Licenziamento badante o colf: tutto quello che c’è da sapere

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(foto Shutterstock)

Nel lavoro domestico il rapporto può chiudersi anche senza un motivo specifico, ma restano obblighi precisi su preavviso, comunicazioni e somme da pagare alla fine del rapporto.

Nel lavoro domestico valgono regole diverse rispetto a quelle previste per gli altri rapporti di lavoro da dipendente. In questo ambito, chi assume un lavoratore domestico può chiudere il rapporto anche senza indicare una ragione specifica, definita tecnicamente “recesso ad nutum”, ma questo non significa che possa farlo senza rispettare le regole.

Anche nel lavoro domestico, infatti, ci sono obblighi precisi da seguire quando il rapporto finisce. Bisogna rispettare i tempi di preavviso previsti, oltre a riconoscere tutto quello che spetta alla fine del rapporto, come le ferie non godute, gli eventuali permessi maturati e non usati e il TFR, cioè la somma che viene accantonata nel tempo e viene pagata alla fine del lavoro.

Voce Caratteristica
Regola generale Nel lavoro domestico il rapporto può chiudersi anche senza un motivo specifico
Preavviso Deve essere rispettato salvo i casi più gravi
Badante in malattia Non può essere licenziata finché non termina il periodo di comporto
Badante incinta C’è un divieto di licenziamento dall’inizio della gravidanza fino alla fine del congedo obbligatorio, salvo casi eccezionali

Licenziamento badante: cosa dice la legge

Il lavoro di colf e badanti si svolge dentro casa e per questo si basa molto sul rapporto personale e sulla fiducia. Proprio per questa sua natura particolare, può capitare di chiedersi se serva un motivo preciso per interrompere il rapporto di lavoro.

In questo ambito, il rapporto può finire in modo più semplice rispetto ad altri lavori da dipendente. Per questo, il licenziamento di una badante o di una colf segue regole meno rigide rispetto a quelle previste in generale.

Non è necessario indicare un motivo specifico per chiudere il rapporto, ma si devono comunque rispettare le regole previste. In particolare, la comunicazione deve avvenire nel rispetto del preavviso. Solo nei casi più gravi il rapporto può terminare senza preavviso.

Come licenziare una badante o una colf

Capire come licenziare una badante o una colf vuol dire, prima di tutto, seguire una procedura chiara e rispettare le regole previste per il lavoro domestico. Chi assume può interrompere il rapporto anche senza indicare un motivo preciso, ma deve rispettare il periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo, cioè dall’accordo che stabilisce le regole di questo tipo di lavoro. La durata del preavviso cambia in base a quanto tempo è durato il rapporto e a quante ore di lavoro sono previste.

Al posto del preavviso, puoi anche pagare un’indennità sostitutiva, cioè una somma che prende il posto dei giorni che non vengono lavorati.

Quando decidi di licenziare una colf o una badante, è inoltre necessario comunicare la decisione in modo chiaro, meglio se per iscritto, e fare gli adempimenti richiesti, come la comunicazione all’INPS. Nei prossimi punti vediamo quali passaggi seguire nei diversi casi, partendo proprio dal preavviso, cioè dai giorni che devono passare tra la comunicazione del licenziamento e l’ultimo giorno di lavoro effettivo.

Quanto preavviso per licenziare una badante o una colf?

Il preavviso per licenziare colf e badanti dipende dalla durata del suo lavoro nella settimana e dalla sua anzianità di servizio.

Vediamo nel dettaglio quanto preavviso per licenziare una badante, che è lo stesso preavviso licenziamento colf.

Per rapporto di lavoro superiore a 25 ore settimanali:

  • fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario;
  • oltre i 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 30 giorni di calendario.

Per il rapporto di lavoro inferiore alle 25 ore settimanali:

  • fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario;
  • oltre i 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario.

Se dunque viene adottato il licenziamento con preavviso, durante il preavviso la badante deve lavorare perché il rapporto lavorativo è ancora in corso.

