Se lavori da dipendente il cuneo fiscale è la differenza tra lo stipendio lordo e netto
Nel 2026 il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto costi all’azienda e quanto ti arriva davvero in busta paga, resta uno dei temi più discussi nelle politiche del lavoro.
La Legge di Bilancio approvata di recente conferma la direzione degli ultimi anni e punta soprattutto sulla riforma dell’IRPEF. Cambiano in parte le aliquote usate per calcolare le imposte, ma non è l’unico intervento.
Sono previste anche riduzioni di tasse o agevolazioni su alcune voci dello stipendio, come i premi di produttività, gli straordinari e il lavoro notturno.
Vediamo quindi quali sono le principali misure introdotte per ridurre il cuneo fiscale.
Il cuneo fiscale indica quanto “pesa” il lavoro in termini di tasse e contributi sul costo complessivo. Dentro ci sono le imposte e i contributi previdenziali. In parole semplici, se ti chiedi cos’è il cuneo fiscale, è ciò che spiega perché tra lordo e netto in busta paga c’è una differenza anche grande.
Questa differenza non è uguale in tutti i Paesi, perché dipende da come funzionano tasse e contributi in ciascun sistema. In generale, quando il cuneo fiscale è più basso, lo stipendio lordo si avvicina di più a quello che ti resta davvero in tasca.
Il cuneo fiscale si calcola sia per chi lavora come dipendente sia per chi lavora in autonomia, quindi anche per liberi professionisti.
Il cuneo fiscale è un concetto fondamentale nel mondo del lavoro. Rappresenta la differenza tra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro per assumerti e lo stipendio netto che ricevi. In altre parole, include tutte le imposte e i contributi previdenziali che gravano sul tuo reddito da lavoro.
Questa differenza è composta da:
Ridurre il cuneo fiscale è spesso una priorità delle politiche economiche, perché potrebbe portare a stipendi più alti per te e a costi più bassi per le aziende.
Il cuneo fiscale è suddiviso tra il tuo carico e quello del datore di lavoro. Se hai un contratto di lavoro da dipendente, il cuneo rappresenta la differenza tra lo stipendio lordo pagato dall’azienda e l’importo netto che ricevi in busta paga. Il taglio del cuneo fiscale non è altro che una riduzione del cuneo fiscale, che implica cioè un prelievo di soldi inferiore rispetto a un momento antecedente.
Questa differenza è dovuta a diversi elementi:
In pratica, quando il tuo datore di lavoro ti paga la retribuzione lorda, trattiene direttamente in busta paga imposte e contributi e ti versa l’importo netto. Inoltre, il datore di lavoro sostiene ulteriori costi, aggiungendo la sua quota di contribuzione previdenziale. Il cuneo fiscale è quindi composto:
Se invece rientri tra i lavoratori autonomi o tra i liberi professionisti, il cuneo fiscale è determinato da:
Anche in questo caso, il peso fiscale è diviso: una parte è a tuo carico e una parte può essere a carico del committente, in base agli accordi contrattuali e al regime fiscale adottato.
Spesso i governi intervengono per ridurre il cuneo fiscale. Per capire come si è arrivati alla situazione attuale, è utile ripercorrere le misure degli ultimi anni.
Nel 2024 era stato introdotto uno sgravio contributivo del 6% o del 7%, a seconda del tuo stipendio lordo. Valeva solo sotto determinate soglie.
Nel 2025 questo sgravio è stato sostituito da due agevolazioni legate al reddito annuo.
Nel 2025 sono rimasti anche gli scaglioni IRPEF già usati nel 2024.
È stato confermato anche il trattamento integrativo, che per i redditi sotto i 15.000 € può arrivare fino a 1.200 €.
A questo punto, vediamo quali misure vengono confermate e quali novità porta la Legge di Bilancio 2026.
Il taglio del cuneo fiscale nel 2026 viene riorganizzato rispetto agli anni precedenti. La Legge di Bilancio conferma l’idea di intervenire non solo sui contributi, ma anche sulle tasse che paghi come dipendente, con un mix di detrazioniSono una somma da sottrarre alle imposte che dovrebbero essere pagate annualmente. Vengono riconosciute in base a determinati requisiti di reddito e personali. Leggi e modifiche all’IRPEF che possono aumentare il tuo netto in busta paga.
Un punto centrale riguarda proprio l’IRPEF. L’aliquota sulla fascia di reddito tra 28.001 € e 50.000 € scende dal 35% al 33%. Questo allarga la platea di chi può avere un beneficio rispetto al passato.
Restano anche le detrazioni aggiuntive per i redditi medio-bassi e per alcune situazioni lavorative. A queste si affiancano agevolazioni mirate su voci specifiche dello stipendio, come premi di produttività, straordinari e lavoro a turni, entro determinati limiti di reddito.
Tra le misure più rilevanti c’è la tassazione agevolata dei premi di risultato, che nel 2026 passa all’1%. Si applica fino a un massimo di 5.000 € lordi all’anno e riguarda chi lavora nel settore privato con un reddito da lavoro non superiore a 80.000 € annui.
Lo sgravio fiscale riguarda chi ha un contratto di lavoro da dipendente nel settore privato, a prescindere dalla qualifica. Quindi rientri nella misura sia se lavori a tempo pieno o part-time, sia se hai un contratto di apprendistato o a tempo determinato.
Restano esclusi i rapporti di lavoro domestico, come colf e badanti, perché la norma non li include.
