Taglio del cuneo fiscale: cosa succede nel 2026

Cuneo fiscale
(foto Shutterstock)

Se lavori da dipendente il cuneo fiscale è la differenza tra lo stipendio lordo e netto

Nel 2026 il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto costi all’azienda e quanto ti arriva davvero in busta paga, resta uno dei temi più discussi nelle politiche del lavoro.

La Legge di Bilancio approvata di recente conferma la direzione degli ultimi anni e punta soprattutto sulla riforma dell’IRPEF. Cambiano in parte le aliquote usate per calcolare le imposte, ma non è l’unico intervento.

Sono previste anche riduzioni di tasse o agevolazioni su alcune voci dello stipendio, come i premi di produttività, gli straordinari e il lavoro notturno.

Vediamo quindi quali sono le principali misure introdotte per ridurre il cuneo fiscale.

Cuneo fiscale: cos’è?

Il cuneo fiscale indica quanto “pesa” il lavoro in termini di tasse e contributi sul costo complessivo. Dentro ci sono le imposte e i contributi previdenziali. In parole semplici, se ti chiedi cos’è il cuneo fiscale, è ciò che spiega perché tra lordo e netto in busta paga c’è una differenza anche grande.

Questa differenza non è uguale in tutti i Paesi, perché dipende da come funzionano tasse e contributi in ciascun sistema. In generale, quando il cuneo fiscale è più basso, lo stipendio lordo si avvicina di più a quello che ti resta davvero in tasca.

Il cuneo fiscale si calcola sia per chi lavora come dipendente sia per chi lavora in autonomia, quindi anche per liberi professionisti.

Cuneo fiscale: come funziona

Il cuneo fiscale è un concetto fondamentale nel mondo del lavoro. Rappresenta la differenza tra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro per assumerti e lo stipendio netto che ricevi. In altre parole, include tutte le imposte e i contributi previdenziali che gravano sul tuo reddito da lavoro. 

Questa differenza è composta da:

  • i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro;
  • i contributi previdenziali a tuo carico;
  • le imposte sul reddito, come l’IRPEF.

Ridurre il cuneo fiscale è spesso una priorità delle politiche economiche, perché potrebbe portare a stipendi più alti per te e a costi più bassi per le aziende.

Cosa significa “taglio del cuneo fiscale”?

Il cuneo fiscale è suddiviso tra il tuo carico e quello del datore di lavoro. Se hai un contratto di lavoro da dipendente, il cuneo rappresenta la differenza tra lo stipendio lordo pagato dall’azienda e l’importo netto che ricevi in busta paga. Il taglio del cuneo fiscale non è altro che una riduzione del cuneo fiscale, che implica cioè un prelievo di soldi inferiore rispetto a un momento antecedente. 

Questa differenza è dovuta a diversi elementi:

  • imposte dirette, come l’IRPEF e le addizionali comunali e regionali;
  • contributi previdenziali, ossia quelli versati all’INPS.

In pratica, quando il tuo datore di lavoro ti paga la retribuzione lorda, trattiene direttamente in busta paga imposte e contributi e ti versa l’importo netto. Inoltre, il datore di lavoro sostiene ulteriori costi, aggiungendo la sua quota di contribuzione previdenziale. Il cuneo fiscale è quindi composto:

  1. dalla somma trattenuta a te in busta paga;
  2. dagli oneri aggiuntivi a carico del datore di lavoro.

Se invece rientri tra i lavoratori autonomi o tra i liberi professionisti, il cuneo fiscale è determinato da:

  • contributi previdenziali, versati alla tua gestione previdenziale (come INPS o casse professionali);
  • imposte dirette, come l’IRPEF e le addizionali comunali e regionali;
  • imposte indirette, come l’IVA, se presenti.

Anche in questo caso, il peso fiscale è diviso: una parte è a tuo carico e una parte può essere a carico del committente, in base agli accordi contrattuali e al regime fiscale adottato.

Come è cambiato il taglio del cuneo fiscale negli anni

Spesso i governi intervengono per ridurre il cuneo fiscale. Per capire come si è arrivati alla situazione attuale, è utile ripercorrere le misure degli ultimi anni.

Nel 2024 era stato introdotto uno sgravio contributivo del 6% o del 7%, a seconda del tuo stipendio lordo. Valeva solo sotto determinate soglie.

Nel 2025 questo sgravio è stato sostituito da due agevolazioni legate al reddito annuo.

