Pos obbligatorio: pagamenti agili con Bancomat e Satispay

img 1: “Pagamento contactless”

(foto Shutterstock)

Il bancomat è obbligatorio per i negozi di ogni tipo, e Satispay sta spopolando. Nuovi metodi di pagamento grazie alla tecnologia

Dal 30 giugno anche in Italia i commercianti sono obbligati ad accettare i pagamenti tramite Pos, con notevoli agevolazioni per le persone in termini di tempo e praticità

Dopo anni in presenza di una legge che prevedeva l’obbligo, per esercenti e professionisti, di accettare i pagamenti con carta di credito o bancomat, ma in assenza totale di sanzioni per chi non rispettava la norma, finalmente la legge si è concretizzata davvero.

In contemporanea, grazie alla tecnologia, nascono ormai ogni giorno nuovi metodi di pagamento alternativi e sempre più evoluti, a partire da Satispay, ormai utilizzato da moltissime persone per le transazioni più semplici

Chi è obbligato ad accettare i pagamenti tramite bancomat?

La lista è molto ampia perché la legge attualmente si riferisce a chi effettua attività di vendita e prestazione di servizi anche professionali. 

Quindi, in pratica, l’obbligo si estende a:

  • commercianti
  • tabaccai
  • artigiani
  • attività di ristorazione
  • professionisti che esercitano in proprio e hanno un rapporto diretto con il cliente (ad esempio: avvocati, notai, commercialisti, medici)
  • attività ricettive come hotel, B&B e agriturismi

Gli incentivi per i commercianti per l’uso del Pos

Riguardo all’uso del Pos, l’obiezione dei commercianti ha sempre riguardato i costi bancari, ma molto è stato fatto per semplificare le cose e abbattere queste spese: il legislatore, infatti, ha previsto anche un sistema di incentivi allo scopo di aiutare liberi professionisti, attività, esercenti e negozianti a sostenere le spese di attivazione del terminale di pagamento Pos.

Il decreto Fisco, Lavoro e Imprese porta il bonus Pos dal 30% al 100% per gli esercenti che sono dotati di un registratore di cassa elettronico collegato col terminale Pos, con un fatturato annuo uguale o inferiore a 400.000€.

Rifiuto pagamento Pos: cosa fare?

L’obbligo di accettare pagamenti tramite Pos persegue l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale: la cosiddetta moneta elettronica è, infatti, denaro tracciabile di cui è possibile ricostruire la transazione

In questo modo, può esserci un maggiore controllo nei confronti di eventuali attività criminali, contro operazioni di riciclaggio, o nella lotta all’evasione fiscale.

Cosa fare se ci viene rifiutato il pagamento tramite Pos? Se abbiamo già usufruito del servizio, potremmo andare via senza pagare impegnandoci a saldare il debito in un secondo momento, magari tornando dopo aver prelevato denaro contante o facendo un bonifico il giorno dopo.

In ogni caso, se il commerciante rifiuta il pagamento con il Pos, è possibile segnalare la vicenda alla Polizia Locale o alla Guardia di Finanza, che faranno partire gli opportuni controlli, anche per verificare se dietro al rifiuto ci sia una volontà dell’esercente di non rendere tracciabili gli incassi ai fini fiscali.

Satispay e PayPal, pagamento alternativo

Quando si fa riferimento a sistemi di pagamento alternativi, il primo dei servizi è PayPal, che da circa vent’anni permette trasferimenti di denaro digitale supportando pagamenti tra privati e servizi

Oggi, con Satispay, si assiste a una rivoluzione simile, che consente pagamenti con l’unico supporto dello smartphone, andando a sostituire contanti, carte di credito e prepagate. Si tratta di un portafoglio digitale a tutti gli effetti, gestibile con la praticità di un semplice clic.

Satispay non è una banca, o una carta prepagata alternativa, ma si tratta essenzialmente di un’app per smartphone che consente pagamenti senza alcuna carta fisica e compatibile praticamente con ogni smartphone con sistema operativo Android o iOS.

L’app permette i pagamenti tra privati, agendo su una semplice rubrica, oppure il pagamento in esercizi commerciali convenzionati in lista, usando la geolocalizzazione

Leggi anche:

‘Tecnologia Oracle, al servizio del lavoro che cambia’

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