Dare valore, comunicare visione: le nuove sfide dei comunicatori interni

in foto: Valentina Uboldi sul palco di Agenda 2030
(in foto: Valentina Uboldi sul palco di Agenda 2030)

I veri fautori del cambiamento sono le persone, che vanno coinvolte e ingaggiate. Ne parliamo con Valentina Uboldi, Head of Global Internal Communications di Eni

Comunicare significa trasferire il purpose aziendale, coinvolgere, rendere tutte le persone che fanno parte dell’azienda partecipi degli obiettivi e del percorso affrontato per raggiungerli. Valentina Uboldi, Head of Global Internal Communications di Eni, ne ha parlato nel corso della sesta edizione di “Agenda 2030: I nuovi trend del lavoro che cambia”. 

Dal 2005, anno in cui è entrata in azienda, Valentina Uboldi ha ricoperto diversi ruoli che l’hanno portata a specializzarsi in materia di comunicazione e a vederne l’impatto generato sulla reputazione dell’azienda, sulle performance dei team e sul futuro delle organizzazioni. È membro del CERC dell’Università IULM, membro di ASCAI e collabora con la Business School del Sole 24Ore.

Transizione energetica, una sfida epocale 

«Per me» esordisce Uboldi, «far stare bene le persone significa comunicare e restituire il senso autentico di quello che l’azienda sta facendo in quel momento. Stiamo vivendo tutti un momento di forte trasformazione, ma in particolare un’azienda come Eni sta affrontando sfide enormi». 

«Pensiamo alla trasformazione legata alla transizione energetica e alla decarbonizzazione, processi che non nascono in questi ultimi anni anche se oggi se ne parla di più. In realtà, in Eni, l’impianto strategico era già realtà nel 2014, quando abbiamo dato avvio alla roadmap che ci porterà, nel 2050, ad abbattere le emissioni di CO2».

«Nella nostra mission, il primo punto è proprio trasferire questo importante purpose aziendale: Eni è una società dell’energia che sostiene concretamente una transizione equa, che crei valore nel lungo termine e consenta a tutti di accedere a un’energia affidabile e pulita salvaguardando l’ambiente». 

I veri game changer: le persone

Accanto a questi cambiamenti, che una società come Eni vive in prima linea, c’è poi la rivoluzione che ha investito l’intero mondo del lavoro. Un cambiamento eminentemente culturale che ci sta portando verso nuovi modi di vivere e di lavorare. 

In questa trasformazione entra anche la comunicazione interna che, sottolinea Uboldi, «viene chiamata in causa da tutta una serie di funzioni aziendali: comunicare, chiaramente, ma anche ingaggiare, fare storytelling, valorizzare l’employer branding». 

«C’è una consapevolezza che sta crescendo intorno al valore della comunicazione interna e noi che ce ne occupiamo dobbiamo imparare a evolvere anche noi, ad essere un po’ anticipatori delle dinamiche future. Ad esempio, le nuove generazioni sentono più affinità con valori che fino a non molto tempo fa erano meno sentiti. Il comunicatore interno deve avere una competenza multidisciplinare e comprendere a pieno cosa fa l’azienda su quei fronti». 

«La sfida dell’internal communicator, oggi, è quella di essere come un regista della comunicazione aziendale. Deve saper creare, consolidare e poi diffondere il senso delle strategie. Perché se il dipendente non ce l’ha ben chiaro, difficilmente la trasformazione può avvenire. I veri game changer sono le persone, che con il loro contributo possono generare fallimento o successo».

La sfida dei leader: comunicare visione

E per questo, in fase di cambiamento il primo passo fatto da Valentina Uboldi e il suo team è stato quello di mettersi in ascolto. «Abbiamo parlato con 10 mila persone suddivise per target» racconta «perché cambiano i bisogni per noi critici. Un target molto sfidante, per noi, è quello dei partner dei siti industriali: sono una parte attiva dei processi di transizione energetica, i veri fautori sono loro che lavorano nelle bioraffinerie, ma al contempo sono un po’ lontani e difficili da ingaggiare. Anche i nostri colleghi internazionali, che lavorano in ogni parte del mondo, sono molto lontani da noi e fra loro, quindi in termini comunicativi si pone un problema di distanza».

«Lo abbiamo superato» conclude Uboldi «con l’ascolto, con delle survey interne, anche con un Workplace, il nostro social media interno sviluppato da Meta, che sta avendo un grande valore in ottica di comunicazione interna. Lascia molta libertà di esprimersi e all’inizio questo faceva un po’ paura, poi ci siamo resi conto che è di grande aiuto per generare quelle che chiamiamo “powerlful conversation”, conversazioni libere e costruttive che generano valore».

 «La comunicazione interna è una leva indispensabile, ma deve essere chiara e calibrata per target. I leader, dal canto loro, devono essere soprattutto in grado di ispirare, di dare una visione, perché è questo che traina le persone».

 

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