La professione forense ai tempi dell’Intelligenza Artificiale

La professione forense ai tempi dell’Intelligenza Artificiale

(foto Shutterstock)

Come si sta trasformando la professione forense, tra l’ottimizzazione delle tempistiche e il rispetto dell’equo processo

Il termine Intelligenza Artificiale, coniato dall’ informatico John McCarthy, è stato associato per la prima volta ai computer negli anni ’50 definendo la crescita parallela tra questi e AI. È il momento che ha segnato cambiamenti in tutti i campi della vita quotidiana, senza alcuna eccezione. Tra le professioni che registrano una trasformazione derivante dall’utilizzo dell’AI vi è quella forense, che sta beneficiando delle nuove tecnologie in termini di tempo, ma che, contemporaneamente, si deve confrontare con tematiche etiche di grande importanza.

Come può essere definita l’AI? Essa viene identificata come la volontà di creare una macchina capace di svolgere azioni per le quali generalmente si richiede l’intelligenza dell’uomo.

L’eco delle nuove tecnologie non è prevedibile

L’innovatore non è mai completamente consapevole di ciò che andrà a creare e di come l’invenzione modificherà le vite delle persone: gli inventori di Google inizialmente cercarono di sviluppare un progetto per permettere di ordinare la pizza su internet, Mark Zuckerberg , ideando il social network Facebook, non ne immaginava tutte le potenzialità. Allo stesso modo  i ricercatori che svilupparono i software dedicati alla professione forense non potevano prevedere le implicazioni derivanti dal loro utilizzo.

La tecnologia permette alla professione forense di velocizzare alcuni dei compiti più ripetitivi. L’uso dell’Intelligenza Artificiale in ambito legale consente di usufruire di software capaci di seguire step-by-step il cliente e di stampare un report in grado di evidenziare le azioni necessarie da parte dell’avvocato, così da ottimizzare il flusso di operazioni interne allo studio legale.

Software diversi a seconda delle necessità

Le applicazioni e i software si sono rivelati un supporto importante non solo in ambito civilistico, ma anche in quello penale, in cui questi strumenti sono sempre più utilizzati dagli organi investigativi nella conduzione delle indagini.

Ci sono software che supportano il lavoro dell’avvocato e aiutano le coppie separate o in fase di separazione: in Italia, ad esempio, è stata sviluppata Anthea, la prima applicazione utilizzata per facilitare la gestione della conflittualità genitoriale post separazione, che permette alle famiglie di interagire con i servizi sociali attivati dal tribunale anche per fornire loro, in tempo reale, informazioni sull’andamento della gestione familiare e di coppia.

Altro interessante esempio di Intelligenza Artificiale è il COIN (Contract Intelligence), un robot ideato dalla multinazionale J.P.Morgan che va a sostituire il lavoro di molti avvocati della società per un totale di 360 mila ore di lavoro l’anno. Si tratta di un sistema basato sulla tecnologia della machine learning, ed è quindi capace di comprendere accordi commerciali in pochi secondi.

Un’evoluzione attenta agli aspetti etici

La tecnologia si sta inserendo nel mondo forense, definendo anche l’idea di “giustizia predittiva”: nel campo del processo penale, attraverso l’intelligenza artificiale e i big data, il processo decisionale sta diventando sempre più automatizzato, i software possono essere impiegati per risolvere vertenze penali, divenendo una figura di sostituzione o affiancamento del giudice-uomo, e valutare la pericolosità di un soggetto.

Alcuni studiosi, però, hanno evidenziato le possibilità di errore e discriminazione poste dalle decisioni algoritmiche, sottolineando come l’utilizzo dello strumento nel giudizio di determinazione della pena violasse il diritto all’equo processo sotto tre profili: il diritto di essere condannato sulla base di informazioni accurate, il diritto ad essere condannato a una pena individualizzata, e l’uso improprio del dato di genere nella determinazione della pena.

La tecnologia, a maggior ragione in ambito giuridico, dovrebbe dunque puntare a migliorare l’efficienza rispettando i diritti dell’uomo e della non discriminazione, sottolineando l’importanza del principio di trasparenza delle metodologie e delle tecniche utilizzate nel trattamento delle decisioni giudiziarie.

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