Linkedin, gli errori da non fare

Linkedin, gli errori da non fare

(foto Shutterstock)

Dalla foto sbagliata all’approccio da venditore “molesto”: ne parliamo con il digital strategist Giulio Xhaet

C’è chi usa una foto profilo con gli occhiali da sole, chi ripete fin troppe volte le stesse parole chiave, chi adotta l’approccio sbagliato nella ricerca dei clienti. LinkedIn è una miniera di opportunità, ma se usato nel modo sbagliato può rivelarsi poco utile. Vediamo quali errori non commettere e quali strategie possono rivelarsi vincenti. Ne parliamo con Giulio Xhaet, digital strategist e autore di diversi saggi sul mondo digital. L’ultimo, #Contaminati, l’ha pubblicato quest’anno con Hoepli. 

Non valorizzare le immagini

«Il primo e più comune» dice Xhaet «è non valorizzare gli elementi visivi. LinkedIn ne ha pochi, solo foto profilo e copertina. E sembra banale, ma proprio perché sono solo due vanno sfruttati bene. La foto profilo mi deve dire chi sei, quindi non può essere di profilo, non ti si può vedere male, non puoi portare gli occhiali da sole. Magari stai bene ma le persone non ti riconoscono. Oppure c’è chi la nasconde a utenti con cui non è in contatto, dice “io non lo conosco, non gli faccio vedere la mia foto”. Ma è proprio a chi non ti conosce che devi farti vedere, altrimenti a cosa serve? Anche la copertina, sembra nota di colore invece caratterizza te e il tuo profilo».

«Io per esempio amo suonare e spesso metto una chitarra, è un modo per fare emergere la mia passione per la musica e per il rock. Adesso uso la mia copertina come elemento promozionale, del mio ultimo libro, #Contaminati. Poi ci sono diverse scuole di pensiero, c’è anche chi sceglie di mettere logo dell’azienda. Secondo me quello è già ben descritto nelle varie sezioni, invece inserire un elemento diverso incuriosisce». 

Abusare delle parole chiave

«Un altro errore frequente» continua il digital strategist «è anche ripetere troppe volte le solite parole chiave. Inserirle è fondamentale, e anche ripeterle è una buona cosa: immaginiamo due o tre concetti ai quali legare le nostre competenze, quelli per cui si vuole essere trovati facilmente. Nel mio caso sono: digital strategy, digital skill, interdisciplinarietà e social media. All’interno del profilo le scrivo e le ripeto più volte tra le diverse sezioni, non solo perché così sono più visibili ma anche perché a livello di algoritmo LinkedIn alza il tuo livello di findability. Ovvero, se cerchi digital strategy tra tutti i profili di LinkedIn il mio sarà tra i primi, perché ho allenato l’algoritmo a capire che sono bravo in quello. Ma non devo esagerare: se la densità è eccessiva, l’algoritmo mi categorizza come spam». 

Creare un profilo in un’unica lingua

«Terzo punto il profilo non deve essere solo in inglese, o solo in italiano, o in generale in una sola lingua. L’ideale sarebbe inserire il profilo sia in inglese sia in italiano, se poi conosco altre lingue, tanto meglio. In questo modo, chiunque nel mondo consulti il mio profilo lo vedrà in inglese, tranne chi utilizza LinkedIn in italiano, che lo vedrà in italiano. Io all’inizio avevo compilato solo il profilo in inglese, dando per scontato che fosse accessibile a tutti. Ho scoperto che non è così, purtroppo ci sono molti grandi imprenditori che non lo parlano. Quindi, se lavoriamo in Italia, è sempre bene avere anche il curriculum in italiano».

Sbagliare approccio

«Qui è fondamentale adottare l’approccio giusto. Quando ho lanciato la mia startup, Made in Digital, l’80% dei clienti li trovavo grazie a LinkedIn. L’importante è adottare un approccio non da venditore. Fare richieste a pioggia ad un sacco di potenziali clienti e poi proporre il tuo prodotto appena ti accettano, non è un buon metodo. La modalità, sia che cerchiamo lavoro, clienti o opportunità è mettere in vista cosa posso offrire, senza chiedere subito. Vedo dal profilo che una persona si occupa di un certo argomento, le scrivo “guarda mi è venuta in mente un’idea, potrei fare qualche cosa per te, esserti d’aiuto”. Il networker non deve avere l’approccio da taker, ma da giver. Il taker è quello che propone subito un prodotto da acquistare, il giver mette in campo le sue energie per te, perché tu sei interessante anche solo per instaurare una relazione e creare fiducia».

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