L’Assegno di inclusione è il sostegno economico pensato per i nuclei familiari più fragili, con requisiti legati all’ISEE, alla composizione della famiglia e a un percorso di inclusione sociale e lavorativa
L’Assegno di inclusione è un aiuto pensato per i nuclei familiari che si trovano in difficoltà economica e hanno bisogno di un sostegno. Ha preso il posto del Reddito di cittadinanza, con regole più precise e con più attenzione verso le situazioni di maggiore fragilità, per esempio quando in famiglia ci sono figli minorenni, persone con disabilità o persone con più di 60 anni.
Per capire se puoi riceverlo, viene valutata la situazione economica del tuo nucleo familiare attraverso l’ISEE, cioè l’indicatore usato per misurare reddito, patrimonio e composizione della famiglia. Oltre ai requisiti economici, è previsto anche un percorso personalizzato che può comprendere formazione, supporto nella ricerca di lavoro e aiuti dei servizi sociali.
L’importo viene pagato ogni mese e cambia in base alla composizione del nucleo familiare e al reddito.
| Voce | Caratteristica |
|---|---|
| Cos’è l’assegno di inclusione | È la misura che ha preso il posto del Reddito di cittadinanza |
| Da quando è attivo | Dal 1° gennaio 2024 |
| A chi è rivolto | Ai nuclei familiari in difficoltà economica e sociale |
| Requisito familiare | Nel nucleo deve esserci almeno una persona minorenne, una persona con più di 60 anni oppure una persona con disabilità |
Se ci si domanda l’assegno di inclusione cos’è, bisogna tenere presente che sostanzialmente è la misura che ha preso il posto del vecchio Reddito di cittadinanza. Per questo motivo, spesso viene chiamata anche “reddito di inclusione”. È stata introdotta con il Decreto Lavoro ed è entrata in vigore il 1° gennaio 2024.
L’assegno di inclusione ha portato cambiamenti importanti in diversi ambiti, con effetti sia sulle regole del lavoro a termine sia sulle misure di inclusione sociale. In particolare, ha segnato la fine del Reddito di cittadinanza, che è terminato il 31 dicembre 2023, mentre dal 1° gennaio 2024 è partito l’assegno di inclusione (ADI).
Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio, le regole per ottenere questo aiuto sono diventate meno rigide. Questo significa che più famiglie possono accedere al sostegno. La novità principale riguarda la soglia ISEE, cioè il valore che serve a misurare la situazione economica del nucleo familiare. Per l’Assegno di inclusione 2025, e anche per il 2026, questa soglia è salita da 9.360 € a 10.140 €.
È aumentato anche il limite del reddito familiare, che ora arriva a 6.500 € all’anno. Per i nuclei composti solo da persone anziane o da persone con disabilità grave, il limite sale a 8.190 €. Non si tratta solo di un cambiamento formale, perché questi nuovi valori permettono a più famiglie di ricevere il sostegno e, in molti casi, di ottenere un importo più alto.
Sono stati aumentati anche i contributi per chi vive in affitto. L’integrazione massima per il canone di locazione arriva infatti a 3.640 € all’anno. Grazie a queste modifiche, l’importo medio mensile ricevuto dalle famiglie è cresciuto rispetto all’anno precedente e in molti casi supera 700 € al mese.
L’assegno di inclusione è attivo dal 1° gennaio 2024 ed è una misura nazionale pensata per aiutare chi vive situazioni di povertà, fragilità o esclusione sociale.
Il funzionamento è simile a quello del Reddito di cittadinanza. La famiglia che ne ha diritto riceve ogni mese un importo che viene caricato su una carta prepagata.
La novità riguarda l’importo, che può includere due parti.
La differenza più importante rispetto al Reddito di cittadinanza riguarda le proposte di lavoro. Se rifiuti anche una sola offerta, puoi perdere l’assegno di inclusione.
