La pensione anticipata, chiamata anche “flessibile”, introdotta dalla legge di Bilancio 2023, non è stata confermata nel 2026
Questa misura, introdotta nel 2023, permetteva di anticipare la pensione al raggiungimento della cifra simbolica di 103, come somma tra età anagrafica e anni di contributi. Era possibile accedere alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. La norma prevedeva finestre mobili per l’accesso alla pensione, oltre a incentivi per chi sceglieva di restare in servizio e limitazioni per chi usciva prima dei requisiti ordinari.
La pensione anticipata con Quota 103 si basava sul cumulo tra età anagrafica e anni di contributi, un meccanismo già utilizzato in passato. Nel 2025, Quota 103 consentiva il pensionamento anticipato a chi aveva almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi, da maturare entro il 31 dicembre dell’anno.
L’assegno pensionistico veniva però calcolato interamente con il metodo contributivo, risultando in alcuni casi più basso rispetto al sistema misto. Inoltre, era previsto un tetto massimo all’importo, pari a quattro volte il trattamento minimo INPS, applicato fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia.
Restavano infine le finestre di decorrenza: tre mesi per i lavoratori privati e sei mesi per quelli del pubblico impiego.
Come visto, nel 2026 non è più possibile andare in pensione con quota 103. Vediamo quali erano i requisiti per andare in pensione con quota 103 nel 2025.
Nel 2025, se eri iscritto all’INPS, inclusa la Gestione Separata, potevi accedere alla pensione anticipata con Quota 103 se possedevi questi requisiti:
Questo significa che, se sei nato entro il 1963 e avevi i contributi richiesti, potevi andare in pensione anticipata.
Un’altra condizione fondamentale per accedere al trattamento pensionistico era la cessazione del rapporto di lavoro dipendente.
Questa norma è entrata in vigore il 1° gennaio 2023 ed è stata poi prorogata nel 2024 e nel 2025, ma non per il 2026.
Durante gli anni di vigenza di tale misura era possibile aderire a questo tipo di pensione anticipata in qualsiasi periodo dell’anno.
Per presentare la domanda, doveva però essere utilizzato il sistema delle “finestre mobili”. Questo meccanismo, già previsto per altre forme di pensionamento, fa sì che il pagamento della pensione non inizi subito, ma venga posticipato rispetto alla data in cui maturi il diritto a riceverla.
Nel 2025, le finestre mobili erano di:
Se nella tua carriera hai versato contributi a due o più gestioni previdenziali dell’INPS, potevi sommare gli anni di contribuzione per accedere a Quota 103. Questo era possibile grazie alla regola del cumulo contributivo, che permette di unificare i contributi versati in diverse gestioni.
Tuttavia, erano escluse dal calcolo le casse di previdenza dei professionisti, con l’unica eccezione dell’INPGI, che è stato recentemente assorbito dall’INPS.
Inoltre, c’era il divieto di cumulo tra redditi da lavoro dipendente e autonomo. L’unica eccezione riguardava i redditi da lavoro autonomo occasionale, che sono consentiti fino a un massimo di 5.000 € lordi annui.
Andare in pensione con Quota 103 poteva convenire soprattutto a chi aveva una lunga carriera contributiva ed era stanco di continuare a lavorare fino ai 67 anni, perché consentiva un’uscita anticipata di circa cinque anni. Il primo grande svantaggio, però, era il calcolo interamente contributivo, che spesso comportava un assegno sensibilmente più basso rispetto alla pensione ordinaria.
Un secondo limite rilevante era il tetto massimo all’importo della pensione, fissato a 2.413,60 €, cioè pari a quattro volte il trattamento minimo INPS, che penalizzava chi aveva redditi medio-alti. Infine, la presenza delle finestre di attesa e le regole di incumulabilità con redditi da lavoro rendevano Quota 103 meno flessibile e poco adatta a chi voleva continuare a lavorare, anche solo parzialmente.
La quantificazione della riduzione dell’assegno pensionistico dipende dal singolo caso. In linea generale, però, si può dire che la riduzione media si collocasse tra il 10% e il 15%.
Inoltre, va considerato che era previsto anche un tetto massimo all’importo: la pensione non poteva superare quattro volte il trattamento minimo INPS, cioè 2.413,60 €. Di conseguenza, per assegni più alti, l’importo (almeno per un primo periodo) sarebbe stato ridotto fino a questa soglia.
Dall’altro lato, Quota 103 offriva comunque un vantaggio concreto perché avresti potuto concludere prima il tuo percorso lavorativo e andare in pensione senza attendere i requisiti della pensione ordinaria.
Se avessi deciso di continuare a lavorare dopo aver maturato i requisiti per Quota 103, non avresti dovuto più versare i contributi previdenziali. Questo significa che dalla tua retribuzione lorda non sarebbe stata più detratta la percentuale destinata alla previdenza, solitamente compresa tra il 9,19% e il 9,49%.
Oltre allo sgravio contributivo, questa stessa quota sarebbe stata completamente esente dall’IRPEF (art. 1, c. 161, L. 207/2024). In pratica, non avresti dovuto pagare imposte su questa somma, aumentando così l’importo netto che avresti ricevuto in busta paga.
La Legge di Bilancio 2026 non ha rinnovato la pensione anticipata flessibile, meglio conosciuta come Quota 103. In altre parole, si può dire che anche Quota 103 è andata in pensione.
Con questa sigla si indicava la possibilità di uscire dal lavoro al raggiungimento di quota 103, data dalla somma tra età anagrafica (almeno 62 anni) e anzianità contributiva (almeno 41 anni di contributi).
Non si trattava però di una misura strutturale. Quota 103 era infatti un canale provvisorio e temporaneo, e il Governo ha scelto di non prorogarlo a partire da gennaio 2026.
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