Francesco Canale, artista e founder di Working Souls, ci racconta la sua azienda, primo hub aziendale italiano dedicato alle tematiche D&I
Ribaltare il paradigma che associa la diversità esclusivamente ai suoi limiti, per metterne invece in luce le potenzialità e i vantaggi concreti dell’inclusione, in azienda e in ogni ambiente di lavoro.
È questa la visione che guida le idee e il lavoro di Francesco Canale, 36 anni, co-founder di Working Souls Srl, impegnato a diffonderle in aziende, contesti professionali, scuole di ogni livello, associazioni, istituzioni ed enti del terzo settore.
Fondata sei anni fa e operativa dal 2023, Working Souls è la prima realtà aziendale in Italia a occuparsi specificamente delle tematiche D&I (Diversity and Inclusion).
Nei suoi primi due anni di attività Working Souls si è imposta come leader nella formazione e consulenza esperienziale, attraverso progetti innovativi che permettono di superare i pregiudizi, favorendo la consapevolezza e l’accettazione di sé stessi e della diversità.
“Non siamo una start-up ma funzioniamo come se lo fossimo. Attualmente in Working Souls lavoriamo in cinque. Poi c’è tutta una parte di consulenti esterni e una serie di servizi in comune con la rete di imprese di cui facciamo parte.
Vogliamo essere il primo hub italiano su un tema importante come la diversità e proponiamo consulenze e formazione per farla diventare una leva di cambiamento e sviluppo, utile per tutti e per tutte. L’idea è di ribaltare il paradigma e far sì che le persone si rispecchino nella diversità”, spiega Canale.
Nato senza braccia e senza gambe, Francesco Canale ha fatto della sua disabilità un valore e un punto forza, tanto da affermarsi prima come artista – dipingendo con la bocca – e poi come autore, speaker e imprenditore.
“Per quanto riguarda il B2B finora abbiamo lavorato soprattutto con le realtà corporate”, racconta Francesco, “ad esempio Lavazza, Accenture o Nokia, che su questo tipo di temi sono più avanti in quanto ad approccio e mentalità, proponendo attività di consulenza e formazione con taglio esperienziale. Nelle PMI si fa più fatica, c’è meno consapevolezza in generale, ma ci stiamo impegnando anche per lavorare con loro”.
Gli speech rappresentano una parte centrale del lavoro di Working Souls.
“Racconto queste tematiche partendo dalla mia esperienza di vita. Sono nato senza gambe e braccia ma questo non mi ha impedito di crescere e affermarmi in ambito artistico e lavorativo.
Sono abituato a concepire soluzioni creative a problemi difficili da superare fin da piccolo. Dipingo con la bocca. Digito con il naso su smartphone. Questi speech, basati su un’esperienza di vita tangibile e sullo storytelling, aiutano a comunicare in modo efficace il messaggio che portiamo avanti”.
Accanto agli speech, Working Souls propone eventi esperienziali: laboratori di pittura con la bocca, giochi senza mani, attività personalizzate in base all’azienda.
“Ad esempio con Lavazza abbiamo usato i chicchi di caffè da portare da un tavolo all’altro con un cucchiaino tenuto tra le labbra. Andiamo nelle aziende a far scoprire e provare queste dinamiche che aiutano a capire che ogni realtà lavorativa è composta da tante persone, tutte diverse. Con questi giochi esperienziali possono comprendere i problemi e i limiti di chi vive certe disabilità ma anche e soprattutto quelle che sono le sue potenzialità”.
“Inclusione per noi significa innanzitutto conoscere la realtà per sapere di quel che si parla. Tutti i nostri consulenti la vivono direttamente, in prima persona o perché hanno figli o parenti con disabilità. Ogni disabilità è diversa, per cui uno scivolo può magari favorire me ma essere invece un ostacolo per una persona cieca.
Per questo si lavora prima di tutto capendo la realtà aziendale rispetto alla disabilità e poi si sviluppa un lavoro di coaching a 360°, su tematiche legate all’accessibilità, agli spazi fisici, alla cooperazione e ovviamente all’inclusione, attraverso un percorso di team building.
In questo senso abbiamo sviluppato anche un progetto dedicato ai caregiver, che lanceremo a breve insieme a un partner esterno. Si tratta di uno sportello di supporto e coaching pensato per aiutare collaboratori e collaboratrici a conciliare meglio vita privata e vita professionale. E non solo con grandi aziende ma anche con professionisti, ad esempio con studi legali e commerciali che ragionano con un’ottica inclusiva già avanzata”.

“Andiamo nelle scuole principalmente, a diffondere la cultura della diversità e dell’inclusione proponendo giochi e laboratori. Per anni l’ho fatto in istituti scolastici di tutta Italia, prima di aprire Working Souls. Il nostro laboratorio aiuta a comprendere la disabilità partendo dalle basi.
Il tema del corpo è centrale e dipingere con la bocca ci costringe a ribaltare i nostri schemi. In più diventa un fattore importante per coinvolgere anche la comunità locale, valorizzando l’impegno dei ragazzi nei laboratori in eventi aperti al pubblico, organizzati in teatri e centri culturali.
A marzo ne faremo uno a Maranello. C’è poi una terza business unit, partita per ultima, che si occupa di attivismo imprenditoriale”.
