Smart working, quello “vero” riduce il gender gap

Mamma lavora con il proprio bambino

(Foto: Shutterstock)

Secondo l’indagine della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati il lavoro agile appiana il divario retributivo e migliora il work life balance

Lo smart working fa bene alle donne? Il tema è dibattuto e le opinioni discordanti, tanto che la Camera dei Deputati ha commissionato un’indagine sul tema a Variazioni, società milanese specializzata in progetti di flessibilità di tempi e spazi di lavoro. Il responso è presto detto: la risposta è sì, ma solo se “fatto bene”

Smart working, efficace solo se “vero”

Cosa significa, concretamente? Secondo Variazioni, che ha redatto un report per la Commissione Lavoro della Camera, lo smart working funziona solo se “vero”. Ossia quando rappresenta una «soluzione efficace e conveniente per soggetti diversi con esigenze diverse» e quando «si configura come una risposta organizzativa e non solo di welfare». Per ottenere questo risultato è necessario che le organizzazioni «condividano gli obiettivi in modo autentico, promuovano un percorso partecipato e comunichino in modo trasparente». Il lavoro agile, oltre che ben studiato, deve essere poi opportunamente introdotto, con un percorso di condivisione reciproca e monitoraggio costante

Lo smart working migliora il work life balance e la trasparenza retributiva

Il vero lavoro agile, dice il report di Variazioni, ha una funzione di «equalizzatore» nell’utilizzo del tempo, perché consente a uomini e donne di dedicarsi in egual misura sia al lavoro che alla famiglia. In questo modo, tra le mura domestiche permette una miglior distribuzione dei carichi di cura. Basandosi sul raggiungimento degli obiettivi anziché sulla quantità di tempo lavorato, inoltre, richiede un cambio di paradigma organizzativo. Questo si traduce in una retribuzione trasparente, che passa attraverso obiettivi trasparenti. Ancora: lo smart working ha un impatto positivo sui percorsi di carriera, contribuendo in modo equo al rafforzamento di skills digitali e manageriali femminili. In questo modo, favorisce la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. 

Diminuisce l’uso improprio di ferie e malattie 

L’apprezzamento dello smart working non conosce distinzione di genere: secondo la rilevazione di Variazioni gli smart worker sono tanto uomini quanto donne (un fifty fifty pressoché perfetto), e anche le richieste di poter passare alla modalità smart si dividono equamente. Per i lavoratori, il risparmio è mediamente di 20 euro al giorno che quindi rimangono nelle tasche dei dipendenti, ma anche le aziende hanno molto da guadagnare. L’introduzione del lavoro agile, infatti, riduce di molto l’uso improprio di ferie, permessi e malattia. In conclusione, Variazioni sollecita l’utilizzo del lavoro agile come strumento di miglioramento della condizione lavorativa delle donne, e in particolare come mezzo per raggiungere più trasparenza dal punto di vista retributivo. 

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