Covid-19, le interviste alle aziende: Sorgenia

(In foto Silvia Guidi, Responsabile Formazione e Sviluppo di Sorgenia - foto Sorgenia)

Silvia Guidi, Responsabile Formazione e Sviluppo di Sorgenia, ci racconta le azioni dell’azienda a supporto di dipendenti e clienti: dai call center in smart working, allo sportello psicologico, ai tablet per i clienti over 80, alla solidarietà circolare

Silvia Guidi, Responsabile Formazione e Sviluppo di Sorgenia, ci racconta le azioni dell’azienda a supporto di dipendenti e clienti: dai call center in smart working, allo sportello psicologico, ai tablet per i clienti over 80, alla solidarietà circolare

È la prima digital energy company italiana, opera nel mercato libero dell’energia elettrica e del gas naturale dal 1999: parliamo di Sorgenia, azienda con circa 350 dipendenti – suddivisi fra le sedi di Milano, Bergamo, Roma e quattro impianti a ciclo combinato – e oltre 350.000 clienti.
La società basa la propria strategia su un modello flessibile di produzione e gestione dell’energia, per accelerare la transizione energetica del nostro Paese, grazie anche a un parco di generazione tra i più moderni ed efficienti in Italia.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Silvia Guidi, Responsabile Formazione e Sviluppo di Sorgenia, che ci ha spiegato quali misure organizzative dedicate alla tutela dei dipendenti e al supporto dei clienti sono state prese all’interno della società dopo l’esplosione dell’emergenza Covid-19 in Italia.

Silvia Guidi, come vi siete organizzati in Sorgenia per fare fronte all’emergenza?

«Sorgenia offre un servizio di pubblica utilità, quindi le nostre attività non si sono mai fermate, anzi sono aumentate, sia in termini di quantità che di complessità; e in molti casi sono state radicalmente modificate per far fronte all’emergenza sanitaria.
Sono diverse le azioni che abbiamo intrapreso per esprimere vicinanza alle persone con cui lavoriamo ogni giorno e al territorio in cui operiamo: i nostri colleghi delle sedi e delle centrali, i partner, i nostri clienti.

Per quanto riguarda i dipendenti, fin dal 24 febbraio, prima del lockdown vero e proprio, abbiamo fortemente incoraggiato lo smart working per tutte le persone che lavorano negli uffici. Per noi si è trattato della naturale trasformazione di un processo già avviato più di un anno fa, quando abbiamo introdotto lo smart working per tutti i lavoratori, che naturalmente potevano decidere se avvalersi o meno di questa opportunità.

Anche i nostri operatori di call center, circa 300, lavorano da 2 mesi in smart working, una rivoluzione prima mai immaginata.

In merito alle
centrali invece, il tema è completamente diverso, perché una centrale a ciclo combinato non può funzionare da remoto, ci vogliono delle persone fisicamente presenti.
Qui sono state adottate
misure straordinarie fin dall’inizio: il primo impianto ad essere impattato fortemente è stato quello di Lodi, trovandosi nel centro della prima cosiddetta “zona rossa” del coronavirus.
È stato radicalmente modificato il modo di operare dell’impianto, riducendo innanzitutto la possibilità di contatti stretti tra le persone, limitando quindi il numero di operatori che si possono trovare fisicamente presenti nello stesso momento e nello stesso luogo». 

Quali misure avete previsto a tutela della salute dei dipendenti e a loro supporto?

«Sono state introdotte misure particolari come la misurazione della temperatura corporea, tutti i dispositivi di protezione previsti per le attività, e nuove abitudini, talvolta complesse, da portare avanti. Ad esempio, ogni operatore deve pulire la sua postazione di lavoro e sanificarla, sia a inizio che a fine giornata, lo stesso vale per le attrezzature di uso comune

È stato istituito un comitato di crisi interno che si riunisce ogni giorno, più diversi tavoli di lavoro su nuovi progetti. Abbiamo intrapreso azioni di comunicazione interna e di rassicurazione nei confronti dei dipendenti, abbiamo aperto una copertura assicurativa straordinaria completamente a carico dell’azienda, a ulteriore tutela dei dipendenti.

Abbiamo inaugurato un progetto di ascolto e di caring per i colleghi, che ricevono dei contenuti giornalieri sotto forma di pillole video e podcast. Abbiamo voluto esprimere la nostra vicinanza stimolando una serie di riflessioni su alcune parole chiave capaci di fornire alle persone strumenti per affrontare al meglio questa emergenza.

