Doc Servizi moltiplica le opportunità per i lavoratori dello spettacolo - Notizie e approfondimenti sul mondo del lavoro

Doc Servizi moltiplica le opportunità per i lavoratori dello spettacolo

demetrio chiappa

(Foto: facebook.com/docserviz)

Sottoscritto l’accordo per permettere ai lavoratori fermi di “allargare le maglie” delle proprie attività. Ne parliamo con Demetrio Chiappa, Presidente di Doc Servizi

Un contratto di secondo livello, sottoscritto con le organizzazioni sindacali, per permettere ai tanti lavoratori dello spettacolo in situazione di inattività a causa del Covid-19 di svolgere mansioni diverse da quelle abituali: è la proposta offerta da Doc Servizi, la più grande cooperativa di lavoratori dello spettacolo in Italia, che in questo modo sta offrendo una “via di fuga” a migliaia di precari in grave crisi. 

Riposizionare le competenze

«Il segreto del lavoratore dello spettacolo» spiega Demetrio Chiappa, Presidente di Doc Servizi, «è avere un contratto nazionale molto interessante, aperto a tutte le figure discontinue, che prevede il contratto a chiamata in tutti i settori. Questo ci ha permesso di stringere un accordo per fa sì che, ad esempio, i “rigger”, ovvero i professionisti abituati a lavorare sui palchi molto in alto, possano potare gli alberi o lavorare in montagna. Non possiamo prevedere quando avverrà il totale ritorno alla normalità, ma ora sappiamo che da qui ad un anno circa possiamo garantire questa possibilità. Così siamo riusciti a riposizionare le competenze dei lavoratori su altri settori, e riusciamo a mantenere attiva la coop senza disperdere il patrimonio dei soci». 

Doc Servizi, da 30 anni all’avanguardia

Doc Servizi è un esempio a livello internazionale di cooperativa “boss-less”, ovvero “senza capo”. Riunisce da 30 anni i lavoratori dello spettacolo e oggi conta 7 società, una fondazione, 8400 soci, 33 filiali in Italia (più una a Parigi) e un fatturato da 72 milioni di euro nel 2019. «Spesso gli artisti anticipano i tempi» spiega Chiappa «sono stati i primi “lavoratori discontinui”, i primi precari. Oggi purtroppo, complice la pandemia dovuta al Covid-19, sono tantissimi in questa condizione. Parliamo dell’esercito dei free lance, soggetti con capacità e professionalità varie, dai giornalisti ai social media manager, e con un reddito medio a livello nazionale di 12 mila euro l’anno. Sono figure che hanno la necessità di mettere a frutto le proprie capacità professionali, ma non hanno protezione. Qual è la nostra particolarità? Che offriamo loro la possibilità di essere autonomi nella sostanza, ma dipendenti nella forma. I nostri lavoratori, già da trent’anni, hanno tutte le tutele: disoccupazione, malattia, congedi parentali. E, per la prima volta, li hanno attraverso un modello cooperativo puro, dove il socio è realmente proprietario dell’impresa».  

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