Le novità più importanti dell’Assegno di inclusione 2026 puntano a rendere questo sostegno più continuo e più vicino ai bisogni delle famiglie, soprattutto quando ci sono figli. La modifica principale riguarda la fine del mese di sospensione obbligatoria tra il primo ciclo di 18 mensilità e il rinnovo successivo. Se presenti la nuova domanda in tempo, il pagamento può quindi continuare senza interruzioni, anche se la prima quota del rinnovo sarà pari al 50% dell’importo spettante.
Per il 2026 ci sono novità importanti anche per l’ISEE, cioè l’indicatore usato per valutare la situazione economica del nucleo familiare. Il calcolo è diventato più favorevole grazie a soglie più alte legate alla casa di proprietà e a maggiorazioni più consistenti per chi ha figli a carico. In questo modo, più famiglie possono rientrare nei requisiti richiesti.
Questi cambiamenti ampliano la platea dei possibili beneficiari e rafforzano il sostegno per i nuclei con figli. Restano invece confermate le regole principali della misura, che prevede una durata di 18 mesi, con possibilità di rinnovo per altri 12 mesi, all’interno di un percorso legato all’inclusione sociale e lavorativa.
Vediamo a chi spetta l’Assegno di inclusione e quali requisiti servono per ottenerlo. È un aiuto pensato per aumentare il reddito della famiglia e accompagnarti in un percorso di inclusione sociale e lavorativa.
Per riceverlo, devono essere presenti questi requisiti
Oltre a questi requisiti generali, ci sono anche condizioni più specifiche legate al patrimonio e ai beni che possiedi
Sono previste soglie più alte in presenza di persone con disabilità, di disabilità grave o di nuclei familiari numerosi.
È inoltre richiesto che non ci siano condanne per alcuni reati. Se presenti dichiarazioni o documenti falsi, puoi andare incontro a conseguenze penali, con la reclusione da 2 a 6 anni. Per questo è importante inserire dati corretti e controllare sul portale dell’INPS dedicato all’Assegno di inclusione l’elenco completo dei requisiti.
Per capire quale ISEE serve per l’Assegno di inclusione, il valore da considerare è quello fissato dalle regole in vigore. In generale, per accedere a questa misura devi avere un ISEE in corso di validità non superiore a 10.140 €. Questo è il limite principale usato per individuare i nuclei familiari che si trovano in una situazione economica più fragile e che possono quindi ricevere il sostegno.
L’ISEE, però, non basta da solo. Per ottenere l’Assegno di inclusione devi rispettare anche gli altri requisiti già visti nei paragrafi precedenti.
Per capire quanto puoi ricevere con l’Assegno di inclusione, devi partire dagli importi base previsti dalla misura. L’aiuto economico generale arriva fino a 6.500 € l’anno, cioè 541,67 € al mese. A questa somma può aggiungersi un contributo per l’affitto fino a 3.640 € l’anno, cioè 303,33 € al mese, se hai un contratto di locazione regolarmente registrato.
L’importo che ricevi ogni mese, però, può cambiare in base alla composizione del tuo nucleo familiare. Nelle situazioni più comuni, il sostegno resta quello appena indicato. In alcuni casi, invece, può essere più alto. Succede, per esempio, se la famiglia è composta solo da persone con più di 67 anni oppure solo da persone con più di 67 anni insieme a persone con disabilità o con grave non autosufficienza. In queste situazioni, l’aiuto economico generale può arrivare fino a 8.190 € l’anno, cioè 682,50 € al mese.
In questi casi particolari, però, il contributo per l’affitto è più basso e può arrivare fino a 1.950 € l’anno, cioè 162,50 € al mese.
Resta inoltre una soglia minima da considerare. Se sono rispettati tutti i requisiti previsti, l’importo dell’assegno non può essere inferiore a 480 € l’anno.
Se vuoi capire in poco tempo quanto potresti ricevere ogni mese, c’è un aspetto importante da sapere. Sul portale dell’INPS non esiste un simulatore online dedicato solo all’Assegno di inclusione, come succede invece per altre misure.