Attenzione però, questa esclusione non significa che chi lavora nel domestico non possa avere nessun aiuto fiscale. In alcuni casi, con la dichiarazione dei redditi, può comunque ottenere agevolazioni o bonus IRPEF. Non è però la stessa cosa del taglio del cuneo fiscale che viene applicato direttamente in busta paga ai normali rapporti di lavoro dipendente.
Il taglio del cuneo fiscale per chi lavora nel pubblico segue, in sostanza, le stesse regole previste per il settore privato. La differenza è che, in questo caso, chi calcola e applica le trattenute è lo Stato, perché è lui che ti paga lo stipendio.
Se hai un reddito entro 20.000 €, il beneficio viene riconosciuto come integrazione che, nelle fasce più basse, può arrivare fino al 7,1%.
Se invece il tuo reddito è tra 20.000 € e 40.000 €, puoi avere una detrazione che diminuisce man mano che il reddito cresce e che può arrivare fino a 1.000 € l’anno.
Anche nel pubblico, eventuali conguagli di fine anno di solito si vedono nella busta paga di dicembre oppure nel cedolino di chiusura, se il rapporto termina prima.
Oltre alle novità già viste, nel 2026 ci sono altre due misure da tenere a mente.
Quando ti chiedi se il taglio del cuneo fiscale vale anche per chi prende una pensione, la risposta è no, anche nel 2026.
Il taglio del cuneo fiscale è pensato per i redditi da lavoro dipendente, perché agisce su ciò che pesa sulla busta paga, quindi contributi e tasse legati al costo del lavoro.
La pensione, invece, non è un reddito da lavoro e non rientra in questo meccanismo. Chi prende una pensione può avere benefici solo in modo indiretto, per esempio perché cambiano le aliquote IRPEF, che influenzano anche la tassazione delle pensioni.
Facciamo un esempio pratico per capire meglio cosa cambia con il taglio dell’IRPEF sul secondo scaglione.
In pratica, questa modifica riguarda chi ha una retribuzione annua lorda (RAL) che supera 28.000 €. In questi casi, la parte di reddito che rientra nella fascia tra 28.000 € e 50.000 € viene tassata con la nuova aliquota, quindi con un effetto diretto sul netto in busta paga.
Infatti la variazione dal 2025 al 2026 è la seguente:
| Redditi | Aliquote 2025 | Aliquote 2026 |
| fino a 28.000 euro | 23% | 23% |
| da 28.001 a 50.000 euro | 35% | 33% |
| oltre 50.000 euro | 43% | 43% |
Dato che le politiche hanno cambiato sostanzialmente il prelievo fiscale e non quello contributivo, soffermiamoci su di un esempio di calcolo dell’IRPEF lorda tra il 2025 e il 2026:
Ipotizziamo una retribuzione annua lorda (RAL) da 35.000€:
Per capire come funziona il cuneo fiscale in busta paga, devi guardare con un po’ di attenzione le voci del cedolino, soprattutto nella parte fiscale.
Di solito non trovi una riga chiamata “cuneo fiscale”. Il beneficio nasce dall’insieme delle misure che aumentano il netto, come detrazioni o importi integrativi, che compaiono tra le voci fiscali della busta paga.
L’effetto si vede confrontando l’IRPEF lorda con l’IRPEF che ti viene trattenuta dopo l’applicazione delle detrazioni o delle integrazioni previste. In base al tuo reddito, il vantaggio può comparire come una detrazione in più oppure come un importo aggiuntivo che riduce le tasse da pagare e aumenta il netto mensile.
Quindi non vedrai una singola voce “cuneo fiscale”, ma puoi riconoscerne l’effetto nella differenza tra le tasse calcolate e quelle che ti vengono trattenute davvero ogni mese.
La rinuncia al cuneo fiscale può essere utile soprattutto se pensi che, durante l’anno, il tuo reddito possa superare i limiti previsti per avere il beneficio. In questa situazione, continuare a ricevere lo sconto in busta paga può portarti a pagare meno tasse del dovuto e a ritrovarti poi con un conguaglioÈ il ricalcolo dei redditi e delle tasse che i sostituti d’imposta effettuano a fine anno, o alla cessazione del rapporto di lavoro in corso d’anno, per determinare correttamente le somme da questi erogate: redditi, imposte, detrazioni, bonus. Leggi a debito nella dichiarazione dei redditi.
Per evitare questa sorpresa, puoi chiedere al datore di lavoro di non applicare alcune agevolazioni in busta paga, per esempio le detrazioni da lavoro dipendente o il trattamento integrativo, quando sono previste nel tuo caso.
Di solito la richiesta si fa in modo semplice, compilando o aggiornando il modulo delle detrazioni, oppure chiedendo all’azienda il modulo da firmare.
Questa scelta non ti fa perdere il diritto in modo definitivo. Serve solo a gestire meglio le trattenute durante l’anno. Se ti spettavano comunque delle somme, potrai recuperarle con la dichiarazione dei redditi.
Può capitare che il taglio del cuneo fiscale non venga applicato subito in busta paga, oppure che venga riconosciuto in misura più bassa del dovuto. Succede soprattutto nei periodi in cui cambiano le regole o quando i sistemi paghe vengono aggiornati. In questi casi si parla di arretrati del cuneo fiscale.
Il recupero può avvenire in due modi:
In entrambi i casi, non perdi il diritto a ciò che ti spetta.
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