Digital Work City, la piattaforma che rivoluziona il lavoro digitale

Digital Work City
(foto White Libra)

La “città digitale del lavoro”, lanciata dalla startup White Libra, crea un match tra domanda e offerta di lavoro in tempo record. Agevola le aziende e avvicina lavoro autonomo e subordinato

Far incontrare domanda e offerta grazie a un match creato dall’intelligenza artificiale, offrendo al datore di lavoro la massima flessibilità, e al lavoratore – se lo desidera – la garanzia di un contratto da dipendente. È ciò che promette la startup innovativa White Libra, che con la piattaforma Digital Work City punta a rivoluzionare il mondo del lavoro, accelerando la fase della ricerca e sollevando il lavoratore dalle incombenze legate alla libera professione. Il tutto lavorando in totale smart working, fatta salva la possibilità di incontrarsi dal vivo per chi ne abbia necessità.

Come funziona per l’azienda

Il modo più semplice per spiegare come funziona la piattaforma, forse, è un esempio concreto. «Immaginiamo un’impresa che vuole avviare l’e-commerce», spiega Nicolò Boggian ceo e co-founder di White Libra «e che a tal fine definisce un progetto in cui entrano numerose professionalità: l’area di competenza spazia dal digitale, al marketing, alla logistica ecc. L’azienda può contattare la Digital Work City (piattaforma lanciata dalla startup) suggerendo il progetto, che viene quindi inviato ad un amministratore. 

Dopo l’approvazione si firma un contratto, che per l’azienda è molto conveniente: gli obiettivi sono garantiti, ma se il committente è insoddisfatto può interrompere il rapporto in qualunque momento. Grazie all’intelligenza artificiale, quindi, la piattaforma crea il match con le risorse disponibili e si individuano le più adatte»

L’azienda, inoltre, può richiedere alla piattaforma di costituire l’intero team o anche di cercare solo una figura mancante, di supportare l’intero progetto o di individuare solo una consulenza. Nel caso il committente sia insoddisfatto, inoltre, può richiedere di interrompere la collaborazione e modificare il team quando lo desidera.

 «La piattaforma» aggiunge Boggian «potrebbe inoltre essere lo strumento migliore per accogliere dirigenti, manager e tecnici in uscita da altre società. L’azienda potrebbe commissionare dei progetti a questi lavoratori sulla piattaforma, che diventerebbe il loro datore di lavoro, agevolandone la ricollocazione sul mercato e l’aggiornamento delle competenze, consentendo magari un periodo di passaggio di consegne».  

Come funziona per il lavoratore

Anche dal lato lavoratore la procedura è semplice ed intuitiva. L’interessato si iscrive (il pacchetto base è gratuito), carica il curriculum, indica se è disponibile a lavorare oppure no. Quando un’azienda attiva una ricerca per una figura compatibile, l’intelligenza artificiale crea il match e propone l’offerta di lavoro. «Trattandosi di prestazioni a progetto» precisa Boggian, «la situazione più naturale è che il lavoratore si trovi a gestire più incarichi in contemporanea. Per un libero professionista con partita iva è la normalità, ma la Digital Work City non obbliga i lavoratori ad aprire partita iva, anzi

Il contratto si stipula con la piattaforma, quindi formalmente il datore di lavoro è sempre uno solo. Si tratta di contratti a tempo determinato (dipendono dalla durata del progetto), che tuttavia possono anche passare all’indeterminato nel momento in cui la piattaforma riconosca un profilo promettente».

Opportunità per autonomi e uffici placement degli atenei 

Un’altra situazione possibile è che il lavoratore a progetto porti i propri clienti dentro la piattaforma, con cui firma un contratto. In questo caso il committente mantiene le stesse condizioni fiscali, ma il lavoratore – al posto della prestazione a partita iva o ritenuta d’acconto – può firmare un regolare contratto da dipendente (quello di riferimento è il ccnl del commercio).
Optando per l’inquadramento da dipendente, il lavoratore potrà avere tutte le garanzie e tutele del caso – come malattia, ferie, tredicesima, quattordicesima etc. – con una base retributiva certa e riconducibile al ccnl, in luogo della prestazione autonoma.

«La piattaforma» continua Boggian «offre un’opportunità interessante anche per gli uffici placement degli atenei: quando si crea il profilo, infatti, si può scegliere se entrare da utente attivo o da osservatore. Uno stagista che cerca uno stage, ad esempio, potrebbe essere un osservatore: avrebbe l’occasione di entrare all’interno di un progetto seguendolo passo passo, vivendo l’esperienza come un’opportunità di formazione. Diversamente, anche un laureando in alcuni settori molti richiesti, immaginiamo un ingegnere informatico, potrebbe essere attivamente inserito in un progetto già prima della laurea»

La cornice normativa

Per rendere possibile questa forma di lavoro innovativa i creatori di White Libra hanno dovuto immaginare una cornice normativa ad hoc. Lo hanno fatto insieme alla law firm WI LEGAL, che adattando la grande duttilità del ccnl Dirigenti Commercio/Terziario è riuscita a traghettare nella Digital Work City la forte flessibilità normativa e l’innovativo sistema di welfare.
Il
contratto aziendale integrativo per il lavoro qualificato sulla piattaforma Digital Work City è stato firmato il 15 ottobre da Manageritalia e Confcommercio

L’impegno per una società più giusta 

«Il grande tema del diritto del lavoro» conclude il ceo di White Libra «è come vuoi costruire la società. Oggi la tendenza è ancora quella a retribuire le persone per la presenza fisica, ma questo penalizza ad esempio le donne che hanno una diversa gestione del tempo, o i giovani perché sono gli ultimi arrivati. Eppure le donne sono soggetti creativi, flessibili, una grande risorsa per il mondo del lavoro. Sulla Digital Work City si lavora solo da remoto, con la libertà di un lavoratore autonomo. Il curriculum c’è, ma quel che conta davvero sono unicamente le competenze: l’età, il sesso, la residenza, la nazionalità passano totalmente in secondo piano. Così si valorizzano le competenze e si abbattono le barriere». 

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