Quale significato diamo oggi all’identità aziendale?

img 1: "Team di lavoro si confronta su un progetto"
(foto Shutterstock)

L'azienda oggi deve essere comunità: costruirsi intorno a valori che abbiano un impatto positivo sul tessuto in cui è inserita

 La ricerca di senso in tutto quello che facciamo ha preso un posto di rilievo nel sistema dei valori sui quali ciascuno di noi costruisce la propria identità personale e professionale. Questa ricerca di senso si amplifica e acquisisce ulteriore e maggiore rilevanza e risonanza quando diviene lo strumento attraverso il quale le organizzazioni esprimono la loro identità.

Mai come oggi, sottoposti come siamo a un clima di emergenza e incertezza che è ormai parte delle nostre vite, è divenuta così essenziale la capacità di riconoscere all’interno delle organizzazioni gli elementi che ne identificano non solo l’identità ma anche il suo essere comunità di riferimento per coloro che ci lavorano e per i territori in cui operano.

Un insegnamento dal passato

La storia imprenditoriale dell’Italia vanta molti esempi di aziende nate e cresciute con questo forte senso di comunità. Olivetti, la più nota, ma anche Ferrero e Luxottica, solo per fare qualche esempio.

La Olivetti, che ha vissuto un momento straordinario già con Camillo e poi più di 60 anni fa con Adriano, fino alla sua morte avvenuta nel 1960, era un’azienda nella quale il razionalismo produttivo si fondeva con un’idea di razionalismo organizzativo che è rimasto per anni un esempio di illuminazione e lungimiranza imprenditoriale.

Se da una parte vi era attenzione alla progettazione e quasi un’ossessione alla qualità, dall’altra vi era altrettanta attenzione nella valorizzazione delle persone, del loro talento e del loro potenziale e pari ossessione al benessere collettivo dell’intera comunità. Dell’azienda come del suo territorio.

Questa attenzione si esprimeva ad esempio attraverso i servizi sociali, l’infermeria, la biblioteca, il centro di sociologia e quello di psicologia, le scuole e l’attenzione all’influenza che l’azienda con il suo operato poteva avere sul territorio prima di Ivrea e poi delle varie sedi in cui la Olivetti ha operato nel mondo. 

Impresa sociale o impresa integrale?

Si parla da questo punto di vista di «impresa integrale» (Butera 2020), un’impresa fondata su valori e caratteristiche chiave utili a disegnarne l’identità sia in termini economici, sia in termini sociali, perché in grado di operare mantenendo coerenza tra scelte strategiche e azioni concrete.

Impegnata in definitiva a costruire dall’interno il legame tra l’azienda e coloro che ci lavorano. A dare senso e valore prima all’identità personale e poi a quella professionale di ciascuno. 

E la sostenibilità?

Oggi ci piace identificare questi valori anche con il termine di «sostenibilità», ma quando si costruiscono aziende come vere e proprie comunità siamo oltre il mero concetto di «sostenibilità».

Perché sostenibilità vuol dire sicuramente acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per la corretta gestione dei nuovi processi produttivi, per l’applicazione delle tecnologie, degli standard e dei processi green ma, soprattutto, sviluppare le abilità organizzative e comportamentali per sostenere anche in termini di soft skill il nuovo corso di un’economia incentrata sui temi sociali e ambientali in una sapiente commistione tra tecnologia, competenze tradizionali, competenze verdi, nuovi comportamenti.

Ma è solo con un senso di comunità che queste abilità possono prosperare.

Ripensare il lavoro per ritrovare noi stessi

È in questo senso che va interpretato l’impegno a ripensare il lavoro nel contesto di un nuovo corso non solo della storia economica ma della nostra storia umana sull’unico pianeta che ci è dato:

“I grandi cambiamenti di paradigma nella storia umana sono rivoluzioni infrastrutturali che mutano il nostro orientamento spazio-temporale, i nostri modelli economici, le nostre forme di governance, la nostra cognizione e la nostra stessa visione del mondo.

Il convergere di nuove tecnologie delle comunicazioni, nuove fonti di energia e nuove forme di mobilità e logistica per gestire, alimentare e muovere l’economia e la società, cambia il modo in cui pensiamo al mondo che ci circonda» (Rifkin, 2019).

Perché quello che facciamo ha delle conseguenze e influenza tutti, anche in termini di benessere all’interno delle comunità in cui viviamo, familiari, aziendali, territoriali e poi nazionali.

Quali gli strumenti dell’azienda comunità

Quali sono allora gli strumenti concreti per favorire la crescita di queste comunità?

Il welfare è sicuramente uno strumento fondamentale. Prendersi cura dei bisogni delle persone – come ci ha insegnato Olivetti – è uno dei pilastri su cui si fondano identità e spirito di appartenenza.

La sicurezza – intesa anche come stile di vita – è un altro mezzo per dare conto dell’importanza del rapporto tra persone, azienda e territorio.

Ma anche condivisione delle scelte strategiche e comunicazione, oggi presupposti indispensabili per dare risalto ai nuovi modelli organizzativi incentrati sul superamento dell’impostazione gerarchica.

E soprattutto: competenze. Solo con le competenze è possibile costruire e preservare, rendendolo riconoscibile nel tempo, il valore economico e sociale di un’azienda. Come gli esempi di Olivetti, Ferrero, Luxottica ci hanno insegnato.

Una visione più di lungo termine

È necessario quindi ripensare gli stessi modelli di pianificazione strategica iniziando a muoversi su una visione più di lungo termine, essenziale per non perdere di vista sulla lunga distanza – per noi e per le nuove generazioni – il bene comune.

Costruire aziende come vere e proprie comunità è la vera sfida per traghettare le organizzazioni di oggi verso il mondo di domani.   

 

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