Rifiuti tecnologici, i vantaggi di raccolta e riciclo

(foto Shutterstock)

La gestione eco-sostenibile dei RAEE entro il 2030 può diventare un nuovo modello economico, generando risparmio su materie prime ed emissioni, e creando fino a 15 mila posti di lavoro

Rifiuti elettrici ed elettronici aumentano sempre di più, a causa dell’introduzione sul mercato di smartphone, computer, stampanti, televisori ed elettrodomestici sempre più performanti, che portano i consumatori a sostituire frequentemente i vecchi modelli con i nuovi.
A questo si aggiunge il fenomeno dell’“
obsolescenza programmata”, processo secondo il quale molti di questi oggetti tecnologici non sono stati creati per durare a lungo, ma per essere sostituiti dopo un tempo relativamente breve, in seguito al decadimento delle loro funzionalità. 

I rifiuti tecnologici sono fortemente nocivi per l’ambiente e la salute umana e vanno smaltiti in modo responsabile, per questo è necessario che vengano recuperati e riutilizzati nel modo corretto. Quando questo avviene, possono diventare anche una risorsa economica.

CONSORZIO REMEDIA: “GREEN ECONOMY REPORT”

Specialista di gestione eco-sostenibile di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), di impianti fotovoltaici, pile, accumulatori esausti in Italia è il Consorzio Remedia, che oggi conta oggi oltre 2.200 soci e, per quota di mercato e struttura, è un sistema collettivo no-profit di riferimento nel settore dei RAEE in Italia. 

Il consorzio ha presentato l’ultimo “Green Economy Report” relativo ai risultati del 2018, evidenziando come il riciclo dei rifiuti tecnologici rappresenti un esempio concreto di economia circolare in Italia.

Lo scorso anno Remedia ha gestito 124.818 tonnellate di rifiuti (di cui 82% RAEE domestici, 9% RAEE professionali e 9% pile e accumulatori), segnando un +36% rispetto al 2017, e un +80% a confronto del 2016E sono proprio i RAEE ad aver visto un aumento importante del 28% quanto a risparmio di materie prime in conseguenza del riciclo (226.917 tonnellate). Infatti recuperare correttamente questo genere di rifiuti permette di ridurre i costi di importazione di materie prime vergini, con un vantaggio economico pari a 52,2 milioni di euro, circa il doppio rispetto al 2016.

Quanto al destino dei rifiuti tecnologici, quasi il 90% è entrato in un percorso di riciclo e il 4,5% è stato trasformato in energia. Solo il 5% è stato destinato allo smaltimento in discarica (trend in calo), e lo 0,7% allo smaltimento termico.
Oltre a ciò, il report indica come il corretto riciclo e trattamento dei rifiuti abbia permesso di distribuire 25,2 milioni di euro (il 94% del valore economico generato) nel sistema Remedia, a copertura dei costi sostenuti per la raccolta e il recupero dei materiali. 

BENEFICI AMBIENTALI

Benefici economici e ambientali sono stati analizzati di pari passo, e per quanto riguarda questi ultimi, lo studio ha seguito quattro “impronte ambientali”.

BILANCIO DELLE EMISSIONI DEI GAS SERRA (CARBON FOOTPRINT)
Risparmio di emissioni pari al fermo di 72 mila auto che in un anno percorrono in media 20 mila km (quasi 237 mila tonnellate di CO2).

BILANCIO IDRICO (WATER FOOTPRINT)
Risparmio di acqua non consumata equivalente al volume di 800 piscine olimpioniche (2 milioni di metri cubi).

BILANCIO DELLE RISORSE (MATERIAL FOOTPRINT)
Risparmio di una quantità di materie prime vergini non prelevate dall’ambiente pari al peso di 22 Tour Eiffel (oltre 227 mila tonnellate).

BILANCIO DEL CONSUMO DI SUOLO (LAND FOOTPRINT)
Risparmio di suolo non consumato equivalente a 1.500 campi da calcio regolamentari (1.067 ettari).

Secondo Simona Bonafè, relatrice direttiva economia circolare del Parlamento europeo, «i numeri presentati dal rapporto di Remedia mettono in luce come la gestione dei RAEE in Italia abbia già intrapreso una transizione verso un’economia circolare. Faremmo però un errore se considerassimo l’economia circolare solo una politica ambientale. I dati presentati ci fanno capire che è molto di più. È l’impostazione di un nuovo modello economico, di una nuova strategia europea industriale sostenibile che produce posti di lavoro di qualità, aumento di pil e rafforza la competitività delle nostre imprese».

PREVISIONI ENTRO IL 2030

«Secondo la direttiva europea 2012/19/EU, a partire dal 2019 ogni Stato membro dell’Unione Europea deve raggiungere un tasso di raccolta RAEE pari all’85% dei rifiuti generati» afferma Danilo Bonato, Direttore Generale di Consorzio Remedia. «Un target ambizioso in particolare per l’Italia, che al momento si attesta al 40%. Non aiuta il fatto che flussi significativi di RAEE vengono gestiti in maniera sommersa, sfuggendo alla rendicontazione ufficiale, e che permane un quadro normativo lacunoso per quanto riguarda i controlli sul trattamento. Anche sul fronte della gestione del fine vita delle pile e degli accumulatori occorre migliorare la fase di raccolta e sviluppare sistemi di trattamento moderni e innovativi. I prossimi tre anni saranno decisivi per compiere il salto di qualità di cui il nostro Paese ha bisogno e la buona notizia è che gli operatori del settore sono pronti a svolgere fino in fondo la propria parte».

Tant’è che secondo uno studio di IEFE Bocconi per Remedia, il settore, da qui al 2030, potrebbe creare fino a 15.000 posti di lavoro nelle operazioni di trattamento e riciclo dei RAEE “nuovi”, a patto che si raggiungano i target europei.

Di fondamentale importanza sono anche i valori economici e ambientali associati alle emissioni di gas climalteranti risparmiati al 2030, tra i 2,2-2,5 milioni di tonnellate di CO2 in meno (nel 2015 il valore era di oltre 1.100.000 tonnellate) e 85-100 milioni di euro all’anno di valore economico generato.

Grazie al recupero dei materiali contenuti nei RAEE, il risparmio nell’acquisto di materie prime potrebbe aumentare a circa 340-390 milioni tra il 2025 e il 2030. Una bella impennata rispetto ai 110-120 milioni di euro del 2015.

 

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