  • se avevi un reddito complessivo fino a 20.000 €, potevi ricevere una somma che aumentava direttamente il netto in busta paga, calcolata con una percentuale del 7,1%, 5,3% o 4,8%, in base al tuo reddito;
  • se avevi un reddito oltre 20.000 € e fino a 40.000 €, potevi contare su una nuova detrazione fino a 1.000 €.

Nel 2025 sono rimasti anche gli scaglioni IRPEF già usati nel 2024.

  • 23% fino a 28.000 €;
  • 35% oltre 28.000 € e fino a 50.000 €;
  • 43% oltre 50.000 €.

È stato confermato anche il trattamento integrativo, che per i redditi sotto i 15.000 € può arrivare fino a 1.200 €.

A questo punto, vediamo quali misure vengono confermate e quali novità porta la Legge di Bilancio 2026.

Le novità del taglio del cuneo fiscale nel 2026

Il taglio del cuneo fiscale nel 2026 viene riorganizzato rispetto agli anni precedenti. La Legge di Bilancio conferma l’idea di intervenire non solo sui contributi, ma anche sulle tasse che paghi come dipendente, con un mix di detrazioni e modifiche all’IRPEF che possono aumentare il tuo netto in busta paga.

Un punto centrale riguarda proprio l’IRPEF. L’aliquota sulla fascia di reddito tra 28.001 € e 50.000 € scende dal 35% al 33%. Questo allarga la platea di chi può avere un beneficio rispetto al passato.

Restano anche le detrazioni aggiuntive per i redditi medio-bassi e per alcune situazioni lavorative. A queste si affiancano agevolazioni mirate su voci specifiche dello stipendio, come premi di produttività, straordinari e lavoro a turni, entro determinati limiti di reddito.

Tra le misure più rilevanti c’è la tassazione agevolata dei premi di risultato, che nel 2026 passa all’1%. Si applica fino a un massimo di 5.000 € lordi all’anno e riguarda chi lavora nel settore privato con un reddito da lavoro non superiore a 80.000 € annui.

Cuneo fiscale: a chi spetta

Lo sgravio fiscale riguarda chi ha un contratto di lavoro da dipendente nel settore privato, a prescindere dalla qualifica. Quindi rientri nella misura sia se lavori a tempo pieno o part-time, sia se hai un contratto di apprendistato o a tempo determinato.

Restano esclusi i rapporti di lavoro domestico, come colf e badanti, perché la norma non li include.

Attenzione però, questa esclusione non significa che chi lavora nel domestico non possa avere nessun aiuto fiscale. In alcuni casi, con la dichiarazione dei redditi, può comunque ottenere agevolazioni o bonus IRPEF. Non è però la stessa cosa del taglio del cuneo fiscale che viene applicato direttamente in busta paga ai normali rapporti di lavoro dipendente.

Taglio cuneo fiscale dipendenti pubblici

Il taglio del cuneo fiscale per chi lavora nel pubblico segue, in sostanza, le stesse regole previste per il settore privato. La differenza è che, in questo caso, chi calcola e applica le trattenute è lo Stato, perché è lui che ti paga lo stipendio.

Se hai un reddito entro 20.000 €, il beneficio viene riconosciuto come integrazione che, nelle fasce più basse, può arrivare fino al 7,1%.

Se invece il tuo reddito è tra 20.000 € e 40.000 €, puoi avere una detrazione che diminuisce man mano che il reddito cresce e che può arrivare fino a 1.000 € l’anno.

Anche nel pubblico, eventuali conguagli di fine anno di solito si vedono nella busta paga di dicembre oppure nel cedolino di chiusura, se il rapporto termina prima.

Taglio cuneo fiscale dipendenti privati

Oltre alle novità già viste, nel 2026 ci sono altre due misure da tenere a mente.

  • tassazione agevolata per lavoro a turni, notturno e festivo. Se il tuo reddito del 2025 non supera 40.000 €, su queste voci può essere applicata un’imposta sostitutiva del 15%, al posto di IRPEF e addizionali. Il risparmio massimo previsto arriva fino a 1.500 €;
  • bonus per il settore turistico, ricettivo e termale. Se il tuo reddito del 2025 non supera 40.000 €, per il periodo dal 1° gennaio al 30 settembre 2026 puoi ricevere un’integrazione pari al 15% della retribuzione lorda per lavoro notturno e straordinari fatti nei giorni festivi. Questa somma è esente da tasse e contributi e non aumenta il tuo reddito imponibile.

Il taglio del cuneo fiscale vale anche per i pensionati?

Quando ti chiedi se il taglio del cuneo fiscale vale anche per chi prende una pensione, la risposta è no, anche nel 2026.