Molte persone cercano uno strumento diretto per fare questo calcolo, ma il percorso da seguire è diverso. Per avere un’indicazione attendibile nel 2026, il riferimento ufficiale è il simulatore usato per calcolare l’ISEE, cioè l’indicatore che serve a valutare la situazione economica della famiglia. Questo passaggio è utile perché l’Assegno di inclusione può essere riconosciuto solo se l’ISEE rispetta determinati limiti.
In pratica, conoscere prima il tuo ISEE ti aiuta a capire se puoi rientrare nelle soglie previste e a farti un’idea dell’importo che potresti ricevere. L’importo effettivo dell’assegno, però, viene definito solo dopo la domanda e dopo i controlli ufficiali dell’INPS.
Una volta che sei in possesso di tutti i requisiti minimi sopra elencati, puoi presentare domanda di assegno di inclusione in tre diverse modalità:
Quindi, quando fare domanda di Assegno di inclusione? Non c’è una finestra temporale e un termine di scadenza. Puoi fare domanda quando vuoi.
Dopo aver inviato la domanda online sul sito dell’INPS, puoi controllarne l’avanzamento nella tua area personale. In questo modo puoi seguire ogni passaggio fino alla conclusione della procedura.
All’inizio la domanda risulta acquisita e resta in questo stato fino a quando l’INPS non comincia a verificare i dati che hai inserito. Quando partono i controlli, lo stato passa a verificata salvo ulteriori controlli.
Se la domanda viene accettata, lo stato cambia poi in questa sequenza
L’importo viene caricato sulla Carta di inclusione, cioè una carta elettronica ricaricabile usata per ricevere il contributo.
C’è poi un aspetto importante da ricordare. Il pagamento parte dal mese successivo a quello in cui sottoscrivi il patto di attivazione digitale.
Capire cosa fare quando la domanda per l’Assegno di inclusione risulta decaduta è importante per non perdere del tutto il diritto al beneficio. La decadenza può dipendere da diversi motivi, per esempio la mancata presenza agli appuntamenti con i servizi sociali o con i servizi per il lavoro, il mancato aggiornamento dei dati richiesti oppure la perdita dei requisiti economici o familiari. Quando succede, il sostegno si interrompe e la domanda non è più valida.
La prima cosa da fare è capire perché la domanda è decaduta. Se il problema riguarda un passaggio formale non rispettato, come la mancata adesione ai percorsi di inclusione, puoi presentare una nuova domanda, ma solo se hai di nuovo tutti i requisiti richiesti. Se invece sono venuti meno i requisiti economici, devi aspettare di rientrare nei limiti previsti prima di poter fare una nuova richiesta.
È importante ricordare che non è prevista una riattivazione automatica. Devi quindi presentare una nuova domanda e sottoporti di nuovo ai controlli dell’INPS.
Se vuoi capire quando viene caricata la carta, in genere l’Assegno di inclusione viene pagato tra il 15 e il 17 di ogni mese. Nel mese in cui hai chiesto il rinnovo, però, il pagamento può arrivare più tardi e slittare verso il 27 del mese.
Se invece aspetti il primo pagamento, l’importo di solito arriva intorno al 15 del mese successivo alla firma del patto di attivazione digitale, cioè il passaggio con cui confermi la tua adesione al percorso previsto per ricevere il sostegno.
Quando si parla di Assegno di inclusione e di cosa puoi comprare, è importante ricordare che questo aiuto viene caricato su una carta elettronica che puoi usare per le spese più importanti della vita quotidiana. In generale, puoi usarla per acquistare prodotti alimentari, articoli per l’igiene, farmaci e per pagare le utenze domestiche.
Non puoi invece usare questo sostegno per spese che non sono in linea con la finalità della misura, come il gioco d’azzardo, i beni di lusso o acquisti non legati ai bisogni essenziali della famiglia. Le regole seguono un’impostazione simile a quella già prevista per il Reddito di cittadinanza e servono a fare in modo che il contributo venga usato davvero per sostenere le necessità di base del nucleo familiare.
L’uso della carta è inoltre soggetto a controlli e a limiti precisi, anche per quanto riguarda il prelievo di contante. Per il 2026, il limite mensile per i prelievi è di 100 €.
