Tre skills che l’intelligenza artificiale non può sostituire

intelligenza artificiale

(foto Shutterstock)

Ci sono già algoritmi in grado di sviluppare pensiero logico, di scrivere testi, dipingere o creare musica. Ma ci sono anche competenze insostituibili. Eccole

L’Ai (artificial intelligence) ha compiuto nel tempo passi da gigante e ormai il nostro mondo non è più popolato da sole macchine in grado di automatizzare il lavoro manuale. Siamo circondati da piccoli e grandi robot “intelligenti” capaci di assimilare e incrementare competenze che fino a qualche tempo fa ritenevamo prerogativa esclusiva dell’uomo.

Un esempio? Il pensiero logico può essere appreso da un robot in modo perfetto. L’applicazione di conoscenze da cui derivano giudizi professionali, di conseguenza, è un’attività che in un futuro non molto lontano potrebbe essere delegata all’intelligenza artificiale. Questo avrà ripercussioni per molti professionisti, dai commercialisti agli avvocati. Rimangono tuttavia alcune competenze della mente umana che nessuna macchina, nemmeno la più intelligente, sarà mai in grado di sostituire. Vediamo quali.

Empatia

Per quanto sia già stata testata la capacità dell’ai di svolgere ruoli che comportano l’interazione con le persone, il contatto umano rimane per definizione insostituibile. Nel campo dell’ospitalità, ad esempio, un robot “ben addestrato” può comprendere il linguaggio umano e rispondere con competenza alle domande, può offrire informazioni e relazionarsi in modo piacevole con un cliente. Il limite della macchina rimarrà sempre l’empatia: difficilmente, ad esempio, potrà comprendere il linguaggio non verbale, ovvero quello che il cliente non dice ma in qualche modo esprime con lo sguardo, la voce, la mimica facciale.

Anche in ambito aziendale, un robot potrà ben imparare svolgere ruoli di gestione molto complessi. Ma per chi ha a che fare con le risorse umane l’empatia è una dote fondamentale, che non a caso è considerata anche tra le soft skils più ricercate.

Leadership

Dall’empatia dipende anche il fatto di essere un buon leader, e non a caso anche la leadership sembra destinata a rimanere una prerogativa del tutto umana. La capacità di organizzazione e coordinamento può essere ben appresa da un algoritmo, che tuttavia non riuscirà mai a sostituire del tutto alcune doti connaturate alla leadership. Un buon capo, infatti, non è solo bravo nel coordinare ma è anche autorevole, convincente, capace di farsi ascoltare ma anche di ascoltare a sua volta, di comprendere le situazioni e le persone e di agire di conseguenza in modo da mantenere un ambiente per quanto possibile sereno e rispettoso. Queste doti di leadership sono strettamente connesse con l’intelligenza emotiva, che ad oggi è ancora una dote completamente ed esclusivamente umana.

 Creatività

Ecco un’altra dote peculiare dell’essere umano che nessuna macchina potrà mai sostituire. La creatività è il guizzo di genio che ha permesso l’evoluzione dell’uomo nell’arco di migliaia di anni, non appartiene a nessun’altra specie animale e non è scontata nemmeno tra gli uomini. La capacità di vedere oltre l’apparenza, di immaginare soluzioni nuove e innovative, di sovvertire l’ordine conosciuto, di scardinare ciò che sembra immutabile per dare vita al cambiamento sarà sempre e solamente umana.

Questo non significa che l’intelligenza artificiale non possa svolgere in modo eccellente attività considerate creative: algoritmi come Wordsmith, Quill e Radar sono in grado di scrivere un testo degno di un ottimo scrittore. Allo stesso modo, esistono già tools in grado di generare musica e colonne sonore, di dipingere paesaggi o di creare oggetti di design. Quel che mancherà sempre alla macchina, tornando alla premessa, è la capacità di innovare. 

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