, la stabilità del rapporto del lavoro è in funzione delle capacità. Se si direziona la ricerca del lavoro verso quei bacini oggi scoperti, e si crede nella necessità di crescere in competenze ed esperienze, rafforzandole con lo studio e la pratica, sarà più facile trovare un’occupazione corrispondente ai propri saperi.

Le fasi del percorso professionale

Un altro punto di attenzione per gli insegnanti è preparare i ragazzi nell’ottica di un percorso professionale di crescita “per fasi”. O almeno è così che ho vissuto in prima persona il mio percorso di carriera.

Io sono un avvocato, guido uno studio di avvocati e consulenti legali che si occupano di tematiche del lavoro, principalmente seguendo aziende e assistendole nelle problematiche che riguardano la gestione e l’organizzazione del lavoro, delle risorse umane, del personale in generale. Mi occupo poi anche di contenzioso, quindi delle controversie delle imprese con i lavoratori, il sindacato, gli istituti previdenziali o i fornitori.

Mi sono laureato in Giurisprudenza nel 1995 e poi ho fatto un dottorato di ricerca in diritto del lavoro con una specializzazione legata ai temi sindacali. Il mio percorso di formazione è stato di tipo accademico e l’esperienza del dottorato si è rivelata fondamentale per la mia formazione, insieme a un corso breve che ho seguito a Cambridge sul sistema giuridico anglosassone. Quest’ultimo ha poi influenzato buona parte del mio percorso successivo perché ho capito che il diritto che siamo abituati a studiare con approccio principalmente teorico, viceversa, vive nella realtà, in particolare se pensiamo alle tematiche del lavoro. Questa esperienza mi ha portato a decidere di affrontare la professione di avvocato, che prima non avevo messo tra gli obiettivi o le priorità. Quindi sono due i momenti importanti nel mio percorso di formazione: l’uno il dottorato di ricerca e la scelta di un percorso di specializzazione su tematiche del lavoro, l’altro l’esperienza a Cambridge dove ho capito l’importanza di portare le competenze che stavo acquisendo a contatto con la realtà e di confrontarle con l’esperienza del lavoro di tutti i giorni, comprendendo meglio il sistema giuridico che studiavo.

Tornando alle fasi della vita professionale, il primo “periodo” finisce dopo l’università fino ai trentadue-trentatré anni, ed è quello della professionalizzazione, cioè della scelta di fare qualcosa che aiuti a crescere professionalmente. La domanda che i giovani si devono fare in questa fase è: il lavoro che sto facendo, l’azienda per cui lavoro, il luogo in cui lavoro, mi aiuta crescere, mi sta dando opportunità di crescita professionale? Uso sempre l’immagine della spugna: i giovani, ma anche i meno giovani, devono essere come delle spugne che assorbono tutto quello che c’è attorno con curiosità. 

Successivamente si apre la fase in cui mettere a fuoco bene che cosa si vuole, la materia, il settore, la competenza, la specializzazione, e lavorare sulla super specializzazione, andando in profondità per diventare forti in ciò che si fa

Infine, c’è la fase della affermazione, che è un percorso essenzialmente di realizzazione di sé, solo dopo il quale si apre la fase della maturità, che è la fase della “restituzione”, ma questo è un discorso troppo lungo per chi non ha ancora cominciato… 

 

 

 

 

 

 

 

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