Per vedere il saldo assegno di inclusione puoi utilizzare il sito ufficiale di Poste Italiane o l’app Postepay, accedendo con le tue credenziali.
In alternativa, puoi recarti in uno sportello Postamat o in ufficio postale e richiedere allo sportello il saldo della tua carta. Sul sito o sull’app, nella sezione dedicata, puoi trovare il saldo aggiornato dell’assegno di inclusione. La procedura è simile anche per il reddito di inclusione saldo, verificando sempre attraverso la carta prepagata assegnata.
I casi di sospensione dell’Assegno di inclusione possono verificarsi per motivi diversi, spesso legati a controlli o a irregolarità nella posizione di chi riceve il beneficio. Nel 2026 i controlli sono diventati ancora più accurati e mettono a confronto in modo immediato i dati anagrafici con quelli dei redditi dichiarati. Se emerge una differenza tra queste informazioni, l’assegno può essere sospeso per accertamenti.
In questi casi, i controlli possono riguardare la permanenza dei requisiti economici e familiari oppure il rispetto degli obblighi legati ai percorsi di inclusione.
È importante sapere che la sospensione non coincide con una revoca definitiva. Si tratta di una fase temporanea in cui il pagamento viene bloccato in attesa dell’esito dei controlli.
La rinuncia all’Assegno di inclusione è possibile, anche se si tratta di una situazione meno frequente rispetto alla sospensione o alla decadenza. Puoi decidere di interrompere volontariamente questa misura, per esempio se la tua situazione economica o lavorativa migliora oppure se non vuoi più seguire gli impegni previsti dal percorso di inclusione.
Dal punto di vista pratico, la rinuncia deve essere comunicata all’INPS secondo le modalità previste, in genere attraverso i canali online oppure con l’aiuto di un CAF o di un patronato. Dopo questa comunicazione, il beneficio si interrompe e non vengono più effettuati pagamenti.
È importante sapere che la rinuncia non ti impedisce di presentare una nuova domanda in futuro, purché tu abbia di nuovo tutti i requisiti richiesti. È quindi una scelta che puoi rivedere nel tempo, ma che comporta comunque la chiusura del beneficio in corso.
In questo caso la conseguenza è chiara. Non hai più diritto a ricevere l’Assegno di inclusione, anche se si tratta del primo rifiuto.
Le regole prevedono infatti che tu debba accettare un’offerta di lavoro quando ha queste caratteristiche
Il tema degli arretrati dell’Assegno di inclusione riguarda i casi in cui il beneficio viene riconosciuto in ritardo oppure dopo una sospensione o un nuovo esame della pratica. In queste situazioni, se la domanda viene accolta con effetto anche sui mesi precedenti oppure se i controlli si concludono in modo positivo, le somme che non hai ricevuto possono esserti pagate in un’unica soluzione oppure con accrediti successivi.
Per ricevere gli arretrati non devi presentare una domanda a parte. Il pagamento avviene in automatico da parte dell’INPS, una volta conclusa la pratica e verificato il diritto al beneficio anche per i mesi passati. È però importante che tutti i requisiti risultino rispettati anche nei periodi per cui devono essere riconosciute queste somme.
Se ci sono ritardi o problemi nei pagamenti, puoi controllare lo stato della domanda attraverso i servizi online dell’INPS oppure rivolgerti a un patronato. In questo modo puoi capire se ci sono dati da completare o eventuali blocchi amministrativi che stanno fermando il pagamento degli importi dovuti.
Cos’è l’assegno di inclusione
L’Assegno di inclusione è una misura nazionale di sostegno economico per i nuclei familiari in difficoltà economica e sociale
Chi può ricevere l’assegno di inclusione?
Può riceverlo il nucleo familiare in cui c’è almeno una persona minorenne, una persona con più di 60 anni oppure una persona con disabilità, se sono rispettati anche gli altri requisiti previsti.
Quanto spetta con l’assegno di inclusione?
L’importo base può arrivare fino a 6.500 € l’anno, a cui può aggiungersi un contributo per l’affitto fino a 3.640 € l’anno.
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