ArcelorMittal (ex Ilva), arrivano le tute da lavoro con il microchip

(foto arcelormittal.com)

Il sindacato Usb di Taranto proclama lo sciopero per il rischio di violazione della privacy, ma Fim Fiom e Uilm precisano: il chip è “inattivo” e strumentale solo a lavaggio e sanificazione delle tute

Le nuove tute da lavoro distribuite ai dipendenti da ArcelorMittal, leader globale dell’acciaio che gestisce l’ex Ilva, non sono state accolte con entusiasmo a Taranto.
Gli indumenti di protezione individuale hanno infatti un microchip cucito all’interno, che il sindacato Usb della città (Unione Sindacale di Base) ha messo in discussione, proclamando uno sciopero di 24 ore, il 2 settembre

I microchip, ha spiegato l’azienda in un verbale, consentiranno di «valutare esclusivamente la tracciabilità e il ciclo di vita delle protezioni individuali, nel rispetto delle normative vigenti in materia». 

USB: RISCHIO SUPER-CONTROLLO DEL LAVORATORE

Ma sembra esserci di più, secondo Francesco Rizzo, coordinatore Usb di Taranto, per il quale «esiste la possibilità che si possa fare un uso distorto di questa tecnologia. Nelle tute ci sono gli operai e controllando le tute si possono controllare le persone, per questo non abbiamo sottoscritto il verbale».

FIM, FIOM E UILM CONFERMANO L’UTILIZZO INDICATO DALL’AZIENDA

Più morbida la posizione dei rappresentanti della sicurezza Fim, Fiom e Uilm, i quali non ritengono che le tute rappresentino una violazione della privacy e ci tengono a fare dei chiarimenti sulla questione, confermando che il chip viene inserito, come comunicato da AncelorMittal, «al fine di memorizzare numero di lavaggi, taglia e portineria dove far tornare ogni capo».

«Visionando le schede tecniche di questi ‘tag’ – commentano – abbiamo potuto constatare che sono sistemi normalmente inattivi che vengono attivati a contatto o al massimo a pochi centimetri di distanza nello stesso identico modo dei tesserini di riconoscimento».

A occuparsi della ‘lettura’ dei chip, precisano i rappresentanti in una nota che riporta il Corriere di Taranto, sarà la ditta che si occuperà del lavaggio degli indumenti, eliminando il problema delle tute consegnate per il lavaggio e smarrite. Il chip consentirà inoltre di mettere fuori ciclo gli indumenti che hanno superato il numero di lavaggi previsti dal fabbricante e non possono più essere certificati come D.P.I (dispositivi di protezione) utilizzabili.

Lo scorso maggio infatti, i rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori di Fim, Fiom e Uil avevano segnalato all’azienda la mancanza di D.P.I. a magazzino; inoltre l’avevano diffidata dal continuare a distribuire ai lavoratori tute “rigenerate”, quindi non appartenenti allo stesso operaio, con la probabilità che non avessero più le caratteristiche tecniche e le certificazioni necessarie per assolvere correttamente alle loro funzioni, ad esempio anticalore o antiacido.

 

 

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