Inoltre, abbiamo attivato un servizio di ascolto tramite uno sportello psicologico, con assistenza di uno psicologo del lavoro. A questo si aggiungono attività dedicate al benessere psicofisico come lezioni di cross training e di yoga da remoto che ci hanno consentito di tenerci in forma durante la reclusione forzata in casa. 

Dall’avvio della fase 2 stiamo continuando a utilizzare lo smart working e continueremo a incoraggiarlo.
In parallelo, per agevolare il ritorno in ufficio delle persone che desiderano farlo per varie ragioni, abbiamo previsto misure straordinarie sempre a salvaguardia della salute.

È partito un tavolo di lavoro che si chiama “Ripartiamoper affrontare il transitorio, quindi l’oggi ma anche il domani, il prossimo autunno e i mesi successivi, per gestire al meglio lo smart working, avviare nuove attività di formazione, migliorare il nostro benessere in azienda e la nostra efficacia, e pensare a nuove attività di ascolto nei confronti dei nostri dipendenti e dei nostri clienti».

Per quanto concerne invece i vostri clienti, avete attivato iniziative particolari?

«Ai nostri clienti abbiamo inviato una lettera di caring e rassicurazione firmata dai dipendenti Sorgenia, per far veder loro che l’azienda c’è e rimane di supporto. Abbiamo attivato poi agevolazioni, promozioni, servizi di consulenza ad hoc per i diversi segmenti di clientela Sorgenia.
Ai nostri
clienti over 80 abbiamo donato un tabletpensato per i senior, per potersi facilmente mettere in contatto con i propri cari attraverso uno strumento digitale ma di facile utilizzo. Un chiaro esempio di tecnologia al servizio delle persone.
Inoltre, abbiamo donato delle apparecchiature di urgenza agli ospedali di Codogno e Termoli, vicini a due dei nostri impianti.

A queste iniziative si aggiunge anche un nuovo progetto che si chiama “Spesa Sospesa.org”, si tratta di un’iniziativa di solidarietà circolare con la quale possiamo condividere l’energia nostra e dei nostri clienti, trasformandola in un aiuto concreto per i cittadini e per le imprese che stanno vivendo un momento di difficoltà.
Spesa Sospesa.org fa arrivare a casa di chi oggi ha più bisogno un cestino di prodotti alimentari di prima necessità. Questi alimenti sono venduti a prezzi scontati oppure donati da imprese che, a loro volta, hanno bisogno di superare questo momento di crisi.

A unire imprese e cittadini è una piattaforma digitale di food sharing basata sulla tecnologia blockchain, che garantisce la tracciabilità di ogni transazione. Tramite questa iniziativa i nostri clienti domestici, attraverso la nostra App, possono dare un contributo minimo alla raccolta fondi sulla piattaforma di fundraising CharityStars. Per 5 euro donati dal cliente, Sorgenia donerà il valore della sua ultima bolletta di energia.
Abbiamo coinvolto anche i nostri clienti business del settore alimentare cui offriamo un nuovo canale di vendita attraverso la piattaforma di food sharing, un supporto concreto in un momento di grande difficoltà per le imprese del settore.

Sorgenia e il nostro AD, a titolo personale, hanno già fatto partire questa gara di solidarietà, dando un primo importante sostegno all’iniziativa. Anche i dipendenti Sorgenia possono aiutare questo progetto, mettendosi al fianco dei nostri clienti. Con Spesa Sospesa.org ciascuno di noi può dare un aiuto concreto e attivare Sorgenia a farlo a sua volta».

Che impatto ha avuto sul mondo del lavoro questa emergenza, secondo lei, e cosa ci sta insegnando?

«Questa emergenza nel mondo del lavoro sicuramente ha già avuto dei grossi impatti, primo fra tutti il lavoro distribuito, che è diventata la normalità. Sono necessarie grande flessibilità e capacità di adattamento da parte di tutte le persone; serve essere sempre più autonomi e responsabili, reinventarsi sempre di più, studiare nuove modalità, migliorare l’organizzazione del lavoro, ma anche rispondere ai nuovi bisogni delle persone e dei clienti.
Ci saranno dei risvolti psicologici importanti a causa di questa crisi e dovremo imparare ad ascoltarci di più e a comunicare meglio tra di noi.
Questa crisi ci insegna a non dare nulla per scontato, ad andare all’essenza delle cose e a utilizzare meglio il nostro tempo, che è limitato ed è una risorsa importantissima.
Mi piace pensare che
ne usciremo più forti di prima, ne usciremo cambiati e ognuno di noi potrà trarre degli insegnamenti da questa esperienza».

 

 

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