Il taglio del cuneo fiscale è pensato per i redditi da lavoro dipendente, perché agisce su ciò che pesa sulla busta paga, quindi contributi e tasse legati al costo del lavoro.

La pensione, invece, non è un reddito da lavoro e non rientra in questo meccanismo. Chi prende una pensione può avere benefici solo in modo indiretto, per esempio perché cambiano le aliquote IRPEF, che influenzano anche la tassazione delle pensioni.

Taglio cuneo fiscale: tabelle e simulazione

Facciamo un esempio pratico per capire meglio cosa cambia con il taglio dell’IRPEF sul secondo scaglione.

In pratica, questa modifica riguarda chi ha una retribuzione annua lorda (RAL) che supera 28.000 €. In questi casi, la parte di reddito che rientra nella fascia tra 28.000 € e 50.000 € viene tassata con la nuova aliquota, quindi con un effetto diretto sul netto in busta paga.

Infatti la variazione dal 2025 al 2026 è la seguente:

Redditi Aliquote 2025 Aliquote 2026
fino a 28.000 euro 23% 23%
da 28.001 a 50.000 euro 35% 33%
oltre 50.000 euro 43% 43%

 

Dato che le politiche hanno cambiato sostanzialmente il prelievo fiscale e non quello contributivo, soffermiamoci su di un esempio di calcolo dell’IRPEF lorda tra il 2025 e il 2026:

Ipotizziamo una retribuzione annua lorda (RAL) da 35.000€:

  • IRPEF lorda 2025: 8.890 €;
  • IRPEF lorda 2026: 8.750 €;
  • sconto effettivo sull’IRPEF lorda nel 2026: 140,00 €.

Cuneo fiscale in busta paga: dove lo trovo

Per capire come funziona il cuneo fiscale in busta paga, devi guardare con un po’ di attenzione le voci del cedolino, soprattutto nella parte fiscale.

Di solito non trovi una riga chiamata “cuneo fiscale”. Il beneficio nasce dall’insieme delle misure che aumentano il netto, come detrazioni o importi integrativi, che compaiono tra le voci fiscali della busta paga.

L’effetto si vede confrontando l’IRPEF lorda con l’IRPEF che ti viene trattenuta dopo l’applicazione delle detrazioni o delle integrazioni previste. In base al tuo reddito, il vantaggio può comparire come una detrazione in più oppure come un importo aggiuntivo che riduce le tasse da pagare e aumenta il netto mensile.

Quindi non vedrai una singola voce “cuneo fiscale”, ma puoi riconoscerne l’effetto nella differenza tra le tasse calcolate e quelle che ti vengono trattenute davvero ogni mese.

Rinuncia cuneo fiscale: come farla

La rinuncia al cuneo fiscale può essere utile soprattutto se pensi che, durante l’anno, il tuo reddito possa superare i limiti previsti per avere il beneficio. In questa situazione, continuare a ricevere lo sconto in busta paga può portarti a pagare meno tasse del dovuto e a ritrovarti poi con un conguaglio a debito nella dichiarazione dei redditi.

Per evitare questa sorpresa, puoi chiedere al datore di lavoro di non applicare alcune agevolazioni in busta paga, per esempio le detrazioni da lavoro dipendente o il trattamento integrativo, quando sono previste nel tuo caso.

Di solito la richiesta si fa in modo semplice, compilando o aggiornando il modulo delle detrazioni, oppure chiedendo all’azienda il modulo da firmare.

Questa scelta non ti fa perdere il diritto in modo definitivo. Serve solo a gestire meglio le trattenute durante l’anno. Se ti spettavano comunque delle somme, potrai recuperarle con la dichiarazione dei redditi.

Come recuperare gli arretrati del cuneo fiscale

Può capitare che il taglio del cuneo fiscale non venga applicato subito in busta paga, oppure che venga riconosciuto in misura più bassa del dovuto. Succede soprattutto nei periodi in cui cambiano le regole o quando i sistemi paghe vengono aggiornati. In questi casi si parla di arretrati del cuneo fiscale.

Il recupero può avvenire in due modi:

  • può pensarci l’azienda: quando i calcoli vengono sistemati, gli importi non riconosciuti possono comparire nelle buste paga successive, come conguaglio, aumentando il netto;
  • puoi recuperare tutto con la dichiarazione dei redditi: se durante l’anno il beneficio non è stato applicato, o lo è stato solo in parte, le somme che ti spettano possono rientrare come rimborso IRPEF oppure come riduzione delle imposte da pagare.

In entrambi i casi, non perdi il diritto a ciò che ti spetta.

 

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