COVID-19, LE INTERVISTE ALLE AZIENDE: CASSA DI RISPARMIO DI CENTO

(in foto Lucia Landi, Direzione risorse umane, Organizzazione, Logistica e Sicurezza di Cassa di Risparmio di Cento)

Lucia Landi, Responsabile Direzione risorse umane, Organizzazione, Logistica e Sicurezza di Cassa di Risparmio di Cento spiega quali misure ha preso l’istituto bancario per continuare a offrire i servizi al pubblico durante l’emergenza

Lucia Landi, Responsabile Direzione risorse umane, Organizzazione, Logistica e Sicurezza di Cassa di Risparmio di Cento spiega quali misure ha preso l’istituto bancario per continuare a offrire i servizi al pubblico durante l’emergenza

Come ha risposto all’emergenza coronavirus il settore bancario, che eroga servizi di pubblica utilità? Ne abbiamo parlato con Lucia Landi, Responsabile Direzione risorse umane, Organizzazione, Logistica e Sicurezza di Cassa di Risparmio di Cento.
Cassa di Risparmio di Cento è un istituto bancario con sede a Cento, in provincia di Ferrara, che opera in Emilia Romagna con 47 filiali e 420 dipendenti.

Lucia Landi, come sta rispondendo all’emergenza chi come voi eroga servizi bancari e finanziari al pubblico?

«Covid-19 ha impattato in maniera impegnativa anche nel nostro settore, soprattutto perché, in quanto servizio pubblico essenziale, ci ha costretti a misurarci fin da subito con questa nuova emergenza, tenendo ben presente che dovevamo continuare ad offrire il nostro servizio. Tradotto: le filiali dovevano continuare ad erogare servizi essenziali alla clientela, e di conseguenza anche la Direzione Generale a supporto.

Abbiamo attivato da subito, dal 25 febbraio, in ottemperanza alla normativa sulla business continuity, il Comitato di crisi, che si riunisce ogni giorno, salvo casi eccezionali.
Abbiamo deciso di inviare da subito a tutti i colleghi delle linee guida, ancorché generiche, ma che limitassero alcuni comportamenti: stop quindi alle trasferte, alle missioni, alla formazione non online. Abbiamo condiviso il decalogo dei comportamenti sanitari consigliati: dal banale non presentarsi al lavoro in stati influenzali, al mantenere il metro di distanza, ad evitare baci, abbracci, strette di mano, limitare gli assembramenti negli ascensori, in mensa, alle macchinette del caffé. Inizialmente avevamo limitato le attività della mensa al solo asporto del pasto, poi l’abbiamo chiusa totalmente.

Quali misure avete preso per tutelare la salute dei dipendenti e dei clienti nelle filiali e negli uffici?

«Abbiamo definito delle misure di sicurezza per i nostri dipendenti e per i nostri clienti nelle filiali e presso la Direzione Generale, inviando dei kit composti da gel disinfettante per le mani, spray sanificanti e guanti monouso. Inoltre abbiamo montato presso le filiali, in tutte le postazioni di cassa e di consulenza, un plexiglass che potesse schermare operatore e cliente. Quest’ultima misura devo dire che, anche livello emotivo, ha avuto un impatto molto positivo.
Rilevante è stata anche un’attività di tipo educational rivolta ai clienti per educarli a evitare visite in filiale per motivi non essenziali, come ad esempio prelevare 50 euro al giorno. Qui mi riferisco a una clientela soprattutto più âgé, ancora poco abituata a usare home banking e sistemi di pagamento alternativi. Per questo stiamo predisponendo della modulistica dedicata, per permettere ai nostri clienti di fare alcune operazioni da remoto. Inoltre mai come adesso il ruolo di Banca del territorio ci impone – e ne siamo veramente molto orgogliosi – di rimanere a fianco delle famiglie e delle aziende che si affidano a noi con grande fiducia.

A partire dal 24 marzo abbiamo deciso di ricevere i nostri clienti solo su appuntamento, chiudendo le filiali al pubblico. Fino al giorno precedente invece le filiali erano aperte regolarmente tutte le mattine, e chiuse alla clientela nel pomeriggio, anche se all’interno erano presenti i gestori di relazione e gli operatori che svolgevano le loro attività di supporto e contatto alla clientela. Il tutto ovviamente con una certa flessibilità, come nel caso in cui si dovesse presentare un cliente che non ha preso appuntamento per svolgere un’operazione essenziale.
Ricordiamoci tutti che pagare una bolletta che scade tra 2 mesi non è essenziale, e che alcuni adempimenti possono essere fatti da casa o si potranno fare quando l’emergenza sarà terminata.

Per quanto riguarda la Direzione Generale, abbiamo invece incentivato lo smart working e l’home working. L’utilizzo dello smart working – inteso nella nostra realtà come la possibilità di lavorare presso la filiale più vicina alla propria residenza –, di cui una parte del personale già fruiva 2 giorni alla settimana, è stato esteso a 5 giorni su 5. Anche l’home office è stato esteso ad altre figure che potevano lavorare anche da casa, non avendo il contatto diretto con la clientela.

Inoltre come istituto di credito abbiamo, con grande responsabilità e avendo a cuore la tutela di ciascuno dei nostri colleghi, sottoscritto una polizza per tutti i dipendenti, così da ricevere, in caso di contagio da coronavirus, un indennizzo, una diaria e soprattutto delle forme di assistenza, come ad esempio baby sitter, e agevolazioni durante la quarantena a casa.

Secondo lei questa emergenza cosa ci sta insegnando?

«È ovvio che questa pandemia ha cambiato in maniera significativa la nostra vita, le nostre relazioni, l’impatto sulle famiglie e sulla nostra emotività. Credo che, senza dover trovare il lato positivo in tutte le cose, che rischia di diventare controproducente, sia necessario accogliere questa situazione e usare nel migliore dei modi gli strumenti che abbiamo, che sono tanti, perché molti di noi stanno continuando a lavorare, hanno figli che stanno continuando ad apprendere e a fare compiti o altre attività a distanza. Cerchiamo di fare tesoro di questa nostra capacità di far fronte a ciò che ci accade, che in questo caso non dipende da noi, per lavorare al meglio nella reazione a questi eventi, perché questo sì, invece, dipende da noi.».

 

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