Lavoro ibrido: come, dove, quando

(foto Shutterstock)

Il futuro del lavoro è ibrido. Non è solo un modo per definire diversamente lo smart working. È qualcosa di più complesso e sfidante

di Gianluca Spolverato e Paola Salazar

 

Quanti di noi hanno potuto toccare con mano i vantaggi e gli svantaggi del lavoro da remoto negli ultimi due anni? Quante riunioni, trasferte o tempi morti di inutile attesa sono stati risparmiati? Quanto è diventata fondamentale la disconnessione? E quanto abbiamo ricercato i momenti di socializzazione?

Quanta parte della nostra quotidianità è stata influenzata dalla consapevolezza di poterci fidare del senso di autonomia e di responsabilità dei collaboratori e quanto l’ottimizzazione dei processi in remoto ha prodotto non solo efficienza e produttività, ma anche una più forte coscienza del valore del tempo, che sia di lavoro o di non lavoro?

Ebbene, in vista della fine dello stato di emergenza e di una stabilizzazione della nuova organizzazione del lavoro, è proprio questa l’essenza del lavoro ibrido.

Quali le basi del lavoro ibrido

Il lavoro e le organizzazioni stanno evolvendo. Dalle modalità di lavoro avviate con la pandemia non si tornerà più indietro e il lavoro ibrido è la chiave di lettura dell’organizzazione del futuro. Ma con quali caratteristiche?

Essenzialmente, con la consapevolezza che la flessibilità di tempo e spazio è divenuta una variabile imprescindibile del nostro modo di lavorare, resa più efficace proprio grazie ad un uso accorto, consapevole, coordinato (e sicuro), della tecnologia

Si tratta di un processo di evoluzione del modo di lavorare, accelerato dalla pandemia, ma reso più pervasivo e diffuso proprio grazie alla tecnologia. Il lavoro oggi è ibrido perché propriamente «personalizzato», «individuale», «mobile», «coordinato», in equilibrio tra lavoro in presenza e lavoro da remoto.

Ma non è possibile attivare questa modalità di lavoro senza gli appropriati strumenti organizzativi, ossia senza gli strumenti di pianificazione, gestione e misurazione dell’attività e della produttività che solo la tecnologia è oggi capace di offrire. 

Ibridazione del lavoro vuol dire in primo luogo stabilire delle priorità, organizzare i team in presenza e da remoto, chiedere la collaborazione di tutti nella gestione degli strumenti di booking e performance management.

Significa prendersi cura dei propri ritmi di vita e di lavoro, ma anche essere attenti alle esigenze personali e familiari di chi lavora con noi, nella consapevolezza di un agire comune per il bene dell’organizzazione, che la tecnologia aiuta a semplificare e gestire. Significa anche desiderare di essere in ufficio quando è necessario per sé e per i colleghi.

Il ruolo degli spazi

Parlare di lavoro ibrido e di flessibilità nell’organizzazione del lavoro vuol dire anche ripensare agli spazi di lavoro. L’ufficio non è più solo il luogo dove svolgiamo la nostra attività lavorativa, dove socializziamo con i colleghi, dove costruiamo la nostra identità professionale.

L’ufficio è oggi anche il luogo dove possiamo trovare quegli stimoli essenziali per definire il nostro domani e per costruire il futuro delle nuove generazioni.

I giovani cercano oggi spazi di lavoro che siano piacevoli, stimolanti, inclusivi, dove poter imparare un mestiere e dove trovare con il giusto grado di flessibilità un adeguato bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa, tra tempo libero e tempo di lavoro.

Una ricerca commissionata in Italia da Nestlé ha rilevato che la prospettiva di un lavoro ibrido è la preferita da più della metà degli intervistati. Tutti under 30. Cosa serve allora per abbracciare questo nuovo modo di lavorare?

Lavoro ibrido: non c’è più tempo per indugiare

Con la cessazione dello stato di emergenza, cessa anche la possibilità del ricorso allo smart working nella modalità semplificata, ossia senza dover necessariamente sottoscrivere accordi individuali.

Le aziende che non hanno già implementato progetti di lavoro a distanza, devono prima di tutto mettersi in regola con la normativa di riferimento sul lavoro agile (artt. 18 e ss. L. n. 81/2017) – ma anche abbracciare una nuova filosofia del lavoro – se vogliono trattenere le persone e gestire in modo strutturale e organizzato il rientro in azienda.

Dovranno infatti prevedere forme di lavoro ibrido, fondate in primo luogo sulla flessibilità spazio-temporale e, con il supporto della tecnologia e degli strumenti di HR management, sulla comunicazione, la collaborazione e la misurazione della produttività. Prevedere in pratica la giusta implementazione di modelli di lavoro, parte in presenza e parte in remoto.

L’occasione dell’obbligo di legge può oggi porre le basi per avviare – se non si è già fatto – quella concreta riflessione sul futuro della propria organizzazione e sull’opportunità di restituire con rinnovata consapevolezza, grazie agli stimoli positivi e negativi che la pandemia ha contribuito a valorizzare, il senso e il piacere del rientro in ufficio.

Perché la nuova normalità deve essere anche questa.

 

 

Leggi anche:

Quali HR tools scegliere per una organizzazione 4.0

Lavoro ibrido, le 8 pratiche per renderlo inclusivo

 

Articoli correlati

Ultimi articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi gratuitamente le ultime novità, le storie e gli approfondimenti sul mondo del lavoro.

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi gratuitamente le ultime novità, le storie e gli approfondimenti sul mondo del lavoro.

Se vuoi proporre temi o raccontare storie di lavoro, saremo contenti di ascoltarti. Dato che siete in moltissimi a scriverci, non tutti riceveranno una risposta personalizzata ai propri quesiti. Ogni mese, però, sceglieremo un intervento a cui daremo seguito direttamente sul nostro sito: aspettiamo il tuo contributo!

Articoli correlati

Ultimi articoli