Mancano i lavoratori stagionali nel turismo

(foto Shutterstock)

Le cause? Turni pesanti, assenza del giorno di riposo, stipendi bassi. Lavoro grigio, nero o ‘in appalto’. Ma soprattutto, sussidio dimezzato per gli stagionali nei mesi di ferma, dopo la riforma del 2015

Associazioni di categoria, albergatori e operatori turistici italiani lamentano la difficoltà nel reperire manodopera, specialmente qualificata, per la stagione estiva.
La mancanza di figure come camerieri, addetti alla cucina, cuochi, baristi, bagnini, portieri di notte, commessi, animatori, addetti ai servizi, alle pulizie e via dicendo, è un fenomeno che si ripete ormai da alcuni anni ed è in crescita, perché il lavoro stagionale sembra non essere più una forma di lavoro sostenibile, soprattutto per chi ha famiglia.

CONDIZIONI DI LAVORO

Da un’inchiesta de il Fatto Quotidiano del 26 giugno emerge che la media di ore lavorate da uno stagionale è di 12 ore al giorno, senza giorno libero, per un totale di 30 giorni al mese per circa 1.500 euro di stipendio. In molti casi c’è una parte di compenso in nero e vitto e alloggio sono inclusi, con stanze da condividere con altri lavoratori.
Facendo una media, la paga oraria è quindi di 4-5 euro e la durata della collaborazione varia tra i due e i quattro mesi

RIDUZIONE DEL SUSSIDIO

Secondo Giovanni Cafagna, presidente dell’Associazione nazionale lavoratori stagionali (ANLS), la crisi degli stagionali dipende principalmente dal dimezzamento del sussidio, in seguito all’introduzione della NAspI nel 2015.
Prima della riforma, uno stagionale lavorava sei mesi all’anno e nei restanti viveva del sussidio. «Certo, venivano sfruttati 12 ore al giorno, – dice Cafagna – sette giorni su sette per sei mesi, però sapevano che quello sforzo eccessivo e non adeguatamente remunerato, avrebbe comunque garantito il sostentamento nel resto dell’anno, grazie alla disoccupazione. […] Prima il datore di lavoro ti assumeva per sei mesi, anche se per due lavoravi solo quattro ore al giorno: pareggiavi poi con le 12 ore consecutive in alta stagione. Oggi offrono due mesi, stessa paga ma con il doppio dello sforzo e la metà del sostentamento. Il sussidio è di 700-800 euro al mese. Per chi ha famiglia è un problema anche perderlo per soli tre mesi».

I DATI

Il rapporto dell’Osservatorio Excelsior di Unioncamere-ANPAL, afferma che, tra giugno e agosto del 2018 ci sono stati 1,3 milioni di rapporti di lavoro nel settore turistico.
L’Inps stima 550 mila contratti stagionali nello stesso periodo in tutti i settori. Dei quali solo 200 mila arrivano a sei mesi di lavoro.
Con una media di retribuzione, per un cameriere o un aiuto cuoco, pari a 1.200 euro al mese al sud e 1.700 euro al nord, in regime forfetario, con flessibilità totale su orario e modalità.

 LAVORO GRIGIO, NERO O ‘IN APPALTO’ E MANCANZA DI FORMAZIONE

Ulteriori problematiche che riguardano l’occupazione stagionale sono, per CGIL e Filcams CGIL Emilia Romagna: il lavoro nero, grigio e la diffusione del lavoro in appalto, che si serve di personale non assunto direttamente dall’impresa, ma fornito da terzi e ulteriormente sottopagato, con alto rischio di sconfinare nell’illegalità.

Altro punto negativo è la mancanza di investimenti in percorsi formativi da parte delle imprese, che contribuisce alla carenza di personale qualificato.

Facendo riferimento all’Emilia Romagna, i Segretari Generali Luigi Giove (CGIL) e Paolo Montalti (Filcams CGIL), affermano in una nota che un settore economico di importanza così strategica «non può basare la propria competitività sull’abbattimento dei costi e il mancato rispetto delle norme e dei contratti di lavoro» e che «è necessario investire per qualificare il lavoro e migliorare la qualità del servizio e del prodotto offerto». Con l’impegno di tutti, dalle Associazioni di categoria, le Istituzioni, le Amministrazioni locali e la Regione.

LE CAMPAGNE

Nell’ottica di creare “non solo occupazione, ma buona occupazione” nel settore turistico, sono state avviate delle campagne mirate all’ottenimento di maggiori tutele per gli stagionali e contro il lavoro nero, come Backstage di Filcams CGIL o “Mai più sfruttamento stagionale”. Quest’ultima, partita dal basso con il sostegno del sindacato di base (Usb e Cobas) e attivata nella riviera adriatica e tirrenica, chiede l’applicazione del contratto nazionale del turismo agli stagionali e l’innalzamento del minimo contrattuale a 9 euro l’ora «per migliorare la condizione tipica di tanti giovani precari, ovvero l’essere poveri pur lavorando».

Negli ultimi mesi, su testate e siti web circolano diverse opinioni sulle cause della carenza di personale stagionale. Considerando il quadro complessivo del fenomeno, risulta semplicistico ridurne le cause all’introduzione del reddito di cittadinanza o alla mancanza di voglia di fare sacrifici dei giovani.

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