Lavoro ibrido: come, dove, quando

(foto Shutterstock)

Il lavoro oggi è ibrido. In che modo lo smart working ci ha insegnato a lavorare in modo flessibile

Tutti noi abbiamo potuto sperimentare direttamente negli ultimi anni i vantaggi e gli svantaggi del lavoro da remoto

Un bilancio positivo

Quante riunioni, trasferte o tempi morti di inutile attesa sono stati risparmiati? Quanta parte della nostra quotidianità è stata influenzata dalla consapevolezza di poterci fidare del senso di autonomia e di responsabilità nostro e dei nostri collaboratori e quanto l’analoga consapevolezza di poter ottimizzare alcuni processi in remoto ci ha posti di fronte all’interrogativo principale: efficienza e produttività possono dipendere dal valore che diamo al tempo, che sia di lavoro o di non lavoro?

E in questo scenario, quanto è diventata fondamentale la disconnessione? Che sia la ricerca di un momento di concentrazione oppure la ricerca di un momento per sé, di riflessione, di riposo

Ma anche, quanto è importante la socializzazione? La possibilità di alimentare l’essere parte di un’organizzazione, la ricerca di un contatto e di un confronto diretto con colleghi e manager. 

Tutti interrogativi che se riferiti all’evoluzione nell’organizzazione del lavoro ci aiutano a capire l’importanza che sta acquisendo oggi il lavoro ibrido

Quali le basi del lavoro ibrido

Sono bastati pochi anni per comprendere le potenzialità in termini organizzativi del lavoro da remoto. A pandemia finita, molte aziende hanno promosso (e in alcuni casi imposto) il rientro in sede. Ma nella maggior parte dei casi si è trattato di modalità di lavoro ibrido. Sia perché un completo ritorno al pieno lavoro in presenza era impossibile, sia perché è ciò che oggi le persone – soprattutto i giovani – richiedono.   

Perché la flessibilità di tempo e spazio è divenuta una variabile imprescindibile del nostro modo di lavorare, resa più efficace proprio grazie a un uso accorto, consapevole, coordinato (e sicuro), della tecnologia

Si tratta di un processo di evoluzione del modo di lavorare che la pandemia ha accelerato ma che è anche frutto dell’evoluzione tecnologica. Non per tutti, non in ogni campo di attività ma in prevalenza, sicuramente, per i lavori intellettuali, professionali, creativi, tecnici. 

Il lavoro oggi è ibrido perché abbiamo imparato a lavorare da remoto e, quindi, siamo in grado di gestire in modo «personalizzato», «individuale», «mobile», «coordinato» «responsabile» e «autonomo», l’equilibrio tra lavoro in sede e lavoro fuori sede.

Con quali strumenti?

Le ultime ricerche (Gallup, The Future of the Office Has Arrived: It’s Hybrid) ci dicono che nell’arco di soli 5 anni – dal 2019 al 2023 – circa il 40% di coloro che per il tipo di attività svolta avrebbero potuto, già nel 2019, lavorare da remoto sono passati oggi da modalità di lavoro esclusivamente in sede a modalità ibride o totalmente in remoto. 

Ma le ricerche indicano anche che per sostenere questo passaggio epocale è necessario avere strumenti adeguati.

In primo luogo, strumenti di formazione manageriale, che aiutino a gestire team di lavoro ibridi, che assicurino equità nella valutazione della performance per chi sceglie di lavorare in misura maggiore in remoto, fattore particolarmente critico per chi ha compiti di cura. Che aiutino a fornire feedback e che facciano sentire i collaboratori «seguiti» e non necessariamente «controllati». 

Poi, strumenti organizzativi, ossia gli strumenti di pianificazione, gestione e misurazione dell’attività e della produttività che solo la tecnologia è oggi capace di offrire. 

Ibridazione del lavoro vuol dire in primo luogo stabilire delle prioritàorganizzare i team in presenza e da remoto, chiedere la collaborazione di tutti nella gestione degli strumenti di booking e performance management.

Significa prendersi cura dei propri ritmi di vita e di lavoro, ma anche essere attenti alle esigenze personali e familiari di chi lavora con noi, nella consapevolezza di un agire comune per il bene dell’organizzazione, che la tecnologia aiuta a semplificare e gestire. Significa anche dare gli strumenti per comprendere come e quando essere in ufficio, per sé, per i colleghi, per il tipo di attività da svolgere.

Il ruolo degli spazi

Parlare di lavoro ibrido e di flessibilità nell’organizzazione del lavoro vuol dire anche oggi, in un mondo sempre più incerto e complesso, razionalizzare gli spazi di lavoro. Sono scelte divenute essenziali, che tuttavia non devono e non possono partire da esigenze economiche ma dall’esigenza di ripensare le modalità di lavoro e il sistema di relazioni che accompagna la crescita e l’evoluzione delle organizzazioni.  

L’ufficio non è più solo il luogo dove svolgiamo la nostra attività lavorativa, dove socializziamo con i colleghi, dove costruiamo la nostra identità professionale.

L’ufficio è oggi anche il luogo dove possiamo trovare quegli stimoli essenziali per definire il nostro domani, un luogo in cui vanno garantiti a tutti sviluppo e crescita professionale, per costruire il futuro delle organizzazioni avendo cura delle diversità (di genere e culturali) ma anche dei bisogni e delle aspirazioni di tutte le generazioni oggi presenti negli ambienti di lavoro.

I giovani, ad esempio, cercano spazi di lavoro che siano piacevolistimolantiinclusivi, dove poter imparare un mestiere e dove trovare con il giusto grado di flessibilità un adeguato bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa, tra tempo libero e tempo di lavoro. Le generazioni più anziane vogliono continuare ad essere «rassicurati» dal lavoro in sede. Chi ha compiti di cura, desidera attenzione alle proprie esigenze familiari senza rinunciare allo sviluppo di carriera.

Si può (ri)partire anche dal lavoro agile 

Con la fine della pandemia è cessato – salvo alcune eccezioni – anche il ricorso allo smart working emergenziale e semplificato. Molti, tuttavia, hanno scelto di non tornare pienamente in ufficio ma hanno avviato progetti strutturati di lavoro ibrido avvalendosi delle potenzialità organizzative e negoziali presenti nella disciplina del lavoro agile (artt. 18 e ss. L. n. 81/2017), ma anche abbracciando una nuova filosofia del lavoro non incentrata sul piatto e semplice rientro in azienda.

Chi si sta muovendo verso forme più innovative di lavoro da remoto, sta iniziando anche a ripensare e riorganizzare gli spazi di lavoro partendo da un’approfondita analisi della propria attività. Per valutare se, come, in che termini e con quale periodicità sia possibile transitare verso forme di lavoro ibrido e flessibile. 

L’occasione dell’obbligo di legge può oggi porre le basi per avviare – se non lo si è già fatto – quella concreta riflessione sul futuro della propria organizzazione e sull’opportunità di restituire con rinnovata consapevolezza, grazie agli stimoli positivi e negativi che la pandemia ha contribuito a valorizzare, il senso, il significato e il piacere del rientro in ufficio.

Perché la nuova normalità passa anche dal valore positivo della flessibilità.

 

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