Gli stereotipi non valgono: sul lavoro tutte le generazioni vogliono le stesse cose

Priorità sul lavoro
(foto Shutterstock)

Uno studio di McKinsey ha posto le stesse domande a lavoratori di ogni generazione. Sorprendentemente, tutti sembrano avere le stesse priorità… o quasi

Si sente spesso parlare di Millennial e Generazione Z, due macro-gruppi sociologici i cui membri hanno dai 20 ai 40 anni circa. Soprattutto per i più giovani, l’appartenenza a una specifica generazione sembra ormai essere diventata parte integrante della propria identità

Se la generazione Alpha (i bambini nati a partire dal 2010) è ancora troppo giovane per entrare nel mondo di lavoro, i più “anziani” GenZ (nati tra il 1997 e il 2009) e Millennial (nati tra il 1985 e il 1996) sono ormai parte integrante del tessuto sociale e produttivo globale, con un aumento che non accenna a fermarsi: ai tassi di crescita attuali, entro il 2025 ben il 25% dei lavoratori in tutto il mondo potrebbe infatti appartenere alla Generazione Z.

Recenti studi e sondaggi hanno evidenziato come le nuove generazioni, in particolar modo i “Z”, sembrino avere priorità e ambizioni diverse rispetto ai loro genitori e nonni: oltre al lavoro e alla sicurezza economica, i giovani e giovanissimi attribuiscono importanza anche alla giustizia sociale, a hobby e passioni e all’equilibrio vita-lavoro – tutti aspetti legati al concetto di “slow life”, quella vita lenta in cui il lavoro sia solo uno dei vari elementi e non la priorità fondamentale.

Stili di vita diversi, idee uguali

Sorprendentemente, nonostante le differenze anagrafiche e di mentalità, sul posto di lavoro i più giovani sembrano avere le stesse priorità delle altre generazioni.

Uno studio condotto da McKinsey ha intervistato lavoratori di tutte le generazioni a partire dai Baby Boomer (i cui membri più giovani hanno attualmente 55 anni) per individuare i fattori determinanti nelle decisioni legate all’inizio e alla fine di un rapporto lavorativo.

Nonostante piccole differenze, tutte le categorie hanno mostrato di avere idee molto simili, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori che hanno in programma di dimettersi: per tutti loro, i motivi principali di questa scelta sono da ricondurre a insoddisfazione per lo stipendio, mancanza di possibilità di avanzamento o problemi con la gestione aziendale.

Allo stesso modo, anche i fattori più importanti per l’inizio di un nuovo lavoro si rivelano molto simili su tutta la linea: il 46% degli intervistati ritiene prioritario lo stipendio, il 36% dà importanza alle possibilità di carriera e all’impatto del proprio lavoro, mentre il 34% dei lavoratori valuta come fondamentale la flessibilità

I risultati dell’analisi di queste due categorie fanno emergere spunti interessanti. In primo luogo, si registra effettivamente un minore interesse (seppur in percentuale trascurabile) per l’aspetto economico da parte dei più giovani. In secondo luogo, le priorità dei lavoratori sembrano anche cambiare nel corso del tempo, rendendo fondamentale per i datori di lavoro intercettare costantemente le nuove tendenze per riuscire a rimanere competitivi.

I fattori di ritenzione sono la vera differenza

Naturalmente, il compenso è e rimane un fattore cruciale per tutte le generazioni. Tuttavia la sua importanza è, come accennato, apparentemente diversa per le varie fasce d’età. 

In effetti, se i motivi legati alle dimissioni o all’inizio di un nuovo lavoro non cambiano in maniera drastica tra le varie generazioni, negli aspetti considerati per “rimanere nel proprio ruolo” si registrano invece importanti differenze.

È qui che sono ben visibili le diverse priorità di vita delle giovani generazioni: per la Gen-Z, infatti, la flessibilità, le possibilità di carriera, l’impatto del proprio lavoro e l’atmosfera lavorativa sono tutti fattori di ritenzione più importanti rispetto alla sola retribuzione.

Spunti e riflessioni per i datori di lavoro

L’interessante studio di McKinsey offre ottimi spunti per aiutare i datori di lavoro a rimanere competitivi e ad attirare costantemente nuovi candidati.

In linea di massima, essendo le priorità molto simili per tutte le generazioni – ad eccezione dei già menzionati fattori di ritenzione – gli HR e i selezionatori dovrebbero abbandonare eventuali stereotipi generazionali e concentrarsi invece su quegli aspetti e quei valori comuni e apprezzati dai lavoratori di tutte le età.

Particolare attenzione andrà riservata anche all’aspetto “sociale”: sarà necessario garantire ai lavoratori di ogni generazione un ambiente lavorativo sano e stimolante, senza tralasciare l’impatto complessivo che i diversi ruoli possono avere – un aspetto, questo, che andrà evidenziato e pubblicizzato per garantirsi l’attenzione anche dei lavoratori più giovani.

 

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