“Ho scelto di aprire un’azienda, e non un’associazione, per non relegare questa attività nel terzo settore. Non perché il terzo settore non sia importante, al contrario, ma perché dal mio punto di vista diversità e inclusione sono un tema fondamentale e trattarlo come business impone di occuparsene tutti i giorni.
Con il nostro arrivismo imprenditoriale sviluppiamo progetti di business volti a migliorare concretamente la vita di chi ha una disabilità. E lanciamo petizioni, come #Adesso basta, online su Change.org, con cinque punti concreti per migliorare servizi e accessibilità per i disabili in quanto a barriere architettoniche e mezzi di trasporto: dal costo del taxi alle auto adattate, da voli con accompagnatore gratuito alle pedane sui treni, fino all’inclusione nella cultura e nella socialità”.
Qual è il panorama in questo senso?
“In Italia vivono circa 11 milioni di persone disabili, molti delle quali rinunciano a certi servizi perché difficili o costosi da utilizzare. C’è anche molta frammentazione sul territorio: ci sono tantissime associazioni che svolgono un’attività preziosa ma anche poca aggregazione, per fare massa critica e riuscire ad influenzare l’opinione pubblica e le istituzioni.
Tornando alla nostra petizione: io vivo a Torino e sono fortunato, perché per molti aspetti è una città super accessibile, ma un taxi lo pago il 30% in più per l’uso della pedana. Per salire in aereo chi viene con me paga, anche se è lì perché è il mio accompagnatore, dato che io non posso fare a meno di lui o lei per spostarmi. Crediamo che fare di più per eliminare queste disparità sia fondamentale”.
Come può difendersi attualmente chi subisce queste disparità?
“Con l’appoggio di un legale principalmente e infatti un altro servizio che che partirà a breve si chiama “Lex freedom”. Sono amico di un’avvocata di Milano, a cui mi affido da anni per risolvere problemi legali. Lavora quasi sempre in forma extra giudiziale, il che ci ha permesso di raggiungere ottimi risultati. A me ha cambiato la vita.
Purtroppo quando ci si scontra con diritti negati spesso si rinuncia ad avere giustizia, perché la quantità di tempo, fatica, stress, soldi e rabbia da portare avanti sono troppo grandi e gravosi. Quindi molti di noi si abituano a subire soprusi.
Noi mettiamo a disposizione un consulente per ogni tipo di problema di tutela di diritti. Ma non vogliamo che questo servizio sia solo per i ricchi: con la disabilità le differenze economiche si ampliano, quindi stiamo lanciando un servizio di sponsorizzazione legale in base al reddito, per coprire parte dei costi a chi non può permetterselo”.
Tra le soddisfazioni più grandi di questi anni, Francesco cita episodi di trasformazione reale nei team di lavoro.
“In questi due anni sono successe tante cose belle. A gennaio 2025 ho organizzato un evento in una società finanziaria olandese con sede a Milano.
In questa occasione, una ragazza ci ha raccontato che l’esperienza le ha permesso di superare la paura di chiedere aiuto sul lavoro, un tema critico quando si lavora in squadra. Nel B2B si sparigliano le carte, e anche team che magari di solito sono in competizione si trovano a lavorare insieme.
Questo dimostra come rispecchiarsi nella diversità e sentirsi parte di una realtà eterogenea favorisca la crescita personale e migliori il modo di lavorare insieme.
L’attività prevedeva 2–3 team e, pur non essendo centrata sul tema della disabilità, includeva giochi come i mimi senza mani, svolti in coppie casuali per rendere l’esperienza più inclusiva e accessibile anche alle persone più timide.
Anche nel B2C c’è un bel grado di consapevolezza. Abbiamo portato uno dei nostri game durante un evento aperto al pubblico. Hanno vinto due donne che non si conoscevano e con una grande differenza d’età, una di 20 anni e l’altra di 60, che, proprio grazie all’attività, hanno poi stretto amicizia”.
E qualcosa che ti sta particolarmente a cuore?
“Ho un fratello con sindrome di Down, che per un periodo è stato mio assistente personale: mi faceva da mangiare, mi seguiva e assisteva in tutto con una sicurezza incredibile.
Questo mi ha fatto riflettere sul potenziale delle persone che la società considera solo in quanto disabili. In particolare, chi ha la sindrome di Down, quando lavora è relegato in ruoli marginali. Invece può essere proprio quell’elemento che aiuta gli altri, anche fisicamente.
In proposito, ho fatto una consulenza ad un’azienda con diversi ragazzi Down in organico, che gli ha permesso di passare a fare lavori più difficili, fisicamente impegnativi o che richiedono buona memoria, che nel loro caso è molto sviluppata. La cosa fondamentale è testare tutti insieme le caratteristiche positive”.
Dopo aver portato la diversità e l’inclusione dentro aziende, scuole e comunità attraverso l’esperienza diretta, Working Souls guarda ora al futuro con l’obiettivo di rendere questi temi ancora più accessibili e diffusi.
“La nostra più grande scommessa per il 2026 è un progetto sull’e-learning, lanciato da poco, con la stessa modalità di approccio che portiamo in azienda, a partire dallo storytelling. Si sviluppa in 12 puntate, una al mese, con vari ospiti, per affrontare nello specifico tutte le tematiche di approccio alla disabilità. Avrà poi aggiornamenti costanti, il nostro obiettivo è quello di creare una vera e propria community. Un progetto accessibile anche dalle PMI, a livello economico, su cui puntiamo moltissimo per l’immediato futuro”.
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