Licenziare una badante a tempo indeterminato è possibile?

Assolutamente sì: licenziare la badante a tempo indeterminato è ammesso dalla disciplina, alla stregua degli altri tipi di rapporto di lavoro domestico che si possono instaurare. 

La legge, nello specifico l’articolo 4 della legge 108/1990, sottrae i lavoratori domestici dalla disciplina ordinaria dei licenziamenti: licenziare una badante a tempo indeterminato è sempre possibile, a prescindere dalle motivazioni. Pertanto, anche in caso di assunzione di una badante o colf a tempo indeterminato, la famiglia può procedere con il licenziamento e interrompere così il rapporto.

Licenziamento badante per decesso assistito

Il licenziamento della badante per decesso della persona assistita è una situazione abbastanza frequente nel lavoro domestico ed è anche una delle più delicate da gestire. Quando la persona assistita viene a mancare, viene meno anche il motivo principale per cui era nato il rapporto di lavoro e quindi, di norma, il contratto si chiude.

Questa chiusura però non è immediata. Gli eredi prendono il posto del datore di lavoro che è venuto a mancare e devono occuparsi di tutti gli obblighi previsti fino alla fine del rapporto. Questo significa che devono rispettare i tempi di preavviso previsti dal contratto collettivo, cioè dalle regole che disciplinano il lavoro domestico, oppure possono pagare un’indennità sostitutiva per chiudere subito il rapporto.

Dal punto di vista amministrativo, gli eredi devono anche comunicare la cessazione del rapporto all’INPS entro cinque giorni dal decesso, indicando come motivo la morte del datore di lavoro.

Badante in malattia si può licenziare?

Quando ti chiedi se puoi licenziare una badante mentre è in malattia, devi tenere conto delle regole previste per il lavoro domestico. In generale, chi assume non può chiudere il rapporto finché non termina il periodo di comporto, cioè il tempo massimo in cui la persona assunta ha diritto a conservare il posto anche se è assente per motivi di salute.

La durata di questo periodo cambia in base all’anzianità di servizio, cioè da quanto tempo va avanti il rapporto di lavoro. In pratica, i limiti sono questi

  • 10 giorni di calendario, se il rapporto dura da meno di 6 mesi;
  • 45 giorni di calendario, se il rapporto dura da più di 6 mesi e fino a 2 anni;
  • 180 giorni di calendario, se il rapporto dura da oltre 2 anni.

In alcuni casi ci sono regole particolari per le malattie oncologiche. Solo dopo la fine di questo periodo puoi valutare la cessazione del rapporto di lavoro.

Badante incinta si può licenziare?

La domanda se puoi licenziare una badante incinta ha una risposta molto chiara. In questo caso ci sono regole molto rigide a tutela della maternità, anche se nel lavoro domestico il rapporto è in genere più flessibile.

Il contratto collettivo, cioè l’accordo che stabilisce le regole del lavoro domestico, prevede un divieto di licenziamento che parte dall’inizio della gravidanza e continua fino alla fine del periodo di congedo obbligatorio dopo il parto. Durante questo periodo, chi lavora ha una protezione speciale e il rapporto non può essere interrotto per scelta di chi assume, salvo casi molto gravi.

Il licenziamento può essere valido solo in situazioni eccezionali, per esempio quando c’è una giusta causa, cioè un fatto molto grave che non permette di continuare il rapporto di lavoro, oppure quando il rapporto non può proseguire per ragioni legate alla famiglia datrice di lavoro, come nel caso del decesso del datore di lavoro se gli eredi non vogliono continuare il rapporto.

Va ricordato anche un altro aspetto importante. Se il rapporto si chiude per licenziamento entro i 31 giorni successivi alla fine del congedo di maternità, alla persona assunta spetta un preavviso pari al doppio di quello normalmente previsto.

In quali casi è possibile il licenziamento di una badante senza giusta causa o senza preavviso?

È utile fare un po’ di chiarezza. Colf e badanti possono essere licenziate senza preavviso quando c’è una giusta causa, cioè un fatto molto grave legato al comportamento di chi lavora, tale da non permettere di continuare neanche per un altro giorno il rapporto.

Alcuni casi frequenti sono i seguenti:

  • violenze verso la persona assistita;
  • furti;
  • assenze per più di 5 giorni non giustificate da cause di forza maggiore.

Se invece non c’è una giusta causa, la badante può comunque essere licenziata. Per esempio, può succedere che il rapporto di fiducia si interrompa oppure che tu non sia soddisfatto dell’assistenza ricevuta. In questi casi il licenziamento è possibile, ma devi rispettare il preavviso.

Lettera licenziamento badante: cosa deve contenere

La tua famiglia può licenziare la badante senza rispettare le formalità dei normali licenziamenti, come il procedimento disciplinare, la casistica dei comportamenti, le varie sanzioni disciplinari o le conseguenze in caso di licenziamento illegittimo.

Per licenziare una colf o una badante, quando assunta dalla tua famiglia, è sufficiente consegnare, a mano o mediante raccomandata all’indirizzo di residenza, una lettera di licenziamento. 

La lettera di licenziamento colf deve contenere la chiara volontà del datore di lavoro di interrompere il rapporto. In caso di licenziamento per giusta causa senza preavviso, la lettera deve contenere anche l’indicazione dei comportamenti attribuiti alla badante. 

Invece, in caso di licenziamento senza giusta causa, deve essere riconosciuto il preavviso alla badante.

Quanto costa licenziare una colf o una badante?

Ogni volta che finisce un rapporto di lavoro domestico, chi ti ha assunto deve pagarti tutto quello che hai maturato fino a quel momento. Rientrano in queste somme il TFR, cioè la quota che viene messa da parte nel tempo e ti spetta alla fine del rapporto, le ferie non ancora fatte e la tredicesima maturata e non ancora pagata.

Se non ti viene riconosciuto il preavviso nei casi in cui è previsto, chi ti ha assunto deve pagarti anche l’indennità sostitutiva del preavviso. Si tratta della somma corrispondente ai giorni di preavviso che non hai lavorato.

Se la badante si licenzia ha diritto alla disoccupazione?

La risposta è no: se la badante si licenzia, quindi se trasmette le sue dimissioni volontarie, perde il diritto a percepire la disoccupazione.

In tutti i casi di interruzione involontaria del rapporto, invece, anche i lavoratori domestici hanno diritto alla NASpI, cioè l’indennità di disoccupazione. Ne hanno dunque diritto anche in caso di licenziamento per giusta causa. 

Questi i requisiti per ottenere indennità di disoccupazione:

  • 13 settimane di contributi versati negli ultimi 4 anni;
  • perdita involontaria del posto di lavoro.

Cosa fare se la badante licenziata non vuole lasciare casa?

La fine del rapporto di lavoro fa venire meno il diritto della badante a convivere con il familiare assistito, in caso di domestica convivente. 

Se, terminato il rapporto, la badante licenziata non vuole lasciare la casa, commette un illecito che può sfociare in condotte penalmente rilevanti, come violenza privata, minacce, estorsione e via dicendo.

 

Si può licenziare una badante o una colf senza indicare un motivo preciso?

Il trattamento integrativo non spettante è il beneficio ricevuto in busta paga anche se, alla fine dell’anno, non ci sono i requisiti di reddito previsti dalla legge.

Quanto preavviso serve per licenziare una badante o una colf?

Il preavviso dipende dalle ore di lavoro settimanali e dall’anzianità di servizio.

La badante ha diritto alla disoccupazione se viene licenziata?

Sì, in caso di interruzione involontaria del rapporto anche i lavoratori domestici possono avere diritto alla NASpI se hanno i requisiti previsti.

 

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