Accredia, certificazioni per la parità di genere

img 1: “Due colleghi analizzano un documento sul tablet”

(foto Shutterstock)

Parità di genere: ecco l’ente che attesta le certificazioni, garantendo sicurezza e imparzialità

Accredia è l’Ente Unico nazionale di accreditamento indicato dal Governo italiano, che ha il compito di attestare la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi di certificazione e verifica.

Da quando è attiva, Accredia ha svolto oltre 18 mila giornate di verifica, coinvolgendo 589 esperti e accreditando 2.129 soggetti.

È un’associazione che opera senza scopo di lucro, sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, e tra i temi su cui si concentra l’attenzione c’è quello della parità di genere, oggi più che mai al centro delle politiche aziendali e istituzionali.

Dal 1° luglio, infatti, il Governo ha pubblicato i criteri per ottenere la certificazione della parità di genere all’interno delle aziende, un provvedimento che, nel quadro del PNRR, vuole dare il via a un «percorso sistemico di cambiamento culturale nelle organizzazioni ai fini di raggiungere una più equa parità di genere».

Parità di genere, ancora lontani

Secondo i dati ISTAT, se si confronta la retribuzione lorda oraria media, le donne guadagnano il 15% in meno degli uomini e, in Italia, è occupato o in cerca di lavoro solo il 56,5% delle donne. Mediamente questo gender pay gap è presente in tutti gli Stati membri, ma varia da Paese a Paese.

Il tasso di occupazione femminile si attesta al 50,1%, contro il 68% di quello maschile. Solo il 29,5% delle donne ha accesso a posizioni manageriali, valore inferiore alla media europea (35,3%). Pur avendo un divario di salario tra i più bassi d’Europa (5,6% contro la media europea del 14,5%), l’Italia deve colmare un gap pensionistico importante, conseguenza della minor quantità di ore lavorate da parte delle donne.

Alla base dell’ancor scarso tasso di occupazione femminile, soprattutto in Italia, ci sono questioni culturali e legate al lavoro di cura che le donne, abitualmente, svolgono all’interno dei contesti familiari. Solo il 25,5% dei bambini italiani tra gli 0 e i 2 anni utilizzano servizi per l’infanzia, nonostante l’obiettivo europeo sia del 33%.

Accredia e la parità di genere

Con la pubblicazione dei criteri per ottenere la certificazione, l’attività di Accredia per la parità di genere si fa sempre più intensa. Gli organismi, valutati competenti e imparziali, possono certificare le imprese sulla base delle norme di riferimento.

Per ottenere il bollino verde, gli ispettori di Accredia verificano che il personale presente nel gruppo di audit degli organismi sia qualificato, che abbia la conoscenza delle prassi UNI EN ISO 9001, e della UNI/PdR sulla parità di genere, e della linea guida ISO 30415 sulla Gestione delle risorse umane, rispetto a diversità e inclusione.

Per valorizzare ulteriormente l’accreditamento, l’organismo di certificazione deve, a sua volta, garantire un sistema di gestione conforme alla Prassi di riferimento. Le verifiche delle aziende che richiedono la certificazione sono svolte anche da un avvocato giuslavorista o da un consulente del lavoro o, ancora, da altro professionista che dimostri una consolidata esperienza nel settore della parità di genere.

Tutte le imprese e organizzazioni, a prescindere dal settore di riferimento, dal numero di dipendenti e dalle condizioni di partenza, sia che operino nel pubblico che nel privato, possono richiedere la certificazione.

Proprio per le garanzie fornite dall’accreditamento, sono stati introdotti una serie di incentivi per le aziende che ricorrono alla certificazione accreditata sulla parità di genere: risorse pari a 10 milioni di euro nel PNRR e meccanismi premiali nelle gare pubbliche.

 

 

Leggi anche:

‘Best practices per parità di genere, l’idea di 200